Anno: 2017
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Comunità in cammino 25 giugno 2017
COMUNITÀ PASTORALE SANTA TERESA DI GESÙ BAMBINO – DESIONOTIZIARIO SETTIMANALE DELLA PARROCCHIA SS. SIRO e MATERNO
COMUNITÀ IN CAMMINO
Anno 15 – Numero 34 25 giugno / 2 luglio 2017
RAPPORTO SULLE MIGRAZIONI
Nuove generazioni a confronto è il titolo della XXVI edizione del Rapporto immigrazione 2016 di Caritas italiana e Fondazione Migrantes, presentato il 21 giugno a Roma: il volume che Caritas e Migrantes dedicano ogni anno al fenomeno immigrazione, con analisi basate su dati Istat e di altre fonti, a livello mondiale, nazionale e regionale.
Al 1° gennaio 2016 le persone di cittadinanza straniera risultavano essere 5.026.153 (di cui il 52,6% donne), pari all’8,3% della popolazione complessiva (60.665.551), che è in calo di 130.061 unità (-0,2%) rispetto all’anno precedente. Al 1° gennaio 2017 si registra un calo ulteriore di 89.000 italiani, solo in parte compensato (+2.500) dagli stranieri. In questo declino demografico si colloca la presenza degli stranieri, in particolare dei giovani: 814.851 alunni con cittadinanza non italiana nelle scuole nell’anno scolastico 2015/2016 (il 9,7% del totale), di cui il 58,7% nati in Italia.
Nel mondoben 243,7 milioni di persone vivono un Paese diverso da quello di origine; nell’Unione europea sono 37 milioni, il 7,3% della popolazione. Tra i 10 Paesi con il più alto numero di migranti gli Stati Uniti, la Germania, la Federazione Russa, l’Arabia Saudita e il Regno Unito. L’Italia è all’undicesimo posto. In Italia vivono 198 nazionalità diverse: ai primi posti Romania (1.151.395), Albania (467.687), Marocco (437.485) e Cina (271.330).
(da SIR – Servizio Informazione Religiosa della CEI; vedi anche www.caritas.it) (altro…)
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COMUNITÀ PASTORALE SANTA TERESA DI GESÙ BAMBINO – DESIONOTIZIARIO SETTIMANALE DELLA PARROCCHIA SS. SIRO e MATERNO.
COMUNITÀ IN CAMMINO
Anno 15 – Numero 33 domenica 18 giugno 2017
C’È POSTA PER NOI
Oggi viene distribuita la lettera che il Vicario dell’Arcivescovo, mons. Mario Delpini, ha ufficialmente consegnato la sera dello scorso 3 maggio in una celebrazione che ha riunito le quattro Comunità Pastorali del nostro Decanato, corrispondenti alle città che lo compongono, ossia Bovisio Masciago, Desio, Muggiò e Nova Milanese. La lettera presenta le indicazioni maturate dal Vescovo al termine della visita pastorale del 2016, alcune delle quali affidate a tutte le Comunità, altre più specifiche per ciascuna di esse.
Nella parte comune si evidenziano impegni essenziali per la vita cristiana dei singoli e delle Comunità: la centralità dell’Eucaristia e della preghiera; il riconoscimento che ogni vita è grazia, vocazione e missione; l’importanza di essere nel mondo sale della terra, luce e lievito, vivendo da testimoni.
Per la Comunità pastorale di Desio in particolare, si suggerisce l’attenzione agli adulti come ambito privilegiato di intervento pastorale, curando occasioni di formazione, di prossimità alle famiglie, di nuove forme di condivisione sia per gli aspetti religiosi, sia per la vita quotidiana. Queste indicazioni saranno oggetto di riflessione per i sacerdoti, il Consiglio Pastorale e per chi in varie forme partecipa alla vita delle parrocchie della nostra Comunità. In ogni parrocchia verso l’autunno verrà organizzata un’assemblea di approfondimento. Per ora accogliamo con gratitudine questa lettera e mettiamola tra le utili letture e meditazioni dell’estate.
don Gianni
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Lettera del Card. Angelo Scola
Carissime e carissimi,
con questa lettera desidero raggiungere tutti i battezzati, le donne e gli uomini delle religioni e di buona volontà, per esprimere la mia gratitudine per il dono della Visita Pastorale Feriale giunta ormai alla sua conclusione.
Nelle sue tre fasi, essa ha consentito a me e ai miei collaboratori di toccare con mano la vita di comunione in atto nella Chiesa ambrosiana, non certo priva di difficoltà e di conflitti e tuttavia appassionata all’unità. La preparazione della Visita, svoltasi in modo forse un po’ diseguale nei vari decanati, l’atteggiamento di ascolto profondo in occasione dell’assemblea ecclesiale con l’Arcivescovo, la cura nell’accogliere nelle realtà pastorali il Vicario di Zona o il Decano, e la proposta del passo da compiere sotto la guida del Vicario Generale, hanno confermato ai miei occhi la vitalità di comunità cristiane non solo ben radicate nella storia secolare della nostra Chiesa, ma capaci di tentare, su suggerimento dello Spirito, adeguate innovazioni. Questa attitudine di disponibilità al cambiamento l’ho toccata con mano sia nelle parrocchie del centro, sia nelle grandi parrocchie di periferia, esplose negli ultimi sessant’anni, sia nelle città della nostra Diocesi, sia nelle parrocchie medie e piccole.
