Autore: Paolo Redaelli

  • S. Messe di Avvento in Duomo: l’Arcivescovo invita e incontra sei categorie

    I nonni, gli insegnanti, i nati nel 1951, gli infermieri, le badanti, gli sportivi.

    Sono queste le categorie di persone che l’Arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, invita in Duomo a Milano per la Messa delle 17.30 nelle domeniche di Avvento.

    L’Avvento, tempo liturgico che la Chiesa vive come preparazione al mistero del Natale, da qualche anno la Diocesi ambrosiana lo pensa anche come occasione per sottolineare il valore della Cattedrale, della preghiera con il Vescovo, per approfondire le ragioni della fede e offrire l’opportunità di riavvicinarsi al messaggio cristiano.

     

    Ogni domenica avrà una speciale attenzione per alcune situazioni: di esperienza familiare, attività lavorativa o generazionale.

    Si inizia la prima domenica di Avvento con i nonni (12 novembre), poi gli insegnanti (19 novembre). Il 26 novembre l’Arcivescovo invita in Duomo tutti coloro che sono nati nel suo stesso anno, il 1951.

    A seguire gli infermieri (3 dicembre), le badanti (10 dicembre) e gli sportivi (17 dicembre).

    Alcune celebrazioni delle 17.30 in Cattedrale saranno precedute alle 16.45 da un momento di dialogo con la categoria invitata quel giorno.

    Serve la collaborazione di tutti per estendere l’invito dell’Arcivescovo a queste categorie di persone: sul sito della Diocesi è disponibile un volantino invito per ogni domenica.

    In ogni parrocchia farsi carico di diffonderlo e consegnarlo agli interessati è un importante gesto missionario che aiuta l’Arcivescovo a fare giungere a tutti il proprio invito.

     

    mons. Davide Milani

    Responsabile comunicazione, Arcidiocesi di Milano

    Portavoce mons. Mario Delpini

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  • Comunità in cammino 29 ottobre 2017

    basilica

    COMUNITÀ PASTORALE

    SANTA TERESA DI GESÙ BAMBINO – DESIO

    NOTIZIARIO SETTIMANALE DELLA PARROCCHIA SS. SIRO e MATERNO

    COMUNITÀ IN CAMMINO

    Anno 16 – Numero 9 domenica 29 ottobre 2017

    IL GESTO MINIMO CHE DÀ TUTTO

     Nella Veglia missionaria del 21 ottobre l’Arcivescovo mons. Mario Delpini ha indicato come la vocazione missionaria del cristiano si attui nel “gesto minimo che consegna tutto”. Ecco alcuni passaggi della sua omelia affidati alla nostra riflessione.

    Il gesto minimo è quello del bicchiere d’acqua per l’assetato, del pane condiviso con l’affamato. Il gesto minimo è quello che comincia oggi. Quello che non aspetta che si risolva il problema della fame nel mondo, ma consegna tutto quello che serve per il fratello che ha fame. La pratica del gesto minimo non rifugge dai grandi pensieri e dall’affrontare le questioni generali con competenza e serietà, ma conduce a decidere adesso quello che è possibile per il tutto che sono adesso, che vedo adesso, che posso adesso, senza calcolare dove può condurre, senza calcolare quanto può rendere, senza calcolare quali problemi può risolvere. Il Vangelo non chiede le nostre cose, ma la nostra risposta libera, lieta, fiduciosa. La pratica del gesto minimo si riassume in una parola: “eccomi!”. Eccomi adesso consegno tutta la libertà di cui dispongo: eccomi, per un’ora di servizio ai poveri; eccomi, per preparare una torta per il banco missionario; eccomi, per quindici giorni d’estate in Brasile; eccomi, per una classe di catechismo; eccomi, per un anno di discernimento vocazionale; eccomi, per consegnarmi a un amore che sia fedele per tutta la vita; eccomi per andare in croce e morire! Il gesto minimo non è l’azzardo sconsiderato, ma la docilità incondizionata.

    (altro…)

  • Giornata CARITAS – 5 novembre

    Volantino Caritas 17

     

    MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO

    I GIORNATA MONDIALE DEI POVERI

    Domenica XXXIII del Tempo Ordinario
    19 novembre 2017

     

    Non amiamo a parole ma con i fatti

     

    1. «Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità» (1 Gv 3,18). Queste parole dell’apostolo Giovanni esprimono un imperativo da cui nessun cristiano può prescindere. La serietà con cui il “discepolo amato” trasmette fino ai nostri giorni il comando di Gesù è resa ancora più accentuata per l’opposizione che rileva tra le parole vuote che spesso sono sulla nostra bocca e i fatti concreti con i quali siamo invece chiamati a misurarci. L’amore non ammette alibi: chi intende amare come Gesù ha amato, deve fare proprio il suo esempio; soprattutto quando si è chiamati ad amare i poveri. Il modo di amare del Figlio di Dio, d’altronde, è ben conosciuto, e Giovanni lo ricorda a chiare lettere. Esso si fonda su due colonne portanti: Dio ha amato per primo (cfr 1 Gv 4,10.19); e ha amato dando tutto sé stesso, anche la propria vita (cfr 1 Gv 3,16).

