Anno: 2021

  • Battesimi 2020-2021

    Battesimi 2020-2021

    Calendario Battesimi

    Santi Pietro e Paolo

    • Domenica 8 dicembre 2020, ore 16:00
      Incontri di preparazione 31 ottobre e 7 novembre

    Gli incontri di preparazione si svolgono alle 15.00 presso la Basilica

    Santi Siro e Materno

    • 15 novembre 2020
    • 13 dicembre 2020
    • 17 gennaio 2021
    • 14 febbraio 2021
    • 14 marzo 2021
    • 25 aprile 2021
    • 23 maggio 2021
    • 20 giugno 2021
    • 11 luglio 2021

    La celebrazione si tiene sempre la domenica pomeriggio alle ore 16:00

    Per informazioni ed iscrizioni si invitano i genitori a rivolgersi personalmente all’Ufficio parrocchiale (via Conciliazione 2, tel 0362-621678) aperto dal lunedì al venerdì dalle 17.00 alle 19.’00

    È opportuno fissare la data del battesimo con almeno due mesi di anticipi

    Si prega di verificare anticipatamente le condizioni richieste per il compito di padrino e madrina, informandosi presso il Parroco o l’Ufficio Parrocchiale

    Date e modalità del percorso di preparazione, richiesto a genitori, padrini e madrine vengono comunicate al momento dell’iscrizione

    Per chi abita a Desio, si consiglia di celebrare il Battesimo nella propria parrocchia di residenza.

    Nota bene: il numero di iscrizioni e di partecipanti al rito sarà limitato in ragione di eventuali norme in vigore a causa dell’emergenza sanitaria.

  • Lo sappiamo già

    Lo sappiamo già

    Inizia la Settimana Santa: la sequenza dei giorni è nota, dalle Palme alla Cena e dalla Croce alla Risurrezione. Ritirare l’ulivo e baciare il Crocifisso – usanze quest’anno limitate o impedite dalle restrizioni in atto – sono i segni per farsi vicini a Gesù e ai momenti centrali della sua vita.

    Qualcuno sarà tentato di chiedersi perché occorra ripetere gesti e parole noti, che caratterizzano la durata di una settimana, ma poi non producono effetti nel resto del tempo.

    Di Gesù e di ciò che ha fatto si può essere tentati di dire «Lo sappiamo già». Specialmente per chi vive in un paese di forte tradizione cristiana, può sembrare che qualche nozione del catechismo o qualche conoscenza scolastica siano più che sufficienti per dirsi cristiani.

    Anche nei vangeli leggiamo che i discepoli, man mano che si avvicinavano i giorni della Passione, ignoravano ciò che stava per verificarsi e non comprendevano gli avvertimenti di Gesù circa il suo destino di crocifisso, poiché pensavano di sapere tutto di lui.

    A ben guardare, ciò che sappiamo di ogni persona si accresce o si modifica man mano che l’incontro si fa frequente, profondo, ricco di confidenza. Nemmeno di un coniuge o di un figlio è corretto dire che sappiamo tutto di lui o di lei, figurarsi di Gesù! Eppure le parole dei profeti e degli evangelisti rischiano di passare su di noi come un déjà vu che non apre la mente e non scalda il cuore. Evitiamo di dire di Gesù «Lo sappiamo già» e impariamo a distinguere la sua voce e la sua parola sempre nuova in mezzo ai rumori e alle attrazioni della città distratta.

    don Gianni

  • Domenica delle Palme

    Carissimi, una delle preoccupazioni della Chiesa, oggi, è che i cristiani stianno perdendo il senso della Domenica come giorno del Signore e, proprio perchè del Signore, giorno dell’uomo, della famiglia, della gioia e della comunità. Fra l’altro siamo ormai abituati a dire “weekend – fine settimana” e quindi si ritiene la domenica come l’ultimo giorno.