È stata però la Visita del Papa a farmi cogliere nitidamente l’elemento che unifica le grandi diversità che alimentano la nostra vita diocesana. La venuta tra noi del Santo Padre è stata, infatti, un richiamo così forte da rendere visivamente evidente che la nostra Chiesa è ancora una Chiesa di popolo. Certo, anche da noi il cambiamento d’epoca fa sentire tutto il suo peso. Come le altre metropoli, siamo segnati spesso da un cristianesimo “fai da te”: ce l’hanno testimoniato gli arcivescovi di grandi Chiese in tutto il mondo che in Duomo hanno raccontato l’esperienza delle loro comunità. Non manca confusione su valori imprescindibili; spesso non è chiaro il rapporto tra i diritti, i doveri e le leggi… Ma è inutile insistere troppo sull’analisi degli effetti della secolarizzazione su cui ci siamo soffermati in tante occasioni. Più utile, anzi necessario, è domandarci – con ancora negli occhi il popolo della Santa Messa nel parco di Monza, l’incontro con i ragazzi a San Siro, l’abbraccio al Santo Padre degli abitanti delle Case bianche e dei detenuti di San Vittore, e soprattutto la folla che ha accompagnato la vettura del Papa lungo tutti i 99 km dei suoi spostamenti – che responsabilità ne viene per noi? Come coinvolgere in questa vita di popolo i tantissimi fratelli e sorelle battezzati che hanno un po’ perso la via di casa? Come proporre con semplicità in tutti gli ambienti dell’umana esistenza la bellezza dell’incontro con Gesù e della vita che ne scaturisce? Come rivitalizzare le nostre comunità cristiane di parrocchia e di ambiente perché, con il Maestro, si possa ripetere con gusto e con semplicità a qualunque nostro fratello “vieni e vedi”? Come comunicare ai ragazzi e ai giovani il dono della fede, in tutta la sua bellezza e “con-venienza”? In una parola: se il nostro è, nelle sue solidi radici, un cristianesimo di popolo, allora è per tutti. Non dobbiamo più racchiuderci tristi in troppi piagnistei sul cambiamento epocale, né ostinarci nell’esasperare opinioni diverse rischiando in tal modo di far prevalere la divisione sulla comunione. Penso qui alla comprensibile fatica di costruire le comunità pastorali o nell’accogliere gli immigrati che giungono a noi per fuggire dalla guerra e dalla fame. Ma, con una limpida testimonianza, personale e comunitaria, con gratitudine per il dono di Cristo e della Chiesa, siamo chiamati a lasciarlo trasparire come un invito affascinante per quanti quotidianamente incontriamo.
A queste poche e incomplete righe vorrei aggiungere una parola su quanto la Visita Pastorale ha dato a me, Arcivescovo. Lo dirò in maniera semplice: durante la celebrazione dell’Eucaristia nelle tante parrocchie e realtà incontrate, così come nei saluti pur brevi che ci siamo scambiati dopo la Messa, e, in modo speciale, nel dialogo assembleare cui ho fatto riferimento, ho sempre ricevuto il grande dono di una rigenerazione della mia fede e l’approfondirsi in me di una passione, quasi inattesa, nel vivere il mio compito. Ma devo aggiungere un’altra cosa a cui tengo molto. Ho appreso a conoscermi meglio, a fare miglior uso dei doni che Dio mi ha dato e, nello stesso tempo, ho imparato un po’ di più quell’umiltà (humilitas) che segna in profondità la nostra storia. Ho potuto così, grazie a voi, accettare quel senso di indegnità e di inadeguatezza che sorge in me tutte le volte che mi pongo di fronte alle grandi figure dei nostri patroni Ambrogio e Carlo.
Se consideriamo la Visita Pastorale Feriale dal punto di vista profondo che la fede, la speranza e la carità ci insegnano, e non ci fermiamo a reazioni emotive o solo sentimentali, non possiamo non riceverla come una grande risorsa che lo Spirito Santo ha messo a nostra disposizione e che ci provoca ad un cammino più deciso e più lieto. Seguendo la testimonianza di Papa Francesco, la grande tradizione della Chiesa milanese può rinnovarsi ed incarnarsi meglio nella storia personale e sociale delle donne e degli uomini che abitano le terre ambrosiane.
La Solennità della Santissima Trinità che oggi celebriamo allarga il nostro cuore e rende più incisivo l’insopprimibile desiderio di vedere Dio: «Il mio cuore ripete il tuo invito: “Cercate il mio volto”. Il tuo volto Signore io cerco, non nascondermi il tuo volto» (Sal 27 [26] 8-9a).