    Un tale amore non può rimanere senza risposta. Pur essendo donato in maniera unilaterale, senza richiedere cioè nulla in cambio, esso tuttavia accende talmente il cuore che chiunque si sente portato a ricambiarlo nonostante i propri limiti e peccati. E questo è possibile se la grazia di Dio, la sua carità misericordiosa viene accolta, per quanto possibile, nel nostro cuore, così da muovere la nostra volontà e anche i nostri affetti all’amore per Dio stesso e per il prossimo. In tal modo la misericordia che sgorga, per così dire, dal cuore della Trinità può arrivare a mettere in movimento la nostra vita e generare compassione e opere di misericordia per i fratelli e le sorelle che si trovano in necessità.

    2. «Questo povero grida e il Signore lo ascolta» (Sal 34,7). Da sempre la Chiesa ha compreso l’importanza di un tale grido. Possediamo una grande testimonianza fin dalle prime pagine degli Atti degli Apostoli, là dove Pietro chiede di scegliere sette uomini «pieni di Spirito e di sapienza» (6,3) perché assumessero il servizio dell’assistenza ai poveri. È certamente questo uno dei primi segni con i quali la comunità cristiana si presentò sulla scena del mondo: il servizio ai più poveri. Tutto ciò le era possibile perché aveva compreso che la vita dei discepoli di Gesù doveva esprimersi in una fraternità e solidarietà tali, da corrispondere all’insegnamento principale del Maestro che aveva proclamato i poveri beati ed eredi del Regno dei cieli (cfr Mt 5,3).

    «Vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno» (At 2,45). Questa espressione mostra con evidenza la viva preoccupazione dei primi cristiani. L’evangelista Luca, l’autore sacro che più di ogni altro ha dato spazio alla misericordia, non fa nessuna retorica quando descrive la prassi di condivisione della prima comunità. Al contrario, raccontandola intende parlare ai credenti di ogni generazione, e quindi anche a noi, per sostenerci nella testimonianza e provocare la nostra azione a favore dei più bisognosi. Lo stesso insegnamento viene dato con altrettanta convinzione dall’apostolo Giacomo, che, nella sua Lettera, usa espressioni forti ed incisive: «Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio non ha forse scelto i poveri agli occhi del mondo, che sono ricchi nella fede ed eredi del Regno, promesso a quelli che lo amano? Voi invece avete disonorato il povero! Non sono forse i ricchi che vi opprimono e vi trascinano davanti ai tribunali? […] A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha le opere? Quella fede può forse salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: “Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi”, ma non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve? Così anche la fede: se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta» (2,5-6.14-17).

    3. Ci sono stati momenti, tuttavia, in cui i cristiani non hanno ascoltato fino in fondo questo appello, lasciandosi contagiare dalla mentalità mondana. Ma lo Spirito Santo non ha mancato di richiamarli a tenere fisso lo sguardo sull’essenziale. Ha fatto sorgere, infatti, uomini e donne che in diversi modi hanno offerto la loro vita a servizio dei poveri. Quante pagine di storia, in questi duemila anni, sono state scritte da cristiani che, in tutta semplicità e umiltà, e con la generosa fantasia della carità, hanno servito i loro fratelli più poveri!

    Tra tutti spicca l’esempio di Francesco d’Assisi, che è stato seguito da numerosi altri uomini e donne santi nel corso dei secoli. Egli non si accontentò di abbracciare e dare l’elemosina ai lebbrosi, ma decise di andare a Gubbio per stare insieme con loro. Lui stesso vide in questo incontro la svolta della sua conversione: «Quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi, e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da loro, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di animo e di corpo» (Test 1-3: FF 110). Questa testimonianza manifesta la forza trasformatrice della carità e lo stile di vita dei cristiani.