    Ora, invece, per la Bibbia, la Domenica è il 1° giorno della settimana, quello in cui è iniziata la creazione e, per noi cristiani, è il 1° giorno della nuova creazione iniziata con la Risurrezione di Gesù.

    Tutto questo ci è ricordato dalla liturgia di questa domenica che ci preannuncia tutti i grandi misteri della nostra fede che celebreremo durante la settimana: insieme al trionfo di Gerusalemme, si parla di tradimento, di passione e di sepoltura (v. Vangelo) e la 1a Lettura ci presenta il Servo di Jahwè, che prende sopra di sè le nostre iniquità per donarci la sua giustizia.

    La Chiesa ci invita a vivere pienametne questa settimana sempre ritenuta la più importante, tanto da definirla la settimana “Autentica”, “Santa”. Il pericolo di sempre è che vi abbiamo ad entrare con indifferenza e abitudine, preoccupati di più del contorno della festa che non dei misteri che siamo invitati a rivivere.

    Come, dunque, vivere questa settimana, così che sia Santa anche per noi?

    Innanzitutto partecipando alla Liturgia.

    I riti della settimana Santa sono i più ricchi di tutto l’anno liturgico e la liturgia, capita e vissuta, è veramente, come dice il Concilio Vat.II, la sorgente e il culmine della vita cristiana: la liturgia è ascolto, catechesi, culto, memoria viva dei misteri che si celebrano.

    Dobbiamo prepararla con momenti di silenzio, di preghiera personale, trovando il tempo per riascoltare dentro di noi la Parola di Dio.

    Dobbiamo, poi, ricordarci che per vivere bene la Pasqua, uno degli strumenti donatici da Gesù è il sacramento della Riconciliazione. Prendiamo atto, in esso, di essere stati anche noi come Giuda che l’ha tradito o come Pietro che l’ha rinnegato per paura, vergogna o pigrizia. 

    Ma nello stesso tempo siamo certi che il Signore, ci conferma il suo amore, continua a chiamarci amici e desidera che abbiamo nel nostro cuore la sua pace e la sua gioia.

    Ma sia la Liturgia che la Riconciliazione devono riflettersi nella vita: dobbiamo evitare l’ipocrisia e il formalismo. Non si può portate il ramoscello d’ulivo, segno della pace e non avere il desiderio della pace nel nostro cuore, la pace del Signore si diffonda in tutto il mondo.

    Non si può celebrare la Lavanda dei piedi, il Giovedi Santo e, poi, non vivere lo stile di servizio umile, di cui Gesù vuol darci un esempio con quel gesto. 

    Non si può venire a baciare il Crocifisso, il Venerdi Santo, senza sentirci da una parte corresponsabili di quella morte, e dall’altra riconoscenti per l’amore che ci ha rivelato. E soprattutto non si può celebrare la risurrezione di Gesù nella Veglia e nella Domenica di Pasqua, e non desiderare di essere rinnovati interiormente.

    Chiediamo insieme al Signore di vivere bene questa Settimana “tenendo fisso lo sguardo su Gesù” (v. 2a Lettura): sia veramente Santa per i misteri che celebriamo e per il modo con cui la viviamo.

    don Alberto

  • La settimana “Autentica”, “Santa”

    La settimana “Autentica”, “Santa”

    I riti della settimana Santa sono i più ricchi di tutto l’anno liturgico e la liturgia, capita e vissuta,
    è veramente, come dice il Concilio Vaticano II, la sorgente e il culmine della vita cristiana:
    la liturgia è ascolto, catechesi, culto, memoria viva dei misteri che si celebrano. Dobbiamo prepararla con momenti di silenzio, di preghiera personale, trovando il tempo per riascoltare dentro di noi la Parola di Dio.

    La tradizionale espressione “Settimana Santa” è tradotta nel rito ambrosiano con l’aggettivo “Autentica”. Si apre con la Domenica delle Palme.
    Ma cosa significa autentica?

