Anno: 2017

  • Giornata Mondiale di preghiera per le vocazioni

    Domenica 7 maggio celebriamo la 54ma Giornata Mondiale di preghiera per le vocazioni. E’ stato il beato Paolo VI nel 1964 a volere questo appuntamento annuale per tutta la Chiesa. Papa Montini aveva intuito bene, di fronte ai nuovi orizzonti della evangelizzazione e ai processi di secolarizzazione, la necessità di risvegliare nel popolo di Dio l’importanza di pregare per il dono delle vocazioni, in particolare al sacerdozio e alla vita consacrata. Siamo indubbiamente in un tempo segnato da individualismo e indifferenza che non favorisce percorsi vocazionali. Occorre anche qui, come ci ricorda l’Arcivescovo Angelo, che la fede generi una nuova mentalità, educando a sentire la vita stessa come vocazione, come dono e compito. Papa Francesco per la Giornata mondiale di quest’anno ha scritto un messaggio intitolato “Sospinti dallo Spirito per la missione”; ci mette così di fronte alla dimensione missionaria della chiamata cristiana. La vita si realizza non se la tratteniamo, chiudendoci in noi stessi, ma se la mettiamo al servizio del Vangelo e dell’amore. Da questo messaggio di papa Francesco la Chiesa italiana ha proposto per la giornata mondiale di quest’anno il tema: “Vocazioni e santità: io sono una missione”. Ecco il contenuto per questa giornata! Pregare perché ciascuno scopra la vita come vocazione alla santità, alla pienezza dell’amore in Cristo (LG 42); pregare perché, soprattutto i giovani, scoprano la bellezza di una vita presa totalmente a servizio del regno di Dio. In effetti, la giornata mondiale di quest’anno acquista un’importanza speciale per i giovani. Papa Francesco ha deciso di dedicare la prossima Assemblea del Sinodo dei Vescovi ai giovani (2018), al loro rapporto con la fede e il discernimento vocazionale. E’ decisivo, infatti, riscoprire la bellezza di una fede viva, capace di intercettare i desideri più profondi del cuore, rendendo possibile l’avventura di lasciarsi “mandare” da Gesù in tutti gli ambiti della vita quotidiana, ad essere testimoni profetici della vita buona del Vangelo.

    + Paolo Martinelli

  • Comunità in cammino 23 aprile 2017

    basilicaCOMUNITÀ PASTORALE

    SANTA TERESA DI GESÙ BAMBINO – DESIO

    NOTIZIARIO SETTIMANALE DELLA PARROCCHIA SS. SIRO e MATERNO

    COMUNITÀ IN CAMMINO

    Anno 15 – Numero 25 domenica 23 aprile 2017

    GLI ESAMI NON FINISCONO MAI

    Troppo stress a scuola e uso smodato di Internet per gli adolescenti italiani. Il dato emerge dallo studio sul Benessere dei quindicenni, pubblicato dall’OCSE, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, che studia i dati di 58 economie e paesi dei cinque continenti”. I dati statistici sono stati pubblicati ampiamente su giornali e siti di informazione e riguardano (forse) i quindicenni del 2015, nel frattempo divenuti diciassettenni. In ogni caso sono stati accolti un po’ con curiosità e un po’ con un sovraccarico di stress da parte degli adulti, allarmati di doversi fare qualche domande al riguardo.

    Gli esami non finiscono mai diceva Eduardo De Filippo, e già questa acquisizione da adulti fa pensare a quante volte genitori o educatori hanno sollevato giovani, adolescenti e ragazzi dalla fatica di un esame “di vita”, intendendo proteggerli da stress e da brutte cose quali malattie, morte, fame, guerra… (realtà su cui poi vanno a rifarsi ampiamente vista e udito in Internet).

    I social network (Facebook, Twitter, Instagram ecc.) sono certamente un modo di comunicare – non solo dei giovani –, ma conservano quel tratto di virtualità che rischia di informare molto, ma di formare poco alle sfide del futuro e soprattutto al gusto e alla gioia di vivere: dare o rifiutare un’amicizia in un faccia a faccia è molto più esigente e stimolante che farlo a tavolino con il clic di un mouse. E se l’ascolto attento e privo di pregiudizi, capace di accompagnare i passi dei nostri ragazzi e ragazze, viene da un adulto, non è tempo sprecato.

    don Gianni

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  • Comunità in cammino – 16 aprile 2017

    COMUNITÀ PASTORALE SANTA TERESA DI GESÙ BAMBINO – DESIO

    NOTIZIARIO SETTIMANALE DELLA PARROCCHIA SS. SIRO e MATERNO

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    Anno 15 – Numero 24 domenica 16 aprile 2017

    PROFANAZIONE E RISURREZIONE

    Sulla folla delle chiese copte del Cairo e di Alessandria d’Egitto domenica scorsa si è abbattuta la follia del terrore: la domenica delle Palme, che porta un messaggio di pace e riconciliazione, al quale spesso si uniscono in questa circostanza persone poco assidue alle celebrazioni cristiane e anche credenti di altre religioni, è stata profanata da una volontà omicida

    Se da un lato crescono lo sgomento, la paura e la rabbia per una violenza insensata e immotivata, dall’altro non va dimenticato che il primo giorno della settimana santa introduce al tempo in cui il corpo di Gesù è stato profanato con le torture e la crocifissione: la riproduzione della Sindone di Torino affissa nella nostra basilica documenta ampiamente tale devastazione che – ricordiamolo sempre – non è solo fisica, ma anche interiore: con Gesù viene rifiutato il centro della sua missione che è la Buona Notizia di Dio per l’uomo.