    Non pensiamo ai poveri solo come destinatari di una buona pratica di volontariato da fare una volta alla settimana, o tanto meno di gesti estemporanei di buona volontà per mettere in pace la coscienza. Queste esperienze, pur valide e utili a sensibilizzare alle necessità di tanti fratelli e alle ingiustizie che spesso ne sono causa, dovrebbero introdurre ad un vero incontro con i poveri e dare luogo ad una condivisione che diventi stile di vita. Infatti, la preghiera, il cammino del discepolato e la conversione trovano nella carità che si fa condivisione la verifica della loro autenticità evangelica. E da questo modo di vivere derivano gioia e serenità d’animo, perché si tocca con mano la carne di Cristo. Se vogliamo incontrare realmente Cristo, è necessario che ne tocchiamo il corpo in quello piagato dei poveri, come riscontro della comunione sacramentale ricevuta nell’Eucaristia. Il Corpo di Cristo, spezzato nella sacra liturgia, si lascia ritrovare dalla carità condivisa nei volti e nelle persone dei fratelli e delle sorelle più deboli. Sempre attuali risuonano le parole del santo vescovo Crisostomo: «Se volete onorare il corpo di Cristo, non disdegnatelo quando è nudo; non onorate il Cristo eucaristico con paramenti di seta, mentre fuori del tempio trascurate quest’altro Cristo che è afflitto dal freddo e dalla nudità» (Hom. in Matthaeum, 50, 3: PG 58).

    Siamo chiamati, pertanto, a tendere la mano ai poveri, a incontrarli, guardarli negli occhi, abbracciarli, per far sentire loro il calore dell’amore che spezza il cerchio della solitudine. La loro mano tesa verso di noi è anche un invito ad uscire dalle nostre certezze e comodità, e a riconoscere il valore che la povertà in sé stessa costituisce.

    4. Non dimentichiamo che per i discepoli di Cristo la povertà è anzitutto una vocazione a seguire Gesù povero. È un cammino dietro a Lui e con Lui, un cammino che conduce alla beatitudine del Regno dei cieli (cfr Mt 5,3; Lc 6,20). Povertà significa un cuore umile che sa accogliere la propria condizione di creatura limitata e peccatrice per superare la tentazione di onnipotenza, che illude di essere immortali. La povertà è un atteggiamento del cuore che impedisce di pensare al denaro, alla carriera, al lusso come obiettivo di vita e condizione per la felicità. E’ la povertà, piuttosto, che crea le condizioni per assumere liberamente le responsabilità personali e sociali, nonostante i propri limiti, confidando nella vicinanza di Dio e sostenuti dalla sua grazia. La povertà, così intesa, è il metro che permette di valutare l’uso corretto dei beni materiali, e anche di vivere in modo non egoistico e possessivo i legami e gli affetti (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 25-45).

    Facciamo nostro, pertanto, l’esempio di san Francesco, testimone della genuina povertà. Egli, proprio perché teneva fissi gli occhi su Cristo, seppe riconoscerlo e servirlo nei poveri. Se, pertanto, desideriamo offrire il nostro contributo efficace per il cambiamento della storia, generando vero sviluppo, è necessario che ascoltiamo il grido dei poveri e ci impegniamo a sollevarli dalla loro condizione di emarginazione. Nello stesso tempo, ai poveri che vivono nelle nostre città e nelle nostre comunità ricordo di non perdere il senso della povertà evangelica che portano impresso nella loro vita.

    5. Conosciamo la grande difficoltà che emerge nel mondo contemporaneo di poter identificare in maniera chiara la povertà. Eppure, essa ci interpella ogni giorno con i suoi mille volti segnati dal dolore, dall’emarginazione, dal sopruso, dalla violenza, dalle torture e dalla prigionia, dalla guerra, dalla privazione della libertà e della dignità, dall’ignoranza e dall’analfabetismo, dall’emergenza sanitaria e dalla mancanza di lavoro, dalle tratte e dalle schiavitù, dall’esilio e dalla miseria, dalla migrazione forzata. La povertà ha il volto di donne, di uomini e di bambini sfruttati per vili interessi, calpestati dalle logiche perverse del potere e del denaro. Quale elenco impietoso e mai completo si è costretti a comporre dinanzi alla povertà frutto dell’ingiustizia sociale, della miseria morale, dell’avidità di pochi e dell’indifferenza generalizzata!

    Ai nostri giorni, purtroppo, mentre emerge sempre più la ricchezza sfacciata che si accumula nelle mani di pochi privilegiati, e spesso si accompagna all’illegalità e allo sfruttamento offensivo della dignità umana, fa scandalo l’estendersi della povertà a grandi settori della società in tutto il mondo. Dinanzi a questo scenario, non si può restare inerti e tanto meno rassegnati. Alla povertà che inibisce lo spirito di iniziativa di tanti giovani, impedendo loro di trovare un lavoro; alla povertà che anestetizza il senso di responsabilità inducendo a preferire la delega e la ricerca di favoritismi; alla povertà che avvelena i pozzi della partecipazione e restringe gli spazi della professionalità umiliando così il merito di chi lavora e produce; a tutto questo occorre rispondere con una nuova visione della vita e della società.

