Anno: 2024

  • “Basta”: molto più di un grido

    “Basta”: molto più di un grido

    Alcune parole fanno pensare: Altre, non solo fanno pensare, altre spronano, dopo aver pensato, ad agire in modo rinnovato, come conseguenza del pensiero e della preghiera.

    Una di queste parole è posta come titolo alla proposta pastorale che l’Arcivescovo Mario ci ha offerto in questo giorni: BASTA!

    In che senso BASTA? E’ un grido accorato e, forse, drammatico, oppure una via per affrontare la complessità di vicende sempre più inestricabili?

    Leggendo la proposta pastorale ci si accorge che si tratta di un grido di in­sof­ferenza, di ribellione verso il male che abita l’oggi della storia.

    Il male che ha il volto delle guerre, dei conflitti interpersonali sempre più ac­ce­si, della relativizzazione di ogni scelta e della tendenza a voler definire ‘bene’ anche ciò che fa soffrire e che frantuma l’armonia e la pace del cuore.

    Eppure, non è solo un grido accorato, ma anche l’annuncio della novità cristiana, così attuale e necessaria al nostro contesto.

    Scrive l’Arcivescovo che “è proprio questo senso di impotenza a trovare una risposta nella proposta cristiana. Il Signore parla a Paolo, che si lamenta dei limiti che gli impone la sua fragilità, dicendogli: “Ti basta la mia Grazia”.

    Dunque, questo legame tra l’insofferenza per l’intollerabile e la fiducia nella grazia del Signore, può essere l’argomento che permette di dire che abbiamo ragioni per sperare, per lottare, per pensare?

    Nell’anniversario dell’Anno Santo, una proposta così ci permette di pregare, pensare, parlare, protestare e, anche, agire, perché noi non siamo quello che facciamo nella frenesia di un ritmo spesso eccessivamente vertiginoso, ma uomini e donne che vivono anzitutto perché “Dio solo basta”.

    E, nella scoperta di questa realtà, siamo costruttori di pace e speranza. 

  • Il pensiero della settimana – VII domenica dopo Pentecoste

    Il pensiero della settimana – VII domenica dopo Pentecoste

    La Liturgia oggi ci pre­sen­ta Gio­suè, il suc­cessore di Mo­sè che introdusse il po­po­lo eletto nella Terra promessa. Non è stata un’impresa facile: ha dovuto com­battere i nemici, a Gabaon, dove per poter vin­cere pienamente, chiese al sole di fermarsi perché si prolungasse la giornata. Una pa­gina che, purtroppo, a chi non sapeva leggere bene la Bibbia, nel suo senso vero, ha dato uno dei motivi di con­dannare Galileo che ricordava che non è il sole che si muove, ma la terra.

    Ha dovuto inoltre mettere in guardia il popolo dalla ten­tazione dei culti pagani e, a Sichem, in un’as­sem­blea popolare, Giosuè chie­de al­la gente di fare pub­bli­ca­men­te una scelta o con Dio o con gli dei pagani, pro­cla­man­do da parte sua la scel­ta di fedeltà a Dio.

    Ora Giosuè è immagine di Gesù.

    Anche Gesù chiede di fare delle scelte: non lascia in­dif­ferenti: scelte che com­por­tano la Croce. Gesù la pre­ve­de e prean­nun­cia tri­bo­la­zioni e per­se­cuzioni, ma non dob­biamo sco­rag­giarci perché il Signore con noi.

    Il filo che lega le Letture mi pa­re proprio un invito alla speranza. Proviamo a chie­der­ci, ripensando a Giosuè e a Gesù: abbiamo il de­si­de­rio della Terra Promessa, del­la vita eterna, cioè di una comunione profonda e intima con il Signore? La nostra vita ha come guida Gesù o abbiamo tanti idoli? Quali in particolare sono in contrasto con il Vangelo: soldi, successo, orgoglio, pigrizia? Abbiamo fiducia nel Signore che ci dà forza di vincere contro tutte le tentazioni e gli  insuccessi?

    Chiediamo al Signore di accompagnarci nel cammino della nostra vita, donandoci forza e luce.

  • Don Edoardo Vicario ad Olgiate Olona

    Don Edoardo Vicario ad Olgiate Olona

    Lo scorso 20 giugno, nel corso dell’Ora media, nella Cappella arcivescovile l’Arcivescovo Mario Delpini ha comunicato ai sacerdoti novelli ordinati lo scorso 8 giugno in Duomo, la loro destinazione, ossia i nomi delle parrocchie e delle Comunità pastorali in cui svolgeranno il ministero di Vicari, accompagnandole con alcune raccomandazioni per il loro primo incarico.