Angelo Card. Scola
ArcivescovoNella Solennità della Santissima Trinità
Milano, 11 giugno 2017 -
Comunità in cammino 11 giugno 2017
COMUNITÀ PASTORALE SANTA TERESA DI GESÙ BAMBINO – DESIONOTIZIARIO SETTIMANALE DELLA PARROCCHIA SS. SIRO e MATERNO
COMUNITÀ IN CAMMINO
Anno 15 – Numero 32 domenica 11 giugno 2017
NON ABBIAMO SCELTO…
Ha rischiato di passare inosservata la notizia del prossimo arrivo (in autunno) di don Alberto Barlassina nella Comunità Pastorale, travolta dalla domenica di Pentecoste e dalle voci del Palio cittadino. Non si tratta di avere ottenuto un sacerdote in più, perché dopo la partenza di don Adelio e il trasferimento di don Paolo alla Parrocchia di San Pio X, un posto era rimasto scoperto. Inoltre la difficoltà a muoversi autonomamente dell’amato mons. Carlo Sironi aveva ulteriormente penalizzato il numero di preti a servizio della città.
Rischia di passare ancor più inosservata la notizia dell’ordinazione di solo nove sacerdoti per la diocesi di Milano avvenuta sabato 10 giugno: la gioia dell’avvenimento non toglie la giusta preoccupazione per la riduzione e l’invecchiamento dei preti nella nostra Chiesa di Milano.
Se le vocazioni sacerdotali si ridimensionano, si accresce la vocazione delle comunità pastorali e parrocchiali a riflettere sul ministero che richiedono ai loro preti. Essi cercano di mantenersi fedeli a un programma di vita che in realtà non hanno scelto, se è vero piuttosto che sono stati scelti e hanno riconosciuto la chiamata del Signore. Tuttavia di tale chiamata anche la comunità dei fedeli è corresponsabile. Non basta chiedersi superficialmente: “Cosa fanno la Curia e il Vescovo per noi?” o fermarsi a inutili adulazioni o pettegolezzi. Va più realisticamente affrontata la domanda: “Cosa lo Spirito domanda oggi a questa comunità, a questi ministri, a questi laici? Cosa il Signore si aspetta oggi da tutti noi?”.
don Gianni
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Non abbiamo che questo
- I cristiani, gente per bene.
I cristiani sono gente per bene. Parcheggiano con criterio, se sbagliano una manovra chiedono scusa. Sono gente per bene: parlano senza troppe parolacce, discutono senza gridare troppo, parlano di calcio e di politica, un po’ come fanno tutti, lamentano dei mali presenti, un po’ come fanno tutti. Sono gente per bene: se c’è da dare una mano, non si fanno pregare; se capita una disgrazia sono tra i primi a commuoversi e a soccorrere, per la festa del paese ci prendono gusto a organizzare il pranzo comunitario e la pesca di beneficenza.
- I cristiani e il loro cruccio.
Tuttavia i cristiani sentono dentro una inquietudine e c’è un cruccio che li lascia tranquilli. Guardano i loro bambini e sospirano: “Come sono belli e cari! Ma che sarà di loro? Non siamo in grado di assicurare loro la gioia!”. Applaudono gli sposi novelli, hanno ma come un retropensiero: “ Come sono contenti! Ma durerà? Non siamo in grado di assicurare la fedeltà!”. Attraversano con un senso di colpa i giardinetti in cui bivaccano adolescenti inconcludenti: “Quanto tempo sciupato! Quanti talenti sotterrati! Non siamo in grado di aiutarli a rispondere alla loro vocazione!”.
Ecco come sono i cristiani: sono inadeguati e sanno di non essere all’altezza della loro missione. Sono là per essere sale e non riescono a dare sapore! Sono là per essere luce e anche loro talora sono avvolti da un grigiore confuso.
Ecco come sono i cristiani: gente per bene, che non è all’altezza delle sfide di questo tempo complicato.- Né argento né oro: solo il Nome.
C’è però da dire che l’essere inadeguati al compito non è, per i cristiani, motivo di scoraggiamento. Non si sentono complessati. Continuano a ripetere le parole di Pietro: “Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo…!”(At 3,6)
Per questo, ogni anno, i cristiani percorrono le vie della vita quotidiana celebrando la processione del Corpus Domini, per dire a tutti: “Siamo gente per bene, abbiamo tutte le buone intenzioni, non siamo all’altezza. Però questo sì possiamo offrirlo: il Pane della vita eterna. Siamo cristiani!”Mario Delpini
Vescovo e Vicario Generale, Arcidiocesi di Milano -
Ritiro Spirituale AC
Domenica 11 giugno 2017 ore 15.30
Antica Chiesa S. Martino – Bovisio MasciagoRitiro Spirituale Decanale AC
Recita Vespri – Meditazione di Don Luigi Terragni – Adorazione
A conclusione momento conviviale.Sono invitati tutti i fedeli della comunità.