    Tutti questi poveri – come amava dire il Beato Paolo VI – appartengono alla Chiesa per «diritto evangelico» (Discorso di apertura della II sessione del Concilio Ecumenico Vaticano II, 29 settembre 1963) e obbligano all’opzione fondamentale per loro. Benedette, pertanto, le mani che si aprono ad accogliere i poveri e a soccorrerli: sono mani che portano speranza. Benedette le mani che superano ogni barriera di cultura, di religione e di nazionalità versando olio di consolazione sulle piaghe dell’umanità. Benedette le mani che si aprono senza chiedere nulla in cambio, senza “se”, senza “però” e senza “forse”: sono mani che fanno scendere sui fratelli la benedizione di Dio.

    6. Al termine del Giubileo della Misericordia ho voluto offrire alla Chiesa la Giornata Mondiale dei Poveri, perché in tutto il mondo le comunità cristiane diventino sempre più e meglio segno concreto della carità di Cristo per gli ultimi e i più bisognosi. Alle altre Giornate mondiali istituite dai miei Predecessori, che sono ormai una tradizione nella vita delle nostre comunità, desidero che si aggiunga questa, che apporta al loro insieme un elemento di completamento squisitamente evangelico, cioè la predilezione di Gesù per i poveri.

    Invito la Chiesa intera e gli uomini e le donne di buona volontà a tenere fisso lo sguardo, in questo giorno, su quanti tendono le loro mani gridando aiuto e chiedendo la nostra solidarietà. Sono nostri fratelli e sorelle, creati e amati dall’unico Padre celeste. QuestaGiornata intende stimolare in primo luogo i credenti perché reagiscano alla cultura dello scarto e dello spreco, facendo propria la cultura dell’incontro. Al tempo stesso l’invito è rivolto a tutti, indipendentemente dall’appartenenza religiosa, perché si aprano alla condivisione con i poveri in ogni forma di solidarietà, come segno concreto di fratellanza. Dio ha creato il cielo e la terra per tutti; sono gli uomini, purtroppo, che hanno innalzato confini, mura e recinti, tradendo il dono originario destinato all’umanità senza alcuna esclusione.

    7. Desidero che le comunità cristiane, nella settimana precedente la Giornata Mondiale dei Poveri, che quest’anno sarà il 19 novembre, XXXIII domenica del Tempo Ordinario, si impegnino a creare tanti momenti di incontro e di amicizia, di solidarietà e di aiuto concreto. Potranno poi invitare i poveri e i volontari a partecipare insieme all’Eucaristia di questa domenica, in modo tale che risulti ancora più autentica la celebrazione della Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo, la domenica successiva. La regalità di Cristo, infatti, emerge in tutto il suo significato proprio sul Golgota, quando l’Innocente inchiodato sulla croce, povero, nudo e privo di tutto, incarna e rivela la pienezza dell’amore di Dio. Il suo abbandonarsi completamente al Padre, mentre esprime la sua povertà totale, rende evidente la potenza di questo Amore, che lo risuscita a vita nuova nel giorno di Pasqua.

    In questa domenica, se nel nostro quartiere vivono dei poveri che cercano protezione e aiuto, avviciniamoci a loro: sarà un momento propizio per incontrare il Dio che cerchiamo. Secondo l’insegnamento delle Scritture (cfr Gen 18,3-5; Eb 13,2), accogliamoli come ospiti privilegiati alla nostra mensa; potranno essere dei maestri che ci aiutano a vivere la fede in maniera più coerente. Con la loro fiducia e disponibilità ad accettare aiuto, ci mostrano in modo sobrio, e spesso gioioso, quanto sia decisivo vivere dell’essenziale e abbandonarci alla provvidenza del Padre.

    8. A fondamento delle tante iniziative concrete che si potranno realizzare in questa Giornata ci sia sempre la preghiera. Non dimentichiamo che il Padre nostro è la preghiera dei poveri. La richiesta del pane, infatti, esprime l’affidamento a Dio per i bisogni primari della nostra vita. Quanto Gesù ci ha insegnato con questa preghiera esprime e raccoglie il grido di chi soffre per la precarietà dell’esistenza e per la mancanza del necessario. Ai discepoli che chiedevano a Gesù di insegnare loro a pregare, Egli ha risposto con le parole dei poveri che si rivolgono all’unico Padre in cui tutti si riconoscono come fratelli. Il Padre nostro è una preghiera che si esprime al plurale: il pane che si chiede è “nostro”, e ciò comporta condivisione, partecipazione e responsabilità comune. In questa preghiera tutti riconosciamo l’esigenza di superare ogni forma di egoismo per accedere alla gioia dell’accoglienza reciproca.