    Tra loro anche il nostro concittadino don Edoardo Mauri, che è stato nominato Vicario della Comunità Pastorale “S. Gregorio Magno” in Olgiate Olona, composta dalle Parrocchie dei Santi Stefano e Lorenzo, S. Giovanni Bosco e S. Giuseppe in Buon Gesù,

    Che il Signore illumini sempre i tuoi passi!

  • 5 parole per i PreAdo

    5 parole per i PreAdo

    Il cammino di questo oratorio estivo sta per concludersi: ancora una settimana e i circa 220 ragazzi delle medie, 60 animatori e 35 volontari adulti saluteranno le aule e i campi.

    In queste 4 settimane di intenso via vai le esperienze che hanno arricchito i nostri giovani sono state molte: alcuni hanno incontrato i ragazzi della cooperativa Il Seme, altri hanno visitato la RSA giocando e chiacchierando con i suoi ospiti, e tutti hanno ascoltato le parole dei testimoni della comunità Cenacolo, venuti a raccontarci i loro difficili cammini.

    Uno dei temi portanti di questa esperienza è stato l’inclusione delle persone disabili, in un percorso che ha portato i ragazzi ad imparare ad accettare le diversità e a riconoscere che queste possono essere una ricchezza e non un limite.

    L’hanno ben dimostrato i ragazzi di Calcio Integrato e di BaskIn, che si sono messi in gioco per spiegare ai giovani che uno sport più inclusivo è possibile per tutti e non è certo meno emozionante.

    Non sono mancati i giochi, organizzati ogni giorno da arbitri e animatori con grande impegno ed i laboratori organizzati dai volontari adulti: tra un gelato, una partita di palla base e uno scoobydoo, le giornate si sono riempite di risate, divertimento e preghiera.

    Cinque le parole che hanno guidato il percorso spirituale dei preadolescenti in queste settimane, con l’aiuto degli educatori: desiderare, silenzio, essenziale, arrendersi e arrivare.

    Il cammino continua, anche se settimana prossima l’oratorio estivo si concluderà, ma speriamo di rivederci l’anno prossimo con lo stesso entusiasmo!

    Selene Stefanoni educatrice

  • San Materno e le sue immagini nella nostra basilica

    San Materno e le sue immagini nella nostra basilica

    I patroni della chiesa pre­po­si­tu­ra­le di Desio sono san Si­ro e San Ma­ter­no; la tradizione vorrebbe che il secondo sia stato “aggiunto” per­ché la sua festa liturgica ca­de­va il 18 luglio, giorno in cui sa­reb­be stata consacrata la Basilica.

    San Materno fu il settimo vescovo di Milano. Non pos­sediamo in­for­mazioni sicure sulla sua figu­ra sto­ri­ca; sap­piamo che resse la diocesi do­po San Mirocle e che il suo epi­sco­­pato andrebbe collocato dopo il 314 e sarebbe ter­minato prima del 342. Sarebbe stato sepolto nella chiesa di San Nabore e poi forse tra­slato tra San Celso e Sant’Eustorgio. Alcuni testi a ca­rat­tere leg­­gen­da­rio lo col­lo­ca­no nel periodo delle per­se­cuzioni di Diocleziano o di Massimiano. Alcuni autori indulgono nel descrivere le sue virtù nel difendere la propria fede nei confronti dell’im­pe­ratore. Avrebbe inviato i santi Carpoforo e Fedele a pre­dicare Gesù Cristo nella città di Como e avrebbe affidato a San Vittore l’incarico di evangelizzare i fedeli nei dintorni di Milano. Secondo questi racconti, i suoi resti riposerebbero nella Ba­si­li­ca Ambrosiana.

    La più antica immagine di Ma­ter­no è un mosaico nella basilica di Sant’Ambrogio, che risale alla fine del V secolo. Il san­to è rappresentato con la barba e vestito con una dal­ma­ti­ca tra i santi Nabore e Felice.
    Nella chiesa di Desio troviamo diverse immagini del Santo che normalmente è raffigurato insieme a San Siro. A Desio compare senza il suo “compagno” in tre occasioni: nella statua posta a lato della facciata e nella vetrata dell’abside. L’immagine più importante che lo raffigura è collocata nel transetto sud della Basilica e lo presenta in catene davanti all’im­peratore Massimiano. L’affresco fu eseguito da Giuseppe Riva nel 1911. Il Santo in catene è presentato all’imperatore che lo invita a bruciare incenso davanti ad una divinità pagana.

