Chiese cristiane in preghiera per l’unità
La settimana ecumenica sul tema “Quel che Dio esige da noi”.
Iniziative a Milano e in tutta la Diocesi: domenica 20 gennaio l’Arcivescovo a Monza per un incontro e un momento di preghiera.
Viene dall’India il sussidio per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani di quest’anno e ricavato dalla suggestione del profeta Michea: “Quel che il Signore esige da noi” (Mic 6,6-8) lo spunto per la riflessione su cui i cristiani di tutto il mondo sono invitati a riflettere e a pregare nel corso della settimana dal 18 al 25 gennaio.
A chi si chiede oggi, come nei tempi passati, cosa si debba fare per essere graditi agli occhi di Dio, la risposta è chiara: “In realtà il Signore ha insegnato agli uomini quel che è bene, quel che esige da noi: praticare la giustizia, ricercare la bontà e vivere con umiltà davanti al nostro Dio”. Questo tema è stato scelto inizialmente dallo Student Christian Movement in India, che celebra quest’anno il proprio centenario. Insieme ad altre commissioni e organismi ecumenici delle varie chiese, il Movimento studentesco cristiano dell’India ha approntato alcuni testi e spunti di preghiera, di confronto e di dialogo da offrire ai cristiani di tutto il mondo per la Settimana di Preghiera per l’unità.
La scelta del tema è collegata strettamente al contesto di grave ingiustizia in cui si trovano i Dalits (gli “Intoccabili”) in India e nella Chiesa. Essi sono considerati addirittura una categoria “fuori dalla casta” e, a motivo di questo sistema, essi son socialmente emarginati, politicamente sotto-rappresentati, sfruttati economicamente e soggiogati culturalmente. Purtroppo è noto a pochi che l’80% dei cristiani indiani hanno un retroterra Dalit. In India la mancanza di unità fra le chiese e al loro interno è accentuata ancor più dal sistema delle caste. Tale sistema, come l’Apartheid, il razzismo e il nazionalismo, pongono severe sfide all’unità dei cristiani in India e, conseguente-mente,, alla testimonianza morale e spirituale della Chiesa quale unico corpo di Cristo. In quanto motivo di divisione fra le chiese, il sistema delle caste è anche un forte problema dottrinale.
In tale contesto, la Settimana di preghiera per l’Unità di quest’anno ci invita a riflettere sul ben noto testo di Michea 6,6-8: il profeta mostra l’aspettativa di Dio che la giustizia debba essere al cuore della nostra religione e dei nostri riti: Il suo messaggio risulta di forte impatto in un contesto dove la discriminazione ai danni dei Dalits è legittimata sulla base della religione e del concetto di purezza e contaminazione. L’insistenza di Michea sull’elemento morale della nostra fede ci interpella a chiederci che cosa veramente Dio voglia da noi: offrire solo sacrifici o camminare con lui nella giustizia e nella pace? Il sentiero del discepolato cristiano implica il camminare nel sentiero della giustizia, della mise-ricordia e dell’umiltà.
La metafora del “cammino” è stata scelta per collegare tematicamente gli otto giorni dal momento che, in quanto atto ef-fettivo, intenzionale, continuativo, l ‘idea del cammino veicola il senso del dinamismo che caratterizza il discepolato cristiano.
Ecco allora la scansione degli otto giorni con il tema del cammino declinato in diversi aspetti:
- Camminare conversando
- Camminare con il corpo di Cristo diviso
- Camminare verso la libertà
- Camminare come figli della terra
- Camminare come amici di Gesù
- Camminare oltre le barriere
- Camminare nella solidarietà
- Camminare nella celebrazione.
Possa il nostro Dio di giustizia, unità e pace, renderci capaci di essere autentici segni di solidarietà umana, rafforzandoci nel fare quel che Dio esige da noi.
(dalla introduzione Teologico-Pastorale al fascicolo guida per la Settimana dell’Unità)