    9. Chiedo ai confratelli vescovi, ai sacerdoti, ai diaconi – che per vocazione hanno la missione del sostegno ai poveri –, alle persone consacrate, alle associazioni, ai movimenti e al vasto mondo del volontariato di impegnarsi perché con questa Giornata Mondiale dei Poveri si instauri una tradizione che sia contributo concreto all’evangelizzazione nel mondo contemporaneo.

    Questa nuova Giornata Mondiale, pertanto, diventi un richiamo forte alla nostra coscienza credente affinché siamo sempre più convinti che condividere con i poveri ci permette di comprendere il Vangelo nella sua verità più profonda. I poveri non sono un problema: sono una risorsa a cui attingere per accogliere e vivere l’essenza del Vangelo.

    Dal Vaticano, 13 giugno 2017

    Memoria di Sant’Antonio di Padova

     

    Francesco

  • Comunità in cammino 22 ottobre 2017

    basilicaCOMUNITÀ PASTORALE

    SANTA TERESA DI GESÙ BAMBINO – DESIO

    NOTIZIARIO SETTIMANALE DELLA PARROCCHIA SS. SIRO e MATERNO

    COMUNITÀ IN CAMMINO

    Anno 16 – Numero 8 domenica 22 ottobre 2017

    LA MISSIONE AL CUORE DELLA FEDE

    Cari fratelli e sorelle,

    la Giornata Missionaria Mondiale ci convoca attorno alla persona di Gesù, «il primo e il più grande evangelizzatore», che continuamente ci invia ad annunciare il Vangelo dell’amore di Dio Padre nella forza dello Spirito Santo. Questa Giornata ci invita a riflettere nuovamente sulla missione al cuore della fede cristiana. Infatti, la Chiesa è missionaria per natura; se non lo fosse, non sarebbe più la Chiesa di Cristo, ma un’associazione tra molte altre, che ben presto finirebbe con l’esaurire il proprio scopo e scomparire. La missione della Chiesa, destinata a tutti gli uomini di buona volontà, è fondata sul potere trasformante del Vangelo. Il Vangelo è una Buona Notizia che porta in sé una gioia contagiosa perché contiene e offre una vita nuova: quella di Cristo risorto, il quale, comunicando il suo Spirito vivificante, diventa Via, Verità e Vita per noi.

    (Dal Messaggio di Papa Francesco)

    VITA DELLA COMUNITÀ

     

    DOMENICA 22 OTTOBRE 2017 – I DOPO LA DEDICAZIONE

    GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE

    Ore 15.00-19.00 – Cappella del Centro:

    mostra e vendita a cura del Laboratorio missionario

    Ore 15.30 Basilica: S. Messa e celebrazione della Cresima, presieduta da mons. Paolo Bianchi (ritrovo in Oratorio BVI alle 14.30)

    LUNEDÌ 23 OTTOBRE 2017

    Ore 17.00 Casa Parrocchiale: incontro Ministri straordinari dell’Eucaristia

    Ore 21.00 Casa parrocchiale: Commissione pastorale socio-politica cittadina

    MARTEDÌ 24 OTTOBRE 2017 – INIZIO DELLA VISITA NATALIZIA ALLE FAMIGLIE

    Ore 15.00-18.00 – Cappella del Centro:

    mostra e vendita a cura del Laboratorio missionario

    GIOVEDÌ 26 OTTOBRE 2017

    In serata Parrocchia Santi Pietro e Paolo: EDU A 5 (18.30: educatori preadolescenti; 21.00: educatori adolescenti e 18-19enni)

    VENERDÌ 27 OTTOBRE 2017

    Ore 21.00 Il Centro (sala Castelli): percorso di preparazione al matrimonio

    SABATO 28 OTTOBRE 2017

    Anniversario della consacrazione episcopale di Achille Ratti – PIO XI

    Ore 15.30 Casa Natale Pio XI: presentazione del volume Pio XI e il suo tempo (mons. Ennio Apeciti) e conferimento del Premio della ComunicazionePio XI a mons. Roberto Busti, vescovo emerito di Mantova

    Ore 15.00 Il Centro (sala Castelli): incontro di preparazione al Battesimo (12/11)

    Ore 15.00-18.00 – Cappella del Centro:

    mostra e vendita a cura del Laboratorio missionario

    Ore 18.30 Basilica: solenne concelebrazione in memoria di Pio XI

    Ore 21.00 Il Centro (sala Castelli): percorso di preparazione al matrimonio

    DOMENICA 29 OTTOBRE 2017 – II DOPO LA DEDICAZIONE

    La Conferenza di San Vincenzo vende il Pan Tramvai dopo le SS. Messe

    Ore 15.00-19.00 – Cappella del Centro:

    mostra e vendita a cura del Laboratorio missionario

    Ore 14.30 Missionari Saveriani: Perdere tempo con i propri figli. Davvero tempo perso? contributo di Alessandra Augelli, pedagogista e testimonianza

    Ore 15.30 Il Centro (sala Castelli): percorso formativo dell’Azione Cattolica cittadina

    Ore 19.00 Nova Milanese (Oratorio S. Carlo, via Giussani, 24): serata giovani aperta a tutti con preghiera, cena e testimonianze sulle esperienze estive

    DOMENICA 15 OTTOBRE Offerte raccolte nelle SS. Messe: € 1.484,00. Grazie.