    L’affresco è molto puntuale e vor­rebbe riproporre in mo­do det­tagliato costumi ed arredi riferiti ad un’an­ti­chi­tà decisamente im­maginata più che reale. Irreale è anche la scena che mescola per­sonaggi vis­suti in epo­che diverse; l’imperatore Galerio Massimiano go­ver­nò dal 305 al 311, dunque precedentemente all’epi­sco­pa­to di Materno. Va inoltre sottolineato che Galerio fu il vero artefice dell’editto di tolleranza verso i Cri­stia­ni, per­tanto la traduzione in catene del­l’arcivescovo davanti al­l’im­pe­ra­to­re, in quel periodo, risulta un as­sur­do storico. L’insegna retta dal sol­da­to sulla destra della com­posizione in realtà è uno spor­tel­lo in legno che funge da spioncino. Dietro l’af­fresco è col­locata la stanza del cu­stode notturno che in passato poteva con­trol­lare eventuali intrusioni. Da ultimo va an­che ri­cor­dato che San Materno appare effigiato (sen­za San Si­ro) nella croce del Carcassola che ab­bia­mo già visto.

    Massimo Brioschi

  • Notiziario settimanale SS. Siro e Materno 7 luglio 2024

    Notiziario settimanale SS. Siro e Materno 7 luglio 2024

    L’Eucaristia al centro della comunità

    DOMENICA 7 LUGLIO
    VII Domenica dopo Pentecoste
    Gs 10,6-15; Rm 8,31b-39; Gv 16,33-17,3
    Il Signore dà vittoria al suo consacrato
    Liturgia delle ore: II settimana
    ✙ 8.30 Basilica
    ✙ 10.00 Basilica
    ✙ 11.00 Crocifisso
    ✙ 11.30 Basilica
    ✙ 18.30 Basilica
    LUNEDÌ 8 LUGLIO
    Per gli infermi
    Gs 6,6-17.20; Lc 9,37-45
    Rendete grazie al Signore, il suo amore è per sempre
    ✙ 7.30
    ✙ 9.00
    ✙ 18.30 Giovanni Zaffino
    MARTEDÌ 9 LUGLIO
    Per l’educazione cristiana
    Gs 24,1-16; Lc 9,46-50
    Il Signore è fedele alla sua alleanza
    ✙ 7.30
    ✙ 9.00 Claudio Arienti
    ✙ 18.30 Angela Arosio e Antonia Zago
    MERCOLEDÌ 10 LUGLIO
    Per i profughi, gli emigrati, gli esuli
    Gdc 1,1-8; Lc 9,51-56
    Sei tu, Signore, la mia potente salvezza
    ✙ 7.30
    ✙ 9.00 Italo e Silvana Spigarelli
    ✙ 18.30 Tiziano, Roberto e Secondo Pastorello
    GIOVEDÌ 11 LUGLIO
    S. Benedetto, abate, patrono d’Europa
    Pr 2,1-9; 2Tm 2,1-7.11-13; Gv 15,1-8
    Venite, figli, ascoltatemi; vi insegnerò il timore del Signore
    ✙ 7.30 Umberto Mauri
    ✙ 9.00
    ✙ 18.30 Famiglia Lobosco, Sacino e Graziani
    VENERDÌ 12 LUGLIO
    Ss. Nàbore e Felice, martiri
    Gdc 16,22-31; Lc 10,1b-7a
    Il Signore dà vittoria al suo consacrato
    ✙ 7.30 Stefano Confalonieri, Rosetta Schiatti e Maria Fornara
    ✙ 9.00 Bruno Desiderati
    ✙ 18.30 Enrico Motta e Pierina Crotti
    SABATO13 LUGLIO
    Della Beata Vergine Maria
    Nm 5,11.14-28; 1Cor 6,12-20; Gv 8,1-11
    Popoli tutti, date gloria al Signore!
    ✙ 9.00 Giuseppina Redaelli, Pietro Sala e defunti famiglia Redaelli
    ✙ 16.15 R.S.A
    ✙ 18.00 ROSARIO
    ✙ 18.30 Adele, Luigi Como e famiglia
    Letture della domenica: Gdc 2,6-17; 1Ts 2,1-2.4-12; Mc 10,35-45

    Vita della comunità

    • Da domenica 7 luglio viene sospesa la Messa delle ore 9.30 a S. Francesco e delle ore 10.30 al Sacro Cuore. Riprenderanno domenica 8 settembre