    L’autenticità cui ci si riferisce è quella della vita di Gesù Cristo, il vero agnello immolato, che rivela il valore autentico della vita dell’uomo nella totale, libera e volontaria offerta di sé per la salvezza di tutti. L’etimologia di questa parola ci offre la chiave per trovare una risposta. Essa deriva dal verbo greco authentèo, che esprime l’idea di “avere autorità”. Autentico, dice la verità di una cosa, in quanto diventa autorevole per noi, cioè criterio vivente del nostro modo di guardare e trattare la realtà. Così celebrare i giorni della passione, morte e risurrezione di Gesù significa riconoscere che “il criterio” della nostra vita è Gesù, il Crocifisso Risorto.
    L’inizio è fissato nella mattina di domenica, detta delle Palme, a ricordare l’ingresso del Signore a Gerusalemme, salutato dal festoso sventolio dei rami di palme e ulivo.
    Quest’anno nelle chiese parrocchiali i presbiteri presiederanno la celebrazione commemorando l’ingresso del Signore in Gerusalemme in forma semplice senza processione introitale alla Messa.

    Giovedì santo, inizia il Triduo, ma non con la Celebrazione della mattina.


    La Messa Crismale, con la benedizione dell’olio per gli Infermi e i Catecumeni e dell’olio del Crisma, prelude al Triduo pasquale, ma non ne è parte. Questa celebrazione, che prende nome dal Crisma, è presieduta in Duomo dal Vescovo, insieme a tutti i Sacerdoti della Diocesi. Nel pomeriggio in tutte le Parrocchie si dà avvio ai tre giorni del Triduo con la Messa della Cena del Signore e la Lavanda dei Piedi – che nel Rito ambrosiano non è inserita nella celebrazione eucaristica, ma la precede e che quest’anno, purtroppo, si ometterà per i motivi che tutti sappiamo. Al termine della celebrazione, l’Eucaristia viene riposta in un altare laterale detto della Riposizione, da cui verrà riportata al Tabernacolo sull’altare maggiore, nella Veglia di Risurrezione.

    Venerdì santo, giorno della Passione del Signore.

    Nella giornata, che è aliturgica, e nella celebrazione del Passio si vivono i momenti più drammatici delle ultime ore di vita terrena di Gesù, essi sono accompagnati dalla lettura continuativa del Vangelo di Matteo. Nel momento in cui Cristo spira, cade un’oscurità completa, a significare che il mondo perde la sua luce. Particolarmente importante è il gesto di esporre il Crocifisso alla pietà dei sacerdoti e dei fedeli che lo baciano in segno di devozione dolorosa. Anche questa significativa azione liturgica, quest’anno non si ripeterà per garantire il rispetto delle norme anti covid, ma, l’atto di adorazione della Croce mediante il bacio è limitato al solo presidente della celebrazione. A seguire la preghiera universale proclamata dal Celebrante che è emblema di una famiglia, grande quanto il mondo, stretta intorno alla Croce.

    Il Sabato santo, invece, è il giorno del silenzio, della preghiera e della riflessione, nell’attesa della gioia che erompe nell’Alleluia della Veglia di Risurrezione.

    Cristo è risorto, come canta tre volte il celebrante con voce crescente.
    Nella Veglia l’abbondanza della Parola di Dio, attraverso nove letture, il canto del Preconio – come “mirabile sintesi” della storia della salvezza -, l’annuncio della Risurrezione, il battesimo dei Catecumeni che iniziano il loro cammino di luce cristiana, ritmano il ritorno alla vita che, nel solenne Pontificale di Pasqua, definisce il senso compiuto della nostra fede.

