Anno: 2024

  • Mi sembra… mi pare… o cercatori di verità?

    Mi sembra… mi pare… o cercatori di verità?

    Ogni momento del giorno e della notte, grazie ai social, siamo connessi con il mondo.

    Le notizie ci vengono fornite e aggiornate praticamente in tempo reale.
    Tutti i canali che abbiamo a disposizione fanno a gara per essere interpellati con frequenza e, perciò, quello che comunicano diventa spesso una presunta fonte di informazione.

    Frequentemente un fatto accaduto, una previsione del tempo, il resoconto di una partita di calcio, sono soltanto il pretesto per avviare “commenti fiume”, per attivare talk shows interminabili e per intrattenere, senza alcun obiettivo di far conoscere “la verità dai fatti”.

    Dalla notizia si passa immediatamente al parere personale, alla ricerca del consenso, quando non si arriva a formulare pensieri volutamente manipolati per orientare l’agire delle masse.

    Un atto di violenza diventa così necessario perché presentato come legittima difesa; un’azione di guerra, con un numero in crescita di morti, è indispensabile per ristabilire l’ordine; programmare l’aumento delle armi di difesa è inevitabile per fermare l’aggressore, ecc…..

    Senza tacere poi il fatto che i social media sono orientabili a seconda di chi li finanzia, o mostrano particolare attitudine ad essere portavoce di una parte rispetto al tutto.

    Cosa significa l’analisi embrionale ed incompleta fin qui descritta?

    Il rapporto tra verità e libertà torna ad essere nuovamente illuminante.

    Non ci può essere una libertà matura senza la ricerca della verità dei fatti e, dall’altra parte, non ci può essere verità nel racconto, se non si persegue una libertà pronta a muoversi nella responsabilità.

    Diversamente, si compiono scelte di opportunismo.

    Pilato, il governatore di Palestina, che non sa rispondere a “cos’è la verità?”, rimane schiavo dell’opportunità.

    È un uomo chi cade in questo ricatto?

    don Mauro

  • Il pensiero della settimana – III Domenica di Quaresima

    Il pensiero della settimana – III Domenica di Quaresima

    La liturgia di oggi ci propone tre modelli su cui confrontarci: Abramo, il padre della nostra fede; Mosè, la guida del popolo; Gesù, colui che ci rende uomini liberi e veri.
    Abramo è il protagonista di questa domenica e ci viene presentato come modello di fede, il primo del vero popolo di Dio, costituito non tanto in base alla razza, ma alla fede: è la stessa fede che viene donata a noi nel Battesimo e che deve crescere lungo la vita.

    Mosè è il protagonista della 1a lettura. È il modello di ogni guida, come potrebbe essere un sacerdote o un genitore, o un educatore. Si presenta, spesso, come una persona che è sola; deve andare contro l’opinione comune.

    Gesù ci viene presentato nel Vangelo di oggi come il profeta promesso a Mosè, la coscienza critica, il fratello che ci fa prendere coscienza del nostro essere peccatori per aiutarci ad uscirne.

    Parla con coloro che già credevano in Lui e cerca di far toccare con mano la loro situazione di schiavitù, di incoerenza e di falsità.

    Gesù sembra perfino violento nell’accusa ai suoi discepoli: li definisce bugiardi, schiavi e figli del demonio.

    La Parola della Liturgia di oggi è un richiamo forte a ringraziare il Signore per il dono della fede, a chiedere al Signore, se siamo educatori, il dono della fermezza che scaturisce da un grande amore e a vedere dove in particolare siamo schiavi (soldi, pigrizia, chiacchiere…) o falsi (ipocriti, formalisti, incoerenti).

