La Liturgia oggi ci parla della Pasqua, il passaggio dalla schiavitù alla libertà: il Vangelo, attraverso la risurrezione di Lazzaro, ce la presenta come un transito dalla morte alla vita. Pasqua è sinonimo di risurrezione, di liberazione, con protagonista il Signore.
Come sempre, la nostra attenzione è in particolare per il Vangelo, che ci riporta l’ultimo dei segni, cioè dei miracoli che rivelano il mistero di Gesù e, in Lui, il volto del Padre.
Gesù si manifesta pienamente un uomo come noi, anzi modello nei valori umani per ciascuno di noi: è amico vero della famiglia di Lazzaro, è solidale nel dolore, sente la ribellione alla morte, si commuove e piange di fronte alla tomba dell’amico. Dovremmo sempre ricordare che Gesù è Figlio di Dio, ma fatto uomo come noi; ha condiviso tutta la nostra esperienza umana, anche il dolore e la morte, eccetto il peccato.
Gesù, al di là delle nostre aspettative, davanti alla tomba non si muove subito: parla del sonno di Lazzaro. Non accetta passivamente la morte, ma non incolpa Dio. Sa che anche in questa vicenda si sta dispiegando l’amore di Dio.
Gesù (questo è il messaggio finale) è la vita che sconfigge la morte. La morte per Lui è un addormentarsi per risvegliarsi alla voce di Dio: la vincerà definitivamente con la sua risurrezione.
Proviamo a chiederci se siamo coraggiosi nell’affrontare le difficoltà che ci si presentano nel realizzare il disegno di Dio su di noi. Crediamo alla Provvidenza che sa trarre il bene anche dal male, anche quando tutto sembra il contrario?
Con la sua morte, Gesù è vicino a ciascuno di noi nel dolore. E con la sua risurrezione ci dà la certezza che è con noi e che la vittoria è sempre della vita.
Chiediamo insieme al Signore di farci capire la Pasqua a cui ci prepariamo e di aiutarci a viverne il mistero.








