Anno: 2018
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Comunità in cammino 18 febbraio 2018
COMUNITÀ PASTORALE SANTA TERESA DI GESÙ BAMBINO – DESIONOTIZIARIO SETTIMANALE DELLA PARROCCHIA SS. SIRO e MATERNO
COMUNITÀ IN CAMMINO
Anno 16 – Numero 25 domenica 18 febbraio 2018
È ANCORA POSSIBILE FARE “DI PIÙ”?
Una paroletta inconsueta ricorre nell’insegnamento di un grande santo, Ignazio di Loyola, fondatore dei Gesuiti. È la parola magis, un’espressione latina che si traduce semplicemente “di più”. Il “di più” è entrato anche nel titolo di una canzone abbastanza orecchiabile, e forse non inutile, del 1987 (Si può dare di più, cantata da Morandi, Ruggeri e Tozzi).
Il “di più” del cristiano sembra portare con sé un inevitabile significato di sforzo e impegno, che nei tempi presenti, oppressi da mille paure e preoccupazioni, non sembra proprio né desiderabile, né a portata di mano. Abbiamo la vita già così tanto piena che più o meno ci accontentiamo di “fare quello che possiamo”.
Parlando proprio ai Gesuiti diceva il Papa: “Il magis è il fuoco, il fervore dell’azione, che scuote gli assonnati”. La Quaresima che inizia oggi è anche un cercare il “di più” in forza del dono che abbiamo ricevuto: Lo Spirito, maestro interiore, come suggerisce il titolo del libretto di preghiera personale e familiare di questo periodo e riporta il pieghevole promemoria di numerose proposte.
Non si tratta dunque di uno sforzo sovrumano, ma di riscoprire, ascoltare, seguire la preziosa guida interiore dello Spirito, maestro interiore, e così rischiare qualcosa “di più” del nostro tempo, di ciò che pensiamo, decidiamo e facciamo. La preghiera, la penitenza (o la sobrietà, se si preferisce) e la carità fattiva sono le piste su cui agire: è questo il tempo dove riconoscere “di più” il primato di Dio e dell’amore per il fratello.
don Gianni
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I punti cardinali
Stupore, entusiasmo, ammirazione ed esultanza. Con queste quattro parole il nostro Arcivescovo Mario Delpini ci invita a vivere il tempo dedicato al Sinodo Minore “Chiesa dalle genti” che si sta svolgendo nella Chiesa ambrosiana.
Lo stupore ci ricorda gli occhi spalancati dei bambini, che, sin da quando vengono al mondo, scoprono ogni istante qualcosa di nuovo. Uno stupore che potremmo definire incontenibile, che nasce da un posto recondito dentro di loro e ha una strada direttissima che lo porta ad esprimersi con ogni muscolo del volto. Il tempo pare aumentare sempre più il traffico su questa strada invisibile, al punto tale che col passare degli anni il nostro sguardo diventa sospettoso, indagatore, incredulo, facendoci dimenticare così la ricchezza dei doni che il Signore ci fa. Chi ha la fortuna di essere padre o madre può sforzarsi di ricordare cos’ha provato la prima volta che ha preso in braccio suo figlio: ecco cos’è lo stupore.
Nei Vangeli, ogni volta che Gesù compie un miracolo e stravolge le sorti di una storia che appariva già scritta, nelle persone si accende lo stupore: non possiamo pensare di poterne fare esperienza se eliminiamo la possibilità di questo inatteso cambiamento, se non apriamo gli occhi sull’operato di chi guida la storia dell’umanità. Come credenti siamo chiamati a lasciarci condurre tra le pieghe del tempo, senza sapere cosa ci sarà dietro il prossimo tornante, disponibili ad aprire la bocca per pronunciare con gioia: “WOW!”.
L’entusiasmo comunica quanto crediamo in ciò che stiamo facendo, quanto impegno e passione mettiamo nel vivere appieno la nostra vita. La fede che abbiamo, la comunità a cui apparteniamo, sanno essere abitate dall’entusiasmo? Troppo spesso i gesti che compiamo sono frutto di uno sforzo artificioso, fredda applicazione di un comandamento, fotocopie sbiadite del si è sempre fatto così; in tutto questo non c’è spazio per l’entusiasmo, ma anzi si crea terreno fertile per la delusione, lo sconforto e la stanchezza. Se ci apriamo alla novità, se ci impegniamo per il cambiamento, se accettiamo la sfida dell’incontro, allora la realtà non sarà più grigia e fredda, ma stimolante e piena di colori.