    LA COMUNITÀ AFFIDA NELLA PREGHIERA

    • Il Matrimonio della settimana: Mauro Barlassina con Laura Colombo.

    • La defunta della settimana: Enrica Camisasca Novati.

     

     

    BENEDETTO IL SIGNORE CHE VISITA IL SUO POPOLO

    Calendario della visita natalizia alle famiglie

     

    • La visita natalizia alle famiglie si terrà nei giorni indicati dalle 17.00 alle 20.00.

    • In parrocchia sono incaricati della visita: don Gianni Cesena, don Sandro Mottadelli, don Giuseppe Maggioni, padre Gianni Villa (missionario Saveriano), suor Lucia e suor Italina (Ancelle della Carità).

    Saremo lieti se aprirete le vostre porte ai sacerdoti e alle suore incaricati della visita, per un momento fraterno di incontro, di dialogo e di preghiera: sarà un’occasione per aprire il cuore alla presenza di Gesù nelle nostre vite.

    Martedì

    24 ottobre– tutti i numeri: via Ballerio, via Cherubini, via Vallette

    – via Buonarroti dal n. 2 al n. 8

    – via Del Guado dal n. 67 al n. 57

    – via Forlanini dal n. 73 al n. 59

    – via Gabellini numeri dispari dal n. 89 al n. 99

    – via Milano n. 136

    Mercoledì

    25 ottobre

     

    – tutti i numeri: via Bainsizza, via Turati

    – via Molinara numeri pari

    – via Filippo da Desio numeri pari dal n. 4 al n. 30

    – via XX Settembre numeri pari dal n. 52 al 28 e numeri dispari dal n. 51 al n. 39 – via Buonarroti numeri 9-11-12

    – via Galileo Galilei dal n. 11 al n. 56

    Giovedì

    26 ottobre

     

    – tutti i numeri: via Donizetti, via Ugo Foscolo

    – via Filippo da Desio numeri 81/A-56-49-56 e numeri dispari dal n. 1 al n. 37 – via XX Settembre numeri pari dal n. 2 al n. 24

    – via Forlanini n. 54 e numeri 51-49-48-46

    – via Galileo Galilei dal n. 1 al n. 8

    – via Verdi dal n. 1 al n. 28

    Venerdì

    27 ottobre– tutti i numeri: via Bolivia, via Lecco

    – via Tittoni tutti i numeri pari dal n. 4 al n. 30

    – via XX Settembre numeri dispari dal n. 9 al n. 35

    – via Milano numeri pari dal n. 138 al n. 222

    – via Forlanini n. 47-45 e n. 33 scala A

    – via Verdi n. 74

    LA FONTANA DEL VILLAGGIO

    • TERRA SANTA (21-28 febbraio 2018): sono ancora disponibili alcuni posti. Informazioni e iscrizioni: segreteria della Basilica da lunedì a venerdì (ore 10.00-12.00).

    • LOURDES (20-23 aprile 2018): informazioni sui volantini in distribuzione oppure telefonando al 0362-623771. Incontri di presentazione: mercoledì 15 novembre, ore 21.00, presso l’oratorio SS. Pietro e Paolo (via S. Caterina, 9).

    • «VEDETE SONO UNO DI VOI»: il libro di Marco Garzonio (sceneggiatore del film che porta lo stesso titolo) con l’intervista a Ermanno Olmi sula figura del card. Carlo Maria Martini è a disposizione in sacrestia (€ 12,00)

    L’EUCARISTIA AL CENTRO DELLA COMUNITÀ

     

    DOMENICA 22 OTTOBRE 2017

    I dopo la DEDICAZIONE

     

    At 10,34-48; 1Cor 1,17b-24; Lc 24,44-49

    Annunciate a tutti i popoli le opere di Dio

     

    Liturgia delle Ore: I settimana 8.30 Basilica

    9.30 S. Francesco

    10.00 Basilica

    10.30 S. Cuore

    11.00 S. Crocifisso

    11.30 Basilica

    18.30 BasilicaLUNEDÌ 23 OTTOBRE

    Per la Chiesa universale

     