    Le celebrazioni della Settimana Santa saranno trasmesse anche in streaming sul canale YouTube Pastorale Desio

  • Calendario delle confessioni nella Settimana Santa

    Nel perdono la vera gioia

    Papa Francesco invita ad aprire i cuori all’amore infinito di Dio, “alla sua misericordia piena di tenerezza e di bontà”. E invita a impegnarci di più, durante la Quaresima, ad accogliere la luce di Cristo nella nostra coscienza.
    «Non dimenticatevi che Dio perdona sempre, sempre se noi, con umiltà, chiediamo il perdono. Soltanto chiedere il perdono, e Lui perdona. Così troveremo la vera gioia e potremo rallegrarci del perdono di Dio che rigenera e dà vita».

    SS. SiroSan Pio XSan Giovanni BattistaSS. Pietro e PaoloSan Giorgio
    Lunedì20:30 comunitariedalle 10,00 alle 12,0020:30 comunitarie
    Mertedì 30 marzoore 20.30ore 20.30
    Mercoledì 31 marzoore 20.30
    Giovedì 1 apriledalle 8,00 alle 12,00
    dalle 15,00 alle 17,00
    dalle 9,00 alle 12,00
    dalle 15,00 alle 18,00
    dalle 15,00
    alle 16,30
    dalle 16,30 alle 18,30
    Venerdì 2 apriledalle 8,00 alle 12,00
    dalle 16,00 alle 19,00
    dalle 9,00 alle 12,00
    dalle 16,00 alle 18,00
    dalle 16,00 alle 18,00dalle 10,00 alle 12,00
    dalle 16,00 alle 19,00
    Sabato 3 apriledalle 9,30 alle 12,00
    dalle 15,00 alle 19,00
    dalle 9,00 alle 12,00
    dalle 14,30 alle 18,00
    dalle 10,00 alle 12,00
    dalle 16,00 alle 18,00
    dalle 10,00 alle 12,00
    dalle 15,00 alle 18.00
    dalle 10,00 alle 12,00
    dalle 15,00 alle 18,00
  • Il pentimento: volgersi a Dio con speranza

    Quando ci comportiamo male e diciamo ciò che non va detto, quando pensieri oscuri mina­no la nostra mente o un velo nero si stende sul nostro cuore, se arriviamo a fare appena appena un po’ di luce in noi, allora sentiamo i ri­morsi di coscienza.

    Ma il rimorso non è ancora pentimento; noi possiamo passare tutta la vita a rimproverarci la nostra cattiva condotta in azio­ni o in parole, e non per questo emendarci. Il rimorso può fare della nostra vita un vero e proprio inferno, ma non ci fa accedere al regno dei cieli; bisogna aggiungervi un altro elemento, che si trova al cuore del pentimento, e cioè il fatto di volgerci a Dio con la speranza, con la cer­tezza che Dio ha amore sufficiente per accordar­ci il perdono, e forza sufficiente per cambiarci.

    Il pentimento è quella svolta nel modo di pensare, quella trasformazio­ne del cuore, che ci fa stare faccia a faccia con Dio pieni di una speranza tremante, nella certezza di chi è cosciente di non meritare la misericordia di Dio, e tuttavia sa che il Signo­re è venuto sulla terra non per giudicare ma per salvare, che è venuto sulla terra non per i giusti ma per i peccatori.

    Volgersi a Dio con speranza, chiamarlo in no­stro aiuto, non è sufficiente, perché molte co­se nella nostra vita dipendono da noi. Quando si presenta l’occasione di compiere azio­ni conformi alla nostra preghiera noi seguiamo le inclinazioni del nostro cuore, così che ci man­cano il coraggio e la risolutezza per mettere in atto quello che abbiamo chiesto a Dio. Così il nostro pentimento e lo slancio del­la nostra anima restano sterili.
    Il pentimento de­ve essere determinato appunto da questa speran­za nell’amore di Dio, e da uno sforzo risoluto che ci costringa a condurre una vita retta e ad abbandonare gli errori del passato. Il pentimento ha inizio quando all’im­provviso la nostra anima riceve uno shock, la nostra coscienza ci parla, Dio c’interpella con queste parole: “Dove vai? È proprio questo che vuoi?”.
    E quando rispondia­mo: “No, Signore, perdona, abbi pietà, salva!”, e ci volgiamo a lui, Cristo ci dice: “Io ti perdono e tu, come riconoscimento per tale amore, e pro­prio perché rispondendo al mio amore hai la ca­pacità di amare, comincia a cambiare vita”.