L’ammirazione è la benzina migliore per vivere ogni incontro. Nella realtà multiculturale e multietnica che abitiamo non si può essere Chiesa chiudendosi nel recinto del già noto: ogni incontro deve diventare occasione di conoscenza e crescita nella relazione con l’altro, rispettando le sue diversità, anche relative alle tradizioni religiose. Lasciamo spazio in noi alla meraviglia insita nell’etimologia della parola ammirazione: questa è il terreno buono nel quale possono fiorire il rispetto, la stima, la simpatia. Una Chiesa dalle genti, è una Chiesa sicura della propria ricchezza, nascosta nelle tante pieghe del tessuto sociale e culturale che la costituisce. Come si è arrivati ad esultare soltanto quando la propria squadra di calcio vince una partita, quando si raggiunge un traguardo scolastico o lavorativo? Educhiamoci a provare e mostrare una grande allegrezza ogni volta che si realizza un gesto d’amore, ogni volta che facciamo esperienza del perdono. Abitiamo un tempo in cui la parola condivisione ha un ruolo essenziale, smettiamo di vivere solo gioie private e iniziamo a raccontare, mostrare, testimoniare la bellezza del progetto di Dio per i suoi figli! Trasformiamo la nostra vita in un frammento di specchio che riflette la luce che lo colpisce: l’amore misericordioso ed incessante di Dio Padre. Illumineremo il mondo.
Entriamo in questi giorni nella Quaresima, tempo di essenzialità e purificazione, facciamo in modo che stupore, entusiasmo, ammirazione ed esultanza diventino i punti cardinali del nostro cammino di fede.
don Pietro
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Sinodo minore “Chiesa dalle genti”. La fase di ascolto: passi semplici e gesti impegnativi
Con la pubblicazione delle tracce per la condivisione, il Sinodo minore è entrato in un momento cruciale del suo percorso. La fase di ascolto ha a disposizione tutti gli strumenti (testo guida + tracce) utili a dare vita a un grande e costruttivo dibattito. Attori da coinvolgere: il corpo ecclesiale, nelle sue diverse figure (consigli pastorali, ministri ordinati e consacrati, giovani, operatori della carità), ma anche tutte le persone che desiderano misurarsi con le domande che la Diocesi di Milano si sta ponendo, proprio perché ne condividono il carattere di urgenza e la capacità di futuro (mondo della scuola, amministratori locali, servizi territoriali rivolti alla persona).
Dal grado di coinvolgimento e dalla qualità dell’ascolto che avremo saputo creare dipenderà l’esito del percorso sinodale. Perché sia, come l’Arcivescovo ci ha chiesto, un evento di popolo, occorre che questa fase sia curata e molto diffusa: solo così potremo giungere al successivo momento di costruzione e definizione delle proposte sicuri che i discorsi che intavoleremo non sono il frutto delle convinzioni di pochi ma l’esito di un sicuro processo di ascolto del “fiuto” del popolo di Dio (sensus fidei).
Essere Chiesa dalle genti: per giungere a realizzare un simile cammino di conversione occorre in questa fase di ascolto miscelare allo stesso tempo gesti impegnativi e passi abbastanza semplici. Gesti impegnativi: è necessario scegliere di vedere, come dice il documento preparatorio, oltre la superficie del quotidiano, le gesta di Dio che si stanno realizzando dentro situazioni e avvenimenti che a prima vista ci appaiono non chiari e non facili da affrontare. Passi abbastanza semplici: basta iniziare ad impegnarsi in questo ascolto, e subito ci accorgeremo che sono tanti i percorsi di conversione già avviati e i sentieri intrapresi.