    Ap 4,1-11; Lc 9,57-62

    Santo è il Signore, nostro Dio 7.30 Basilica (Maria, Alfonso, Angelo e Lazzaro)

    9.00 Oratorio BVI (Roberto Arienti, Irma Capuzzo e Renato Altavilla)

    18.30 Basilica (Giovanni Ciapponi / Stella Avola / Antonietta Arienti e Giovanni Orsenigo /Giovanni Marco Triggiano / Maria Battistini / Amalia e Natale Manzotti / Luigi Citterio e Rosa Villa / Ercole e familiari)MARTEDÌ 24 OTTOBRE

    Per i cristiani perseguitati

     

    Ap 5,1-14; Mc 10,17-22

    Tutta la terra acclami il Signore 7.30 Basilica (Intenzione personale)

    9.00 Basilica (Arialdo e Mariuccia Radice)

    18.30 Basilica (Nunzia Vara)MERCOLEDÌ 25 OTTOBRE

    B. Carlo Gnocchi, sacerdote

     

    Ap 6,1-11; Mt 19,9-12

    Esultino i fedeli nella gloria 7.30 Basilica (Gianfranco Daneluzzi)

    9.00 Basilica (Mario Merla)

    18.30 Basilica (defunti famiglie Piccaluga-Baioni)GIOVEDÌ 26 OTTOBRE

    Per l’evangelizzazione dei popoli

     

    Ap 6,12-7,3; Mt 19,27-29

    Il nostro Dio è un Dio che salva 7.30 Basilica (Elena Moschetti)

    9.00 Basilica (Giovanni Frates, Teresa e Luigia Canzi)

    18.30 Basilica (Andrea Colombo e Carlo Consonni)VENERDÌ 27 OTTOBRE

    Per l’unità dei cristiani

     

    Ap 8,1-6; Mt 10,40-42

    Grande è il Signore sopra tutti gli dèi 7.30 Basilica (Carla Fedegari)

    9.00 S. Crocifisso (Giuseppe Sinatra)

    18.30 Basilica (Giovanni Battista Bontempi)SABATO 28 OTTOBRE

    SS. Simone e Giuda, apostoli

     

    At 1,12-14; Ef 2,19-22; Gv 14,19-26

    Risuona in tutto il mondo la parola di salvezza 9.00 Basilica (Fernanda e Nino Vimercati)

    11.30 Basilica matrimonio Sala-Pujol

    18.30 Basilica LITURGIA VIGILIARE VESPERTINA

     

    Letture S. Messa vigiliare:

    Is 45,20-23; Fil 3,13b-4,1; Mt 13,47-52

    SACRAMENTO DELLA RICONCILIAZIONE IN BASILICA: sabato ore 16.30-18.30

  • La santità: ideale desiderabile al cuore dell’uomo del nostro tempo

    Il mese di novembre, sentito perlopiù come un tempo malinconico, inizia in realtà nel modo migliore, con la celebrazione della solennità di tutti i santi. San Bernardo di Chiaravalle dice: “Per parte mia devo confessare che, quando penso ai santi, mi sento ardere da grandi desideri”. I desideri e la santità? Possono stare insieme? Certo! La vita dei santi è una esistenza riuscita, compiuta, spesso passata attraverso prove. Se compresa bene, la santità è un ideale profondamente desiderabile al cuore dell’uomo e della donna anche del nostro tempo. Pensiamo solo a due santi canonizzati un anno fa: Madre Teresa di Calcutta, che ha saputo incarnare la misericordia di Dio attraverso una compassione profonda per tutte le persone emarginate; Ludovico Pavoni, che ha unito attenzione sociale, educativa e professionale. Quante figure stupende ha la nostra Chiesa! Gianna Beretta Molla, Enrichetta Alfieri, Luigi Monti, Carlo Gnocchi, Luigi Monza, Luigi Talamoni e tanti altri. La solennità di tutti i santi ce li fa ricordare “insieme”, cioè come “comunione dei santi”. Infatti, una vita santa è sempre una “vita in relazione”. L’amicizia tra i santi è uno spettacolo di umanità. Questo ci ricorda che anche noi siamo fatti non per la solitudine ma per vivere in comunione gli uni con gli altri. Da questa solennità discende una luce potente anche sulla commemorazione di tutti i defunti (2 novembre). Pensiamo ai nostri cari “passati all’altra riva”, preghiamo per loro, andiamo a far loro visita al cimitero, sostenuti dalla grande speranza che ha animato la vita dei santi: Gesù, crocifisso e risorto, ha vinto il male e la morte. Il filosofo Gabriel Marcel affermava: “dire ad una persona: ti amo, è come dire: tu non morirai”. Perché l’amore vince la morte. La speranza cristiana ha l’audacia di credere nella “risurrezione della carne”. E’ l’annuncio che tutto quanto abbiamo vissuto in questa vita non andrà perduto, sarà trasfigurato in Dio; ritroveremo i volti che abbiamo amato. I santi sono stati mossi da questa speranza; per questo hanno vissuto “alla grande” e ci invitano a fare lo stesso. 