    A. Bloom

  • Quando la prossima GMG?

    Quando la prossima GMG?

    Partecipare alla giornata mondiale della gioventù del 2016 a Cracovia è stata, per me, una esperienza di fede attiva: 3 milioni di giovani ed io ero tra loro, in un momento di unità di Fede nella diversità del mondo intero.

    Prova a chiudere gli occhi. Immagina tanti sacchi a pelo che si estendono su un campo a perdita d’occhio. Pensa che dentro ogni sacco a pelo, sotto ogni coperta, c’è un giovane da 190 paesi del mondo. Pensa a tutto questo moltiplicato per 3 milioni. Questa è la GMG: spirito di adattamento e fede si incontrano in modi insospettabili. Eravamo nel Campus Misericordiae e tutti nella nostra diversità, eravamo accomunati da una cosa: la fede e la partecipazione alla XXXI edizione della giornata mondiale della gioventù (o GMG).
    È stata indetta in occasione del Giubileo straordinario della misericordia a Cracovia, in Polonia, terra nativa di Papa Giovanni Paolo II, fondatore e patrono delle giornate mondiali della gioventù. Si è tenuta dal 26 al 31 luglio 2016.
    Anche io c’ero, Eleonora Murero, insieme a tanti miei compagni di viaggio di Desio, parte di un grande oratorio (nella foto).
    Sono tanti i ricordi e i momenti che è bello ricordare. L’ospitalità delle persone che sono state le nostre famiglie nei cinque giorni che eravamo in Polonia. Molti di loro non parlavano né di italiano né di inglese, ma non è stato un ostacolo, ci hanno fatto trovare tante leccornie a colazione o a cena, quando potevamo stare assieme (e sì, i cetriolini per i polacchi solo una prelibatezza, ad ogni ora del giorno). Anche l’accoglienza quando siamo arrivati a Łe˛z´kowice, dopo quasi 24 ore di viaggio in pullman, con cartelloni, cibo e musica preparati dall’oratorio polacco, ci ha fatti sentire come a casa. La cosa che più mi è rimasta impressa è stata sicuramente il fatto che Cracovia non fosse più Cracovia, ma una città invasa da fiumi di giovani: tutti eravamo lì insieme per una cosa sola, nonostante le diverse culture, lingue e tradizioni. Vorrà dire qualcosa.
    Certamente l’ha sussurrato alle mie orecchie e al mio cuore.

  • IL CENACOLO

    IL CENACOLO

    Il Cenacolo di Leonardo da Vinci è uno dei vertici della pittura di tutti i tempi: da ormai 500 anni questo capolavoro affascina chiunque si avvicini per ammirarlo.

    La sua storia. Leonardo aveva circa 40 anni quando lo dipinse nel refettorio della Chiesa di S. Maria delle Grazie a Milano su incarico di Ludovico Sforza detto il Moro, che da qualche anno lo aveva accolto e gli aveva dato fiducia e libertà di agire nei più diversi campi e interessi. Dopo 4 anni di intenso lavoro, nel 1498 l’artista termina il dipinto, fra la generale ammirazione. Dopo pochi anni, però, la tecnica utilizzata dal maestro – che gli consentiva molti ripensamenti in corso d’opera – si rivela fragile e inizia a deteriorarsi.