    don Alberto

  • L’amore  libera

    L’amore libera

    Terza settimana di quaresima
    Domenica di Abramo: la Verità vi farà liberi

    1. «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io sono». Gesù conosce il Padre perché è con lui fin dal principio e da lui è stato inviato agli uomini. Qual è il Dio nel quale crediamo?
      Spesso si pensa che essere cristiani coincida con un generico credere in Dio; in realtà io credo che Dio è il Padre di Gesù. So il suo nome, e, tuttavia, parlare di Dio e parlare con Dio non è facile; infatti la mentalità nella quale siamo immersi e che può coinvolgere anche i cristiani è profondamente indifferente riguardo alla verità di Dio. Il giusto e doveroso rispetto verso ogni religione viene inteso da molti come l’impossibilità di parlare della verità di Dio; si dice: «Un Dio ci deve pur essere, ma io non so né chi è, né come si chiama». Proprio perché il dialogo tra tutte le religioni oggi è di estrema importanza, è necessario capire che la condizione essenziale per un dialogo vero è la forza della propria identità.
    2. «A me, invece, voi non credete, perché dico la verità». Oggi il problema della verità si pone in modo diverso dai tempi di Gesù. In particolare le verità della fede non vengono confutate nei loro contenuti, ma viene respinta la serietà stessa dell’atto del credere. Credere è un vero conoscere e non è identificabile con un generico sentimento religioso. Il cristiano non può credere “a occhi chiusi”, ma deve conoscere e saper esprimere, con semplicità e chiarezza, quello in cui crede: è un impegno bellissimo e fonte di grande gioia; perciò tra i compiti della fede c’è anche quello di conoscere la verità che la rivelazione comunica.
    3. «Se rimanete nella mia parola siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Nell’itinerario battesimale verso la Pasqua scopriamo che Gesù è la via, la verità e la vita; egli porta l’uomo fuori dalla palude della menzogna.
      Essere nella verità è la condizione per essere autenticamente liberi; la menzogna, l’ipocrisia, le mezze verità fanno vivere l’uomo nell’ombra triste della schiavitù. La ricerca della verità è parte della vocazione cristiana. Ci vuole, pertanto, molta umiltà perché la verità, che è Gesù, non è esclusivo possesso di nessuno, neppure della Chiesa: noi sappiamo che Dio si manifesta a tutti coloro che lo cercano con cuore sincero.

  • San Giovanni di Dio: “Fate del bene, fratelli, a voi stessi”

    San Giovanni di Dio: “Fate del bene, fratelli, a voi stessi”

    “Pentimento e servizio. Sono le due grandi prediche che la Chiesa affida alla cenere e all’acqua, più che alle parole.”

    Don Tonino Bello

    Nell’introduzione ad un testo di meditazioni sulla quaresima: “Dalla testa ai piedi”, l’allora vescovo di Molfetta don Tonino, indicava così il percorso che conduce alla Pasqua: “Pentimento e servizio, cenere sulla testa e acqua sui piedi. Tra questi due riti, si snoda la strada della quaresima. Una strada lunga e faticosa. Perché si tratta di partire dalla propria testa per arrivare ai piedi degli altri. A percorrerla non bastano i quaranta giorni che vanno dal mercoledì delle ceneri al giovedì santo. Occorre tutta una vita, di cui il tempo quaresimale vuole essere la riduzione in scala…”.

    Così San Giovanni di Dio ha percorso questa via, il santo di cui la Chiesa universale fa memoria l’8 marzo. Nato nel 1495, a otto anni scompare da casa in Portogallo. Giunge in Spagna nella provincia di Toledo, presso la famiglia di un fattore dove verrà accolto e lavorerà come pastore fino a 27 anni. Ma il suo animo inquieto lo fa arruolare e combattere in due guerre, poi un continuo vagare per l’Europa fino in Africa, fino a che ebbe denaro a disposizione. Ritornato in Europa si stabilisce a Granada, dove a 42 anni apre una libreria religiosa, ma non per caso: ritiene che libri e immagini, siano un sussidio per la fede. Ed è ben naturale che un uomo così diventi poi il santo patrono dei librai.

    Due anni dopo, avendo ascoltato una predica del futuro San Giovanni d’Avila, vende tutto ciò che ha per darlo ai poveri. Viene ritenuto pazzo e rinchiuso in manicomio. In quel luogo scopre i malati più emarginati e prova, sulla propria pelle, il modo in cui spesso venivano “torturati”. Inizia allora, senza saperlo, la Via che percorre fino alla morte. Il suo “mestiere”, dopo averne provati tanti, è quello di occuparsi dei malati. Esce dal manicomio e crea un dormitorio per i poveri, poi un ospedale, dove i malati possono sperimentare un modo nuovo di assistenza, senza torture, ma con dignità e amore. Si occupa anche di famiglie senza padre, disoccupati, prostitute. Non sarà mai prete o frate. Sarà il vescovo di Granada a cambiare il suo nome di nascita in: Giovanni di Dio. Mentre il suo ospedale e quelli che verranno costruiti in seguito, così come i fratelli del suo ordine, verranno riconosciuti con la frase che egli gridava a tutti: «Fate (del) bene, fratelli, a voi stessi».