    Mentre contempliamo l’Uomo della Croce, altre profanazioni vanno in onda a livello internazionale e più vicino a noi: propositi di guerra, programmi di esclusione, espressioni confuse circa diritti presunti a dare o a darsi la morte. Anche molti corpi di uomini e donne, anziani e bambini, oggi come in ogni tempo, continuano a essere profanati in mille modi.

    Ma nella domenica di Pasqua il corpo del Signore è fuori dal sepolcro e Gesù parla ancora e dà speranza a quelli che chiama “i miei fratelli”: lui che supera ogni profanazione ci aiuti a non essere superficiali nel vivere ogni giorno la fede di Pasqua. Buona Pasqua a tutti!

    don Gianni

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  • Comunità in cammino – 9 aprile 2017

    COMUNITÀ PASTORALE

    SANTA TERESA DI GESÙ BAMBINO – DESIO

    NOTIZIARIO SETTIMANALE DELLA PARROCCHIA SS. SIRO e MATERNO

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    Anno 15 – Numero 23 domenica 9 aprile 2017

    DOMENICA DELLE PALME E SETTIMANA SANTA

    Inizia la Settimana Santa, “autentica”: il periodo che possiamo definire insieme come il più umano e il più disumano dell’anno.

    Disumano: un innocente viene condannato a morte per motivi di potere e di opportunità dei capi religiosi e politici, emblema di tutti coloro che sono sacrificati al dominio dell’uomo sull’uomo, come accade in questi giorni in Siria e in molte altre parti del mondo. Il più umano: ogni sofferenza degli uomini, anche la più nascosta, viene portata sulle spalle di Gesù e pesa sul cuore di Dio. Questa settimana ci invita a essere più umani, ma non certo nel senso di curare sentimenti di bontà occasionale o di carità superficiale.

    Essere più umani comporta anzitutto essere più spirituali: lo spirito non è ciò che sta fuori della vita, della carne, ma il motore di ogni cosa; siamo guidati dai sentimenti, dai pensieri, dal temperamento, da ciò che si agita nel nostro cuore. Essere più spirituali significa aver cura del nostro cuore, saperlo educare, orientare, fare in modo che si riconosca arricchito dalla parola e dalla presenza di Dio, metterlo in maggiore sintonia con il “pensiero di Cristo”.

    Ma essere più umani significa anche essere più solidali, andando controcorrente rispetto all’individualismo che cerca di condizionare le relazioni di questo tempo, improntandole solo all’utilità reciproca e cancellando la solidarietà e l’amore gratuito. Il cristiano respira il clima in cui vive, ma se ne difende se esso è inquinato e dannoso: così riscopriamo la bellezza di relazioni aperte e gratuite, la gioia del collaborare disinteressatamente, il gusto del donare. Piccoli, ma importanti segni per i discepoli di Colui che ha dato tutto sulla croce a favore di noi, suoi fratelli e sorelle. Buona Settimana Santa!

    don Gianni (altro…)

  • Comunità in cammino 2 aprile 2017

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    SANTA TERESA DI GESÙ BAMBINO – DESIO

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    Anno 15 – Numero 22 domenica 2 aprile 2017

    UN POPOLO NUMEROSO
    Papa Francesco a Milano e a Monza

    La notizia prevalente era: il papa è a Milano! In periferia, in Duomo, al carcere, al parco, allo stadio. I suoi atteggiamenti, le parole, il volto, hanno espresso molto di questo padre e fratello in mezzo ai poveri, ai carcerati, ai preti e ai consacrati, al suo popolo.

    Ecco: andando verso il Duomo quella mattina, ciò che colpiva era l’ordinata e serena attesa di migliaia di persone che da presto affollavano i varchi della piazza per vederlo anche solo brevemente. Il popolo del papa era in attesa di una parola, di uno sguardo, di una preghiera fatta insieme, di una speranza da condividere. Forse la vera notizia è stata questa: il papa ha saputo farci risentire un popolo, un popolo di credenti raccolti attorno a lui e alle nostre comunità; non importa quanto numeroso, ma certamente ordinato, entusiasta ed entusiasmante. Un popolo che non desidera occupare spazi di potere, ma sentire e donare la gioia del Vangelo.