La Chiesa dalle genti è già tra noi: il difficile è riuscire a vederla, superando le paure e le stanchezze che come un velo ci coprono gli occhi, impedendoci di contemplare ciò che lo Spirito santo già opera dentro le nostre vite.
mons. Luca Bressan
Presidente della Commissione di coordinamento Sinodo “Chiesa dalle genti”
Vicario episcopale Arcidiocesi di Milano -
Comunità in cammino 11 febbraio 2018
COMUNITÀ PASTORALE SANTA TERESA DI GESÙ BAMBINO – DESIONOTIZIARIO SETTIMANALE DELLA PARROCCHIA SS. SIRO e MATERNO
COMUNITÀ IN CAMMINO
Anno 16 – Numero 24 domenica 11 febbraio 2018
In occasione della 26a Giornata del malato e del 160° delle apparizioni di Maria a Lourdes, i Vescovi della Lombardia ci consegnano un interessante appello:
Raccomandiamo vivamente alle comunità di incrementare attività caritative e di volontariato. Trascorrere alcune ore alla settimana in questi luoghi di sofferenza risulta essere prezioso per l’educazione alla gratuità e al dono sincero di se stessi, mettendo così in pratica le opere di misericordia raccomandate dal Santo Vangelo. Inoltre non si deve dimenticare che invitare persone a svolgere queste attività di volontariato può risultare anche una grande occasione per autentici cammini di conversione, iniziando ad uscire da se stessi e aprendosi al bisogno degli altri. Invitare persone all’attività di volontariato in ospedale, nelle case di cura, nelle residenze per gli anziani può risultare un gesto autenticamente missionario. Quante persone iniziando a svolgere un semplice servizio come volontario hanno potuto trovare un potente stimolo per autentici percorsi di conversione! Non manchi mai nelle nostre comunità la proposta di trascorrere un po’ del proprio tempo con chi ha bisogno di vicinanza e di amore!
In particolare raccomandiamo che la comunità ecclesiale, anche attraverso associazioni e movimenti, promuova la proposta del volontariato ai giovani. Siamo certi della grande capacità educativa di un gesto regolare di gratuità proposto alle nuove generazioni. Vivere un tempo di volontariato aiuta ad andare in profondità delle domande sul senso della vita e può stimolare quel dono di sé che apre alla esistenza autenticamente adulta.
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Comunità in cammino 4 febbraio 2018
COMUNITÀ PASTORALE SANTA TERESA DI GESÙ BAMBINO – DESIONOTIZIARIO SETTIMANALE DELLA PARROCCHIA SS. SIRO e MATERNO
COMUNITÀ IN CAMMINO
Anno 16 – Numero 23 domenica 4 febbraio 2018
VANGELO, VITA, GIOIA DEL MONDO
Dal Messaggio dei Vescovi Italiani per la 40a Giornata Nazionale per la Vita:
“L’amore dà sempre vita”: quest’affermazione di papa Francesco, che apre il capitolo quinto dell’Amoris laetitia, ci introduce nella celebrazione della Giornata della Vita 2018, incentrata sul tema Il Vangelo della vita, gioia per il mondo.
I segni di una cultura chiusa all’incontro, avverte il Santo Padre, gridano nella ricerca esasperata di interessi personali o di parte, nelle aggressioni contro le donne, nell’indifferenza verso i poveri e i migranti, nelle violenze contro la vita dei bambini sin dal concepimento e degli anziani segnati da un’estrema fragilità. Egli ricorda che solo una comunità dal respiro evangelico è capace di trasformare la realtà e guarire dal dramma dell’aborto e dell’eutanasia; una comunità che sa farsi “samaritana” chinandosi sulla storia umana lacerata, ferita, scoraggiata; una comunità che con il salmista riconosce: «Mi indicherai il sentiero della vita».
Di questa vita il mondo di oggi, spesso senza riconoscerlo, ha enorme bisogno per cui si aspetta dai cristiani l’annuncio della buona notizia per vincere la cultura della tristezza e dell’individualismo, che mina le basi di ogni relazione.
La Chiesa intera e in essa le famiglie cristiane, che hanno appreso il lessico nuovo della relazione evangelica e fatto proprie le parole dell’accoglienza della vita, della gratuità e della generosità, del perdono reciproco e della misericordia, guardano alla gioia degli uomini perché il loro compito è annunciare la buona notizia, il Vangelo.