    Muore a 55 anni nel 1550 mentre sta pregando in ginocchio e stringe un crocifisso… Viene proclamato patrono degli ospedali, insieme a San Camillo de Lellis, degli infermieri e di quanti operano per la salute degli infermi. Possa il Signore condurre anche a noi, come San Giovanni di Dio, a scoprire il suo volto in quello di chi soffre.

    Fabrizio Zo

  • Appuntamenti per la Quaresima 2024

    Appuntamenti per la Quaresima 2024

    Appuntamenti per la Quaresima 2024
    “E camminava con loro”

    Via Crucis

    Ogni venerdì, nelle parrocchie con i rispettivi orari

    Meditazione

    meditazione sulla Parola del giorno con il libretto: “Abbiamo conosciuto l’amore”

    Adorazione eucaristica silenziosa

    Ogni SABATO POMERIGGIO, in ogni parrocchia dalle 16,30

    ➜ Alle 20.32 l’Arcivescovo entra nelle case ambrosiane con il «Credo»
    Ogni sera dal 18 febbraio al 27 marzo su Telenova, i media e i social diocesani, monsignor Delpini offrirà una breve riflessione su brani di una delle preghiere più antiche, nella formulazione del «Simbolo degli apostoli».

  • I Campanari e le campane  della Basilica  ci accompagnano ogni giorno  con il loro antico suono

    I Campanari e le campane della Basilica ci accompagnano ogni giorno con il loro antico suono

    Nella storia delle parrocchie e degli oratori della diocesi ambrosiana ha sempre avuto grande rilevanza l’educazione musicale che ha avuto due grandi obiettivi: il servizio liturgico e l’accrescimento culturale della popolazione. La conferma a questa affermazione è chiara nelle tantissime corali e nei numerosi corpi musicali sorti all’ombra delle istituzioni cattoliche.

    La nostra parrocchia si inserisce a pieno titolo in questa storia di cultura sacra: ricordiamo la schola cantorum, il coretto dell’oratorio, il corpo musicale Pio XI; oltre a queste benemerite istituzioni Desio custodisce un’altra formazione musicale del tutto tipica e particolare: il gruppo dei campanari!

    Ma chi sono i campanari?

    I campanari sono un gruppo che svolge un grande servizio per la parrocchia: annunciare le celebrazioni liturgiche e le solennità e curare la torre campanaria nei vari aspetti pratici.

    I campanari con la loro azione sono come degli evangelizzatori: richiamano alla preghiera, chiamano i fedeli al convitto eucaristico; potremmo dire che sono una sorta di “megafoni” per il Signore.

    Con il suono delle campane, strumenti consacrati con l’olio santo, i campanari portano la voce del Padre in tutto il paese, come discepoli fedeli e nemmeno i progressi della tecnica hanno smorzato la volontà di proseguire il loro servizio alla comunità cristiana, trasmettendo questo patrimonio di fede e di cultura musicale che a Desio è iniziato alla fine del XVIII secolo.

    È bello vedere come la tradizione campanaria desiana sia rimasta sempre fedele alla sua origine e per molto tempo è stata quella più conosciuta in ogni parte del mondo.

    Guardando con quest’ottica ai campanari dovrebbe venire a tutti i fedeli un atteggiamento di emulazione nello slancio evangelizzatore che con umiltà proseguono da secoli.

  • Oratorio estivo 2024: Il pellegrinaggio

    Oratorio estivo 2024: Il pellegrinaggio

    Il progetto relativo all’oratorio estivo 2024 avrà come tema “il pellegrinaggio”. Nel breve testo proviamo a declinare il progetto educativo e i sette passi che caratterizzano “il pellegrinaggio” secondo don Samuele Marelli.