    LUNEDI 8 LUGLIO

    • Inizia la quinta settimana di oratorio estivo

    SABATO 13 LUGLIO

    • 15.00 Incontro in preparazione alla Celebrazione comunitaria del Battesimo
    • 16.30 Adorazione Eucaristica personale

    DOMENICA 14 LUGLIO

    • 16.00 Celebrazione comunitaria del Battesimo

    sabato 13 e domenica 14 luglio

    UN DONO DA CONDIVIDERE:

    Per la raccolta di questo mese, i generi più urgenti, che siamo invitati a consegnare sono:

    Succhi grandi e piccoli – grissini – merendine – detersivo lavatrice – assorbenti – crackers – carne in scatola – sgombro – sardine in scatola

    Grazie a chi vorrà farsene carico. I generi alimentari saranno messi a disposizione delle famiglie indicate dai Centri di Ascolto Caritas e Posteria Sociale

    SACRAMENTO DELLA RICONCILIAZIONE IN BASILICA:

    Giorni feriali: 8.30-9.00 e 17.00-18.15; sabato ore 16.00-18.15

    LA COMUNITÀ PREGA PER

    • Gli sposi: Draicchio Roberto e Brivio Ginevra
    • I defunti della settimana: Antonio Lazzarotto

    GRAZIE PER LA GENEROSITÀ

    • Offerte raccolte in parrocchia nell’ ultima settimana: € 2.2293,00
    • Grazie a chi sostiene la vita della comunità tramite altre offerte o bonifici, o in occasione di SS. Messe, battesimi, matrimoni, funerali.
  • A stupire è … la speranza

    A stupire è … la speranza

    Nella notte di Natale di quest’anno inizierà l’Anno Santo.

    Ogni 25 anni, la Chiesa ci ricorda un dono particolare, offerto da Dio, ad ogni persona: il perdono. Il tema di questo Anno Santo è presentato con una frase della lettera di San Paolo apostolo ai Romani: “ la speranza non delude” (Rom. 5).

    È concreta la speranza, oppure è un’illusione per risolvere interrogativi ineludibili, ma altrettanto irrisolvibili?

    Charles Péguy, un autore francese che ha lasciato pagine straordinarie al riguardo, scrive che:

    “Per sperare, bambina mia, bisogna aver ricevuto una grande grazia”.

    E il nostro concittadino don Luigi Giussani ci ricorda che “La speranza è una certezza nel futuro in forza di una realtà presente”.

    Ogni nostra giornata, per essere affrontata e non subita, non può che essere mossa da una speranza.

    Quale speranza ci muove? Quali attese sostengono il nostro agire quotidiano?

    Sia Péguy che don Giussani ci indicano che all’origine della speranza c’è un fatto che non delude ed è l’amore di Dio che si fa realtà in Cristo Gesù, nella sua presenza oggi nella storia.

    San Paolo, sempre nella lettera ai romani, scrive: “La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito che ci è stato dato (Rom. 5, 1-2.5).

    In altre parole, le ragioni della speranza sono inscindibili dalla fede, che opera nei gesti di carità concreta.

    Scrive un autore:

    La speranza dona alla nostra povera vita una prospettiva infinita, eterna…. La speranza ci introduce nella dimora, nella dimensione eterna, infinita di Dio”.

    La roccia, da cui sgorga la nostra speranza quotidiana, è il Crocifisso Risorto.  

  • Il pensiero della settimana – VI domenica dopo Pentecoste

    Il pensiero della settimana – VI domenica dopo Pentecoste

    In questa domenica la Liturgia ci fa riflettere su Mosè , la guida del popolo eletto, dall’Egitto alla Terra promessa.

    Nel  Vangelo di oggi, innanzitutto, Gesù ricorda che Dio è un mistero: “nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare”. Gesù rivela  Dio   entrando nella storia e ce lo presenta come un  Dio attento all’uomo “stanco e oppresso” che si china sull’uomo  per liberarlo dalla schiavitù; che rende più leggero il peso della vita perché lo porta con noi; mite e umile di cuore  ci fa sentire  a nostro agio nei suoi confronti: Dio è l’Abbà – il Papà.

    Il momento culminante di questa rivelazione di Dio in Gesù, ricorda Paolo, è sulla Croce in cui si rivela l’amore folle di Dio per noi.

    Per questo Giovanni, nella sua Lettera, cercando una definizione di Dio, non potrà che dire che “Dio é amore”.