    Il Santo Padre ha fatto due riferimenti al tempo, curiosi, ma utili al nostro cammino di popolo. Quel “la nebbia se ne è andata”, detto in piazza, per riaffermare la bellezza di essere insieme, di credere insieme, di servire insieme. E nell’omelia a Monza: “Se continuano ad essere possibili la gioia e la speranza cristiana non possiamo, non vogliamo rimanere davanti a tante situazioni dolorose come meri spettatori che guardano il cielo aspettando che smetta di piovere”. Siamo un popolo, non semplici spettatori.

    don Gianni

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  • Presa diretta

    La giornata inizia presto, verso le 7.00 sono già in strada ed un silenzio abita il tragitto che porta verso la stazione, poche persone sul binario in attesa del treno ma una luce abita i loro occhi, la luce di chi sa che quella sarà una giornata speciale. La gioia dell’attesa che nasce quando stiamo per vivere un incontro atteso da molto.

    Nel vagone ci sono poche persone ma tutte lì per lo stesso motivo, appena arrivati a Milano il rischio di sbagliare strada è nullo, perché la meta è la stessa per tutti. La piazza del Duomo si sta lentamente riempiendo, le persone instradate in maniera calma e ordinata, noi preti avremo l’occasione di gustare delle parole di Francesco prima di quella folla. Certamente il desiderio di quell’incontro è grande per tutti, per le famiglie della piazza così come per i preti e i consacrati, tant’è che le navate della Cattedrale sono piene e le panche vuote si possono contare a vista d’occhio. Dopo un momento di preghiera dei presenti, finalmente ecco comparire sugli schermi la papamobile: chi ha la fortuna di essere nella navata centrale si alza e si accalca vicino alle transenne che delimitano il cammino che conduce all’altare. Quando entra Francesco nella chiesa i volti dei presenti si illuminano come quelli dei bambini che accolgono il papà la sera dopo il lavoro. Un lungo applauso, accompagnato dai continui scatti degli smartphone, riempie lo spazio, finché il Santo Padre raggiunge la sacrestia. Prima di iniziare il dialogo con noi, c’è il tempo dell’adorazione di fronte al Santissimo, minuti di intensa preghiera che paiono ancora più pregnanti in quei pochi istanti in cui Francesco socchiude gli occhi, minuti che precedono ogni saluto, anche il più delicato fra tutti, quello col Card. Dionigi Tettamanzi. Il tempo sembra rallentarsi quando a stringere le mani del Papa sono gli ammalati, come a dimostrare che la carità non ha mai fretta, non può essere chiusa tra gli stretti blocchi di un programma di un’intensa giornata.

    Un prete, una suora e un diacono sostengono il dialogo e le risposte del Papa, che ammette di averle preparate prima, ma hanno il sapore delle parole dette col cuore, con totale libertà, con la capacità di correggere tipica di un padre amoroso. Saremo capaci di farne tesoro e lasciarci cambiare? Non c’è tempo per abbozzare una risposta, perché è arrivato il momento dell’angelus con i fedeli presenti in piazza.

    Mentre Francesco accoglie le parole dei detenuti di San Vittore e condivide con loro il pranzo; come diversi fiumi che alimentano un lago, serpenti di persone si dirigono verso il punto del parco di Monza dove si svolgerà la celebrazione eucaristica. Non è solo il numero dei presenti a colpire, ma la ricchezza di una massa di persone completamente eterogenea, le famiglie, gli anziani, i gruppi di giovani che di primo acchito sembrano lontani da ogni cosa che potrebbe essere accostato alla parola “chiesa”. È questa la forza di Francesco, riuscire a parlare a tutte le persone, testimone credibile del messaggio che porta, al punto tale da saper muovere e interessare ogni uomo che non si chiuda in se stesso.

    Prevedibile la standing ovation  e le urla di gioia non appena il Santo Padre entra nell’area e passa attraverso i corridoi che dividono i vari settori salutando tutti col consueto sorriso; successivamente la papamobile si dirige nell’area dietro al palco per permettere al celebrante di indossare i paramenti. Il canto d’ingresso protratto per circa venti minuti inizia a preoccuparmi, che sia successo qualcosa? Ma ecco che l’odore dell’incenso si diffonde per l’aria e, di lì a poco, fa la sua comparsa la lunga processione dei concelebranti. Sono le prime parole del Pontefice a far trasparire una grande stanchezza, quel segno di croce recitato con un filo di voce che permette di intuire il peso di una giornata senza sosta. Fortunatamente, col trascorrere della celebrazione le cose sembrano migliorare e la voce ritorna forte e chiara nel momento dell’omelia, nella quale ci viene ricordato che Dio sceglie di inserirsi nelle nostre sfide quotidiane, che non bisogna approfittarsi del momentaneo smarrimento che può sorgere di fronte al manifestarsi del Suo progetto su di noi, che siamo chiamati a vivere in pienezza la gioia del Vangelo.

    Un sole caldo e luminoso accompagna l’intera visita di Francesco, che dopo aver imposto la benedizione a quasi un milione di pellegrini presenti a Monza, si dirige verso lo stadio di San Siro dove 80000 cresimandi accompagnati dai loro catechisti e genitori lo accolgono con un’esplosione di vitalità e colori.

    La sera, quando il sole ha abbandonato il cielo, un breve temporale fa compagnia ai pellegrini che stanno rientrando nelle loro case: dopo una giornata così intensa pare che anche il cielo abbia bisogno di lasciarsi andare dopo aver dato il meglio di sé, di scaricarsi con questo acquazzone!

     

    don Pietro

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