    Ma qual è il segreto di questo dipinto soggetto abbastanza comune agli artisti di ogni tempo?
    Il genio toscano sceglie di rappresentare il momento in cui Gesù, nel corso della cena pasquale, annuncia che sarà tradito da uno dei suoi apostoli e in particolare nell’istante che segue quella dichiarazione, in cui si scatenano le reazioni dei dodici. Un’interpretazione del genere, con una simile sensibilità e intensità nessun artista l’aveva mai concepita: al pittore, sono le sue parole, interessa raffigurare “i moti dell’animo”, le espressioni, i sentimenti, visti nella loro naturalezza, una rivoluzione per l’epoca. Possiamo vedere allora le figure dei discepoli che paiono ritrarsi ed è come si muovessero con le diverse posizioni delle mani, del busto, dello sguardo. Come se un’onda in partenza dal centro della tavola, dove c’è Gesù, si propaghi ai due estremi della stessa e poi, come in un riflusso, ritornasse al centro: si percepisce allora lo stupore e l’incredulità nel volto di Pietro e degli altri a causa dell’inaspettata notizia .
    Gesù al centro. In questo vortice solo Gesù è solo e siede al centro della scena, il capo un po’ inclinato: il suo sguardo non va sui volti degli apostoli, ma è rivolto verso la tavola e fissa il pane e il vino che stanno per essere donati. Il suo turbamento è ben espresso da uno sguardo pensoso, preveggente dell’imminente destino di tradimento e di morte. Destino a cui tuttavia il Cristo non si rassegna, ma si consegna con consapevolezza, con l’abbraccio: persino per il traditore si aprono le braccia. Proviamo allora anche noi a entrare idealmente in questa sala in cui si possono rivivere, con un pizzico di emozione, quegli istanti. Noteremo un ultimo dettaglio: da qualsiasi punto la si guardi ci si sente direttamente coinvolti, partecipi nel profondo. Un miracolo di prospettiva creata dall’inclinazione della tavola: tutto parte da Cristo e tutto torna a lui, i nostri sguardi calamitati dal suo volto. Spinti ad andare oltre, verso la finestra e il paesaggio alle spalle che collega la terra al cielo.
    Vito Bellofatto

  • Notiziari parrocchiali Settimana Autentica

    Per la Settimana Autentica, 28 marzo – 4 Aprile

    San Giorgio

    San Giovanni Battista

    Santi Pietro e Paolo

    La Fonte

    San Pio X

    Basilica SS. Siro e Materno

  • Liberazione

    Liberazione

    Liberazione è una parola che richiama tanti aspetti: c’è la Liberazione dalla dittatura, quella del 25 aprile con la L maiuscola; c’è la liberazione dalla prigionia, dalla schiavitù, da situazioni di forte condizionamento, da persone invadenti; oppure dalla paura e da oscuri sentimenti, dal timore di essere messi da parte o di scoprirsi malati ecc.; liberazione da un peso interiore o esteriore la cui rimozione causa un senso di novità, di leggerezza.
    Nei vangeli Gesù libera molti dalle malattie e questa liberazione quasi sempre rimette i guariti nel circolo della vita sociale, ridando dignità personale in ambiti quali la famiglia, il lavoro, le amicizie.

    Gesù accompagna spesso le guarigioni dicendo: «i tuoi peccati sono perdonati» e «la tua fede ti ha salvato». Già allora i presenti storcevano il naso per questa deviazione dello sguardo dalla condizione di bisogno dei malati al rinfacciare il peccato e assegnare un perdono non richiesto. Oppure ad attribuire loro una fede a prima vista piuttosto interessata e limitata.

    Il messaggio di Gesù era, ed è, diretto proprio ai presenti, e quindi ai lettori e a noi: la fede si accompagna a una richiesta di liberazione, non certo a una pretesa di perfezione. Chiedere di essere liberati, soprattutto dal peccato, è l’atto di maggiore realismo e di più autentica umanità che si possa fare, evitando di cercare capri espiatori dei mali del mondo. Per questo la Chiesa, fedele a Gesù, ne ha fatto un sacramento, capace di attirare la sconfinata benevolenza di Dio.

    don Gianni

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