    Come si fa a trovare la strada giusta in una società basata sulle performance e la visibilità, sommersa dalle informazioni? Questa è la dinamica nella quale i nostri ragazzi devono scegliere e tracciare il cammino per il loro futuro. Per loro sarebbe necessario una segnaletica chiara a cui rivolgere lo sguardo. Per noi cristiani la via c’è, quella che ci ha indicato e tracciato Gesù, un cammino verso una meta, anche con delle deviazioni, perché non va raggiunta in fretta.

    Per questo l’oratorio estivo 2024 mette a fuoco il tema del pellegrinaggio, non solo un semplice camminare, ma il muoversi verso una meta precisa, con una direzione aperta all’imprevedibile e agli incontri. Gesù ci insegna questo: per tutto il suo ministero è andato incontro alla gente, non ha avuto fretta di finire il cammino e ha superato ostacoli e difficoltà volgendo sempre lo sguardo verso la meta finale.
    “Pellegrinare” non è da intendere solo come avanzare, un passo alla volta, ma anche abitare questo modo, vivere quella realtà sottesa tra corpo e anima, materia e pensiero, realtà e identità, cioè far convivere la dimensione terrena, umana, e la dimensione spirituale. Il pellegrinaggio diventa quindi luogo fertile per la propria interiorità

    I sette passi

    Per meglio comprendere il tema del pellegrinaggio, viene proposta la visione di don Samuele Marelli descritta nel suo libro A passo d’uomo. Il pellegrinaggio è una “esperienza generativa” suddivisa in sette passi: decidere, prepararsi, partire, camminare, arrivare, ritornare e raccontare.

    Prima di tutto decidere, il pellegrinaggio non parte quando si inizia a camminare, ma quando si pensa alla meta, alle motivazioni, appunto quando si decide di intraprenderlo. Prepararsi, perché il pellegrinaggio è un’esperienza che va preparata, sia fisicamente che spiritualmente. Una volta che tutto è pronto, si può partire, bisogna avere il coraggio di interrompere la propria ordinarietà e mettersi in viaggio. Durante il pellegrinaggio si deve camminare, cosa che permette di fare esperienza di incontri, fatiche, scelte e non solo. Al culmine del cammino c’è la meta, arrivare è il coronamento dell’esperienza ed è importante che ci sia una meta altrimenti saremmo solo vagabondi. Dopo l’esperienza c’è il ritorno, cambiati dagli incontri e da quanto vissuto si deve ritornare all’ordinario, ma in un modo tutto nuovo e rinnovato. L’ultimo passo del pellegrinaggio è dare testimonianza di quanto vissuto, raccontare dell’esperienza che si è passata.

    Alessio Malberti

  • Via Crucis guidata dall’Arcivescovo

    Via Crucis guidata dall’Arcivescovo

    Via Crucis guidata dall’Arcivescovo

    Zona Pastorale V – Monza

    Meda – 8 Marzo 2024

    Informazioni utili

    Partenza:

    Piazza Vittorio Veneto (presso il Santuario del S. Crocifisso)

    L’inizio della Via Crucis sarà alle 20.45

    Arrivo:

    Piazza della Chiesa (Chiesa di S. Maria Nascente)

    Sul lato sinistro della chiesa è presente una rampa di accesso per i disabili

    • Parcheggi: Insieme alla Polizia Locale abbiamo identificato le seguenti aree di parcheggio:
    • AUTOMOBILI: Piazza del Lavoratore (ingresso Oratorio S. Crocifisso), Via General Cantore, Via Pace (parcheggio Auxologico di Meda)
    • Le strade del percorso della Via Crucis verranno chiuse al traffico a partire dalle 19.00. Consigliamo di parcheggiare nei luoghi indicati e comunque nella zona intorno ai parcheggi, evitando di passare con i mezzi la ferrovia.
    • Nelle zone adiacenti ai parcheggi saranno presenti dei volontari che segnaleranno la presenza degli stessi ed indicheranno la strada da percorrere per arrivare alla partenza della Via Crucis.
    • Il percorso intero della Via Crucis misura circa 1,5 km.
    • A questo link trovate la mappa delle stazioni della via crucis, il percorso e il posizionamento dei parcheggi: https://www.google.com/maps/d/u/0/viewer?mid=1dhIJ1xGvnI1gSvL-9VMLlRsYy4C_44I&ll=45.663153784027266%2C9.16082347654341&z=1
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