
Autore: Paolo Redaelli
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“Desio, sei sfilacciata e stanca. Serve audacia e creatività!” Omelia di fine anno – 31 dicembre 2024
“Desio, sei sfilacciata e stanca. Serve audacia e creatività! E occorre avere una visione d’insieme per rilanciare la città”
Omelia di fine anno – 31 dicembre 2024
In questo ultimo giorno dell’anno, con tutta probabilità, i pensieri potrebbero essere contrastanti. Alcuni di noi concludono un anno con la necessità di ringraziare.
Altri di noi, invece, concludono un anno dove prevalgono la tristezza, forse anche la delusione, la rassegnazione e la stanchezza di fronte alle sfide e alle complessità della contemporaneità, che si esplicita in uno sfilacciamento ecclesiale, istituzionale e quindi anche relazionale.L’Arcivescovo Mario Delpini nel discorso alla città, in occasione della festa di S. Ambrogio, ha affermato: “Dagli incontri che mi è dato di vivere, dalle confidenze che raccolgo mi sono convinto che si può riconoscere come uno dei sentimenti diffusi una sorta di spossatezza, come di chi non ce la fa più e deve continuare ad andare avanti. Ecco: la stanchezza mi sembra un punto di vista per interpretare la situazione”. Nel confronto avuto anche con chi ha condiviso con me l’incontro con le famiglie in occasione del Natale sono emersi segni di speranza e, al tempo stesso, di fatica e stanchezza.
Vorrei condividere con voi, per l’amore che porto alla nostra città di Desio, i segni di speranza ma anche le frustrazioni e le complessità che hanno impoverito e potrebbero impoverire ulteriormente la convivenza sociale nel territorio della città.
Segni di speranza e ombre che li oscurano
I segni di speranza in città non mancano.
Hanno il volto di uomini e donne di ogni età che in modo gratuito, costruttivo e sinergico mettono a disposizione il loro tempo nelle associazioni di volontariato sociale e in tutte le altre realtà che si occupano della cura della persona in tutte le fasi della vita, anche attraverso l’impegno educativo delle scuole e dei nostri oratori. Sappiamo tutti che di fronte a questo segno di speranza emerge sempre di più la fatica del ricambio generazionale.
Sono segni di speranza la tenacia dei commercianti nel sostenere le attività nonostante la spietata concorrenza soprattutto dei centri commerciali, nonostante la burocrazia sempre più gravosa e, in molti casi, nonostante i costi degli affitti, spesso esorbitanti, non consoni ai ricavi.
Sono segno di speranza in città gli operatori sanitari che, in ospedale e in altre strutture e in varie forme, si dedicano alle persone malate, anziane e sofferenti, nonostante i tagli economici sempre più pesanti. Dico questo pensando in particolare alla non sufficiente valorizzazione data al nostro ospedale intitolato a Pio XI, non ancora riconosciuto come riferimento territoriale per la cura della persona nel panorama degli investimenti economici nel territorio di Monza e Brianza.
Segni di speranza sono, ancora, i desiani di nascita e di adozione che si impegnano a favore dell’amministrazione della città nonostante un clima sempre più individualistico, personalistico e conflittuale: si ha infatti la sensazione che prevalgano visioni di parte, a volte (Dio non voglia!) oscuri interessi, mentre dovrebbe essere ben altro ad animare chi è chiamato a lavorare per la città, ovvero il bene comune e la costruzione di un contesto sociale accogliente e attrattivo. Il mercato della casa, con le proprie logiche, se non è il più trasparente possibile, viene condizionato da interessi che favoriscono alcuni ma rendono sempre più poveri altri. La nostra città non merita di essere ancor di più impoverita, rischiando di diventare un quartiere dormitorio della vicina metropoli.
Segni di speranza sono i dipendenti pubblici che compiono il proprio lavoro come servizio al bene comune e non come esercizio di un potere burocratico sempre più farraginoso, cavilloso e incapace di offrire risposte alla unanimemente riconosciuta concretezza brianzola, che cerca la realizzazione di obiettivi e non il rinvio all’infinito del compimento dei progetti. Diceva un grande Cardinale, anche capace di ironia: “Il nostro mondo è caratterizzato da ‘problematologi’, ma di ‘soluzionologi’ non se ne vedono”.