    Dio è sempre un mistero indefinibile…. d’amore.

    Proviamo ad interrogarci serenamente e seriamente pensando a Mosè e a Gesù. Quando penso a Dio, mi ricordo che è un mistero di amore di cui posso balbettare  qualche cosa  ma che non conosco mai pienamente?

    Il Dio in cui credo è un essere astratto, ò un Dio dentro la storia che conosco attraverso la Creazione, la storia del Popolo eletto e della Chiesa, la mia storia?

    Mi sento anch’io mandato ad annunciare agli altri questo amore, a collaborare per un mondo più giusto, più fraterno? Chiediamo a Gesù di sentirlo nella nostra vita, sostegno e conforto, di accoglierlo e di condividerlo sempre.

  • In comunione e pace in Terrasanta

    In comunione e pace in Terrasanta

    Dal 13 al 16 giugno ho avuto il dono di partecipare al pellegrinaggio di comunione e pace in Terrasanta organizzato dalla Diocesi di Bologna ed esteso ad associazioni e movimenti cattolici italiani, accompagnati dal Card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

    Ad attenderci c’era il Patriarca di Gerusalemme, il Card. Pierbattista Pizzaballa.

    Ma soprattutto c’erano due popoli, quello israeliano e quello palestinese.

    Non è stato soltanto un pellegrinaggio in visita ai luoghi santi di Gerusalemme e Betlemme, ma soprattutto, come ha detto il Card. Zuppi “un pellegrinaggio (…) che visita le persone e i cuori e che vede in essi i luoghi della Passione di Gesù oggi”.

    Abbiamo incontrato Ebrei, Cristiani e Musulmani, Israeliani e Palestinesi. Non abbiamo visto i segni della guerra, come per esempio i bombardamenti. I luoghi dove ci siamo recati erano sicuri, ma abbiamo visto le conseguenze della guerra. Desolazione, povertà, negozi chiusi, luoghi santi deserti.

    Abbiamo ascoltato gli Israeliani ancora scioccati di quanto accaduto il 7 ottobre, un sabato, quando 1200 di loro sono stati trascinati fuori dai loro letti per essere uccisi nelle loro case mentre venivano filmati dai terroristi di Hamas.

    Abbiamo ascoltato i soprusi che i Palestinesi vivono costantemente, quando i coloni li minacciano con fionde, bastoni e mitragliatrici per indurli a non fare la raccolta delle olive e a perdere l’annata, così da ridurli sul lastrico e impossessarsi dei loro campi.

    Abbiamo ascoltato Israeliani attivisti che denunciano loro concittadini fondamentalisti quando sputano su fratelli di altre religioni che vivono le proprie feste.

    Abbiamo incontrato esponenti della “Popular struggle” (la “lotta popolare”): una forma di resistenza non violenta attuata dai Palestinesi per difendere le loro terre dagli attacchi dei coloni.

    Le parole più forti che sono rimaste nel cuore, però, sono quelle dell’anziano Patriarca emerito di Gerusalemme, Mons. Michel Sabbah, che il nostro gruppo ristretto ha incontrato a Taybeh, dove vive, un villaggio a 10 km da Ramallah identificato con l’evangelica Efraim

    Ci ha fornito delle coordinate affidabili con cui leggere il conflitto: “Qui c’è un popolo oppressore, più forte, e un popolo oppresso, più debole“; “Dio ama tutti: Israeliani, Palestinesi, Europei, tutti i popoli del mondo“; “Uccidere viene dagli uomini, non da Dio“; e poi ha concluso con un monito che riguarda anche noi: “Se Israele non sarà aiutato dai suoi amici occidentali a cambiare e convertirsi, ne va della sopravvivenza di Israele, non dei Palestinesi“.

    Siamo ripartiti da Nikopolis, un villaggio in passato erroneamente identificato con Emmaus, portando nel cuore l’incontro con il Risorto che abbiamo visto negli occhi e nei cuori anche pieni di paura e incertezza di Israeliani e Palestinesi. Con il compito inderogabile di raccontare quanto abbiamo visto e che, troppo spesso, i mezzi d’informazione tradizionali non ci raccontano in modo completo.

    La Terrasanta ha bisogno oggi più che mai di pellegrini. È possibile andarci con buona sicurezza, non da soli. Ma i vescovi possono portare i loro fedeli nei luoghi santi: sarebbe una presenza che aiuterebbe molto anche a temperare il conflitto in essere.

    Francesco Pasquali

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