    + Paolo Martinelli
    Vescovo e Vicario episcopale

  • Gli scaffali della farmacia

    Quando ero piccolo rimanevo sempre affascinato dagli scaffali delle farmacie: così alti, bianchi, puliti. Erano fatti di mille cassetti che si aprivano rivelando un ordine perfetto al loro interno: migliaia di scatole di pillole, sciroppi e pastiglie, una a fianco all’altra sempre perfettamente ordinate. Non capitava mai che il farmacista sbagliasse ad aprire un cassetto, sapeva esattamente dove cercare la cura adatta al male del momento. Per ogni problema, una soluzione pronta in una scatola chiusa che chiedeva solo di essere aperta e di venir consumata secondo il giusto dosaggio.

     

    Avrei capito solo molti anni dopo che quelle scatole non contenevano magiche pillole per ogni male e che, in alcuni casi, non c’era scatola capace di curare determinate malattie.

     

    A volte credo che le persone vivano i vari ambiti della propria vita come se fossero una serie di quegli scaffali, ognuno ben separato dagli altri, ognuno contenente un prodotto adatto all’esigenza temporanea. Non si aprono mai più scaffali contemporaneamente né se ne lascia aperto uno, se no il farmacista rischia di sbatterci contro.

     

    C’è lo scaffale del wellness che contiene i prodotti che rilassano la pelle e prevengono il formarsi delle rughe, i cibi chilometro zero che tengono alla larga pesticidi e coloranti, i momenti di svago e il tempo libero passato con gli amici.

    C’è lo scaffale del fitness pieno di piccoli flaconi al cui interno sono concentrate le ore in palestra, le sedute dal massaggiatore, le corse mattutine, i migliori integratori e le bevande energetiche.

    C’è lo scaffale del lavoro con scatole colme di rabbia, stress, orari, scadenze, solo ogni tanto si trova miracolosamente qualche scatola mezza vuota contenete soddisfazioni e promozioni.

    C’è lo scaffale del piacere, la sua anta è la più larga di tutte, ma sempre perfettamente oliata per permetterne la facile apertura; al suo interno si susseguono una dopo l’altra le bottiglie dei migliori vini, delle birre più corpose e dei superalcolici più pesanti, quando siamo di pessimo umore giochiamo a mischiare tutte queste bottiglie, credendo di trovare la formula magica per la perfetta medicina. In questo scaffale ci sono anche grosse scatole contenenti parti di persone ammucchiate l’una sopra l’altra: le natiche di un amica, il decolté di una conoscente, i pettorali di un vicino, il volto di una sconosciuta, le gambe dell’amica di nostra moglie; sono come quei vasetti pieni di piccole caramelle colorate, una diversa dall’altra, che ci divertiamo a gustare puntando di volta in volta su un determinato colore.

    C’è lo scaffale della famiglia le cui scatole sembrano più che altro pacchi dono, per quanto sono tenute bene, decorate e preziose, al loro interno c’è una scorta d’affetto, una manciata di perdono, alcune dosi di delusione, qualche pastiglia di arrabbiatura e tanti confetti d’amore.

    C’è lo scaffale della fede, ci sono momenti in cui pare nessuno abbia oliato i suoi binari dalla fatica che si fa ad aprirlo, tendenzialmente si apre almeno una volta la settimana, la domenica, manco lo avesse prescritto il medico. Al suo interno lo spazio è occupato da scatole di misericordia, alcuni flaconi di sensi di colpa mischiati con rigidi precetti, qua e là è possibile trovare delle pastiglie di gioia e pace del cuore, di alcune scatole ignoriamo il contenuto, abbandonate da troppi anni e ricoperte di polvere.

     

    Davvero crediamo sia possibile vivere così? Aprendo uno scaffale alla volta e chiudendolo ermeticamente subito dopo? Passiamo da uno all’altro come fossero i canali della TV, facciamo continuamente zapping e non ci rendiamo neppure conto dell’anta che abbiamo appena chiuso, né tantomeno siamo realmente interessati a quella che stiamo per aprire.

    Quando impareremo che una pillola influisce sulle altre, che non si può passare da un flacone al successivo senza pensare alle controindicazioni, che alcune medicine hanno bisogno di tempo e attenzioni prima di fare effetto? Forse basterebbe tornare al di là del bancone e smettere di giocare a fare il farmacista, aprire gli occhi e realizzare che non siamo in un Fai-da-te.

     

    don Pietro

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