Insomma, segni di speranza sono i tanti che cercano di rendere la città luogo di relazioni oneste, accoglienti, capaci di integrare e includere le diverse presenze culturali, razziali e religiose; sono i tanti che non si limitano al “si dovrebbe”, al “dovrebbero fare”, ma che piuttosto si chiedono “come possiamo contribuire al bene della nostra città?”; sono i tanti che – all’interno della Chiesa locale – si chiedono come poter camminare più uniti, passando da quel periodo del riferimento campanilistico a un percorso attento ad ogni frazione del territorio di Desio, ma in una comunione di intenti e di fraternità.
Una proposta: avere una visione di insieme
In questo contrastante panorama, caratterizzato da segni di speranza e dalle ombre che li oscurano, mi sono chiesto: quali suggerimenti posso dare?
Un prete giornalista, don Vinicio Albanesi, coglie con chiarezza cosa ci manca e come cambiare rotta: “Agli italiani manca una prospettiva. Negli ultimi anni nessuno ha suggerito loro un futuro, indicato una strada, lanciato uno sguardo al di là del presente. Chi è che ci ha fatto sognare? Nessuno … siamo sopravvissuti.” In questa affermazione, dura e sferzante, mi sembra di poter indicare una strada per ciascuno di noi, per la nostra città, per la presenza della Chiesa nella città, per chi è chiamato ad amministrarla.
E’ necessario, ora più che mai, avere una visione d’insieme.Occorre muoversi con audacia e creatività.
Non è più tempo di interessi parziali, non è più tempo di fare spazio a chi ha magari ancora interessi illegali: queste persone devono essere amate, ma non seguite.
E’ tempo di idee e progetti che possano essere condivisi da tutte le parti politiche: occorre avviare un percorso virtuoso, tra persone che sappiano sporcarsi le mani, che sappiano lasciarsi coinvolgere e che offrano prospettiva.
Non possiamo permetterci di lasciare a un destino di abbandono la bella città di Desio, la città del lavoro e dell’intraprendenza, la città della cura e della prossimità, la città dell’accoglienza e dell’integrazione culturale e religiosa, la città dell’educazione pensata e realizzata, una città pronta ad accogliere e dare spazio di espressione a tutte le generazioni, attraente per i giovani e vivibile per gli anziani.
Non è più tempo che la città paghi per la conflittualità tra le forze politiche, vuote di visione e di progettualità, incapaci di dare futuro e prospettiva, perché troppo impegnate a ‘guardarsi addosso’ e a difendere i propri fortini.
Siamo ancora in tempo!
E per questo prego, con un augurio: “Desio, il Signore già volge lo sguardo su di te.
Il Signore ti doni la pace sempre invocata – in un tempo altrettanto complesso – dal nostro Papa Pio XI.
Il Signore benedica tutti gli uomini e le donne che seminano speranza nella città perché siano costruttori di futuro.”Camminiamo insieme, perché amiamo questa città”.
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In viaggio con i Re Magi

Al termine del corteo dei Magi – preghiera e tradizionale bacio del Bambinello in chiesa.
Premiazione del Concorso presepi e merenda nel salone dell’oratorio.
Vi aspettiamo! -

Vacanze estive 2025
Sono aperte fino ad esaurimento posti (75 per turno) le iscrizioni alle vacanze estive degli oratori dell’intera Comunità Pastorale.
Sarà l’Hotel Gioan di Lizzola (Bg) ad accogliere ragazzi e ragazze, divisi in due turni:- dal 12 al 19 luglio 5a elementare e 1a media,
- dal 19 al 26 luglio 2a e 3a media.
Accompagnati dagli educatori, tutti potranno vivere una esperienza di amicizia e di fede attraverso attività, confronti, giochi, passeggiate, preghiera.
Il costo di 400 euro comprende la pensione mediata (portare asciugamani e lenzuola) viaggio in bus, assicurazione, materiale per le attività e seggiovia (utilizzabile tutta la settimana).
All’iscrizione va versata la caparra di 150 euro.



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Un solo grido: Pace
Da qualche anno al vocabolario della pace si va sostituendo quello della guerra.
Negli anni ’80 del secolo scorso si affermava la necessità di ridurre la spesa degli stati per gli armamenti, mentre ai nostri giorni quasi tutti i paesi europei, Italia compresa, hanno varato con i loro governi, democraticamente eletti, l’aumento dei fondi per rinnovare armi di distruzione. Allora si decideva l’abolizione del servizio di leva, mentre oggi si insiste ad affermare, e non solo negli ambienti militari, che dobbiamo prepararci a una guerra (ci sono ben 56 conflitti in atto in quasi tutti i continenti).
I governanti e i responsabili degli organismi internazionali tentavano in ogni modo di arrivare a mediazioni concrete, sulla scia della Dichiarazione di Helsinki circa la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (1975), per evitare attacchi di guerra. Oggi gli stessi Stati sembrano invece preparare la guerra.
Quali sono le cause di tale deriva? Sicuramente sono da ricondurre a motivazioni politiche, economico-finanziarie e di carattere intrinseco alla crescita esponenziale del mondo negli ultimi 40 anni. Solo queste? O c’entra anche la conflittualità sempre più diffusa negli ambienti familiari, sociali, civili, politici, ecclesiali? Negli anni ’80 si manifestava contro ogni forma di guerra. Siamo ancora capaci, oggi, di dire no alla guerra, sì alla pace o questa è solo una pura illusione di qualche irriducibile pacifista deriso dal pensiero che si impone?
È fondamentale non smettere di pensare e di valutare quanto è in gioco attorno ai conflitti. Lo è per tutti e ancor di più per noi cristiani, nell’Anno Santo 2025. Afferma il Vescovo Mario nel discorso alla città del dicembre scorso: «L’anno giubilare può essere il tempo propizio per diventare pellegrini di Speranza, per farci carico dell’educazione alla pace nelle scuole, negli oratori, nelle attività culturali, nelle pratiche sportive, in ogni ambito della vita sociale».
E Papa Francesco, una delle poche voci, se non l’unica, a ricordarci che nulla è perduto con la pace mentre tutto è perduto con la guerra, scrive nel messaggio per la Giornata Mondiale della Pace: «Utilizziamo almeno una percentuale fissa del denaro impiegato negli armamenti per la costituzione di un fondo mondiale che elimini definitivamente la fame e faciliti nei paesi più poveri attività educative volte a promuovere lo sviluppo sostenibile».
Sono i poveri che gridano e inquietano, ma non sono forse loro i prediletti del Bambino nato a Betlemme? Non sono forse i poveri i primi annunciatori di pace a Betlemme, ieri, e oggi nelle nostre città, chiese e realtà di vita? Non si può dimenticare: “Gloria nei cieli e pace sulla terra”.
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Domenica nell’ottava del Natale del Signore
La liturgia di questa domenica continua la contemplazione del mistero natalizio: le letture sono tra le pagine più alte di teologia biblica sul mistero dell’Incarnazione.
Il Vangelo ci riporta il prologo di Giovanni (un Vangelo nel Vangelo). Riassume tutta la storia della salvezza dall’eternità alla nascita e al ritorno glorioso del Figlio che si fa carne.
Il mistero dell’Incarnazione, ci ricorda Giovanni, non è tanto uno spettacolo da contemplare, ma un mistero che tocca ogni uomo: Dio si è fatto uomo perché l’uomo diventi figlio di Dio.
Ma, purtroppo, lungo la storia, qualcuno ha rifiutato questo disegno d’amore. Un rifiuto che viene dai ’suoi’, da quelli che per primi, invece, avrebbero dovuto accettarlo.
Quali sono i motivi per cui anche noi potremmo rifiutare Gesù che viene?
Se vogliamo che il Natale acquisti un valore nella nostra vita, dovremmo far silenzio, ripensare un po’ la parola di sempre. Qualcun altro potrebbe dire “siamo talmente sfiduciati… che appare impossibile che Gesù riesca a salvarci”. Il Natale invece è motivo di speranza, perché ci dimostra che Dio rimane fedele alla sua promessa di salvare il mondo, nonostante le infedeltà dell’uomo.
In che modo possiamo vivere questo mistero?
I pastori hanno visto un bambino e nulla più, ma hanno creduto. Anche oggi Gesù si manifesta nascosto sotto le apparenze di un po’ di pane e di vino, di un sacerdote che ti assolve, di uno che ti annuncia la sua Parola. Soprattutto sotto le sembianze di ogni persona che ha bisogno di te.
Chiediamo in dono la capacità di stare in silenzio per ascoltare la sua Parola, la fede per riscoprirlo presente nella storia nostra personale e del mondo e la speranza nella salvezza nostra e del mondo intero.
Buon anno nel Signore!
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Questa settimana in città 29 dicembre 2024 – 4 gennaio 2025
L’APERTURA DELL’ANNO SANTO IN DIOCESI
Domenica 29 dicembre l’Anno Santo viene ufficialmente aperto in tutte le diocesi. Nella nostra il rito prevede due momenti principali: alle 10 presso la Basilica di Santo Stefano Maggiore a Milano sarà proposta una Liturgia della Parola, al termine della quale una processione raggiungerà il Duomo dove, alle 11, l’Arcivescovo presiederà il solenne Pontificale (diretta su Telenova, canale 18). A mezzogiorno, nelle 1100 parrocchie della diocesi, suoneranno le campane a festa, segno di inizio del tempo di particolare grazia.
ADOLESCENTI
Si chiudono il 31 dicembre 2024 le iscrizioni al Giubileo Adolescenti. Papa Francesco li invita a raggiungere Roma coi loro coetanei di tutto il mondo il 25, 26 e 27 aprile 2025. Potranno partecipare alla cerimonia di canonizzazione di Carlo Acutis. La nostra Comunità Pastorale ha allargato la possibilità di partecipazione anche ai Preado 3
(3a media) e ha aperto su Telegram il gruppo GiubiladoDesio2025 per aggiornamenti.
Concerti natalizi delle campane della Basilica
- Martedì 31 dicembre ore 18: concerto per la Messa di fine anno (Te Deum)
- Mercoledì 1 gennaio ore 12: concerto per l’Angelus di capodanno
- Domenica 5 gennaio ore 18: concerto per la Messa solenne vigiliare dell’Epifania
- Lunedì 6 gennaio
- ore 12: concerto per l’Angelus dell’Epifania
- ore 16: Campana Bela per l’Epifania
IL CORTEO DEI RE MAGI
● Lunedì 6 gennaio 2025 si rinnova la tradizione del corteo dei Re Magi.
Il ritrovo per i partecipanti è per le 14.45 presso il santuario della Madonna Pellegrina. Il corteo si avvierà alle 15 verso la chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo. I dettagli dell’evento verranno comunicati sul prossimo numero di Comunità in cammino Notizie.
GIUBILEO DEGLI ORATORI
● Venerdì 31 gennaio 2025 è in programma uno dei primi appuntamenti diocesani per l’Anno Santo: la Messa degli oratori, celebrata in 26 chiese, tra le quali la nostra basilica. Qui, alle 21, converranno i ragazzi degli oratori vicini che avranno scelto Desio come destinazione del loro pellegrinaggio che culminerà con la messa in memoria di San Giovanni Bosco. L’invito è esteso a tutti coloro che frequentano l’oratorio, bambini dell’iniziazione cristiana, preadolescenti, adolescenti, giovani, catechisti, educatori, allenatori, animatori, volontari.
CON L’UTL AL MUSEO DEI CAPPUCCINI
● Continuano le iscrizioni per la visita guidata al Museo dei Cappuccini a Milano, proposta dall’Università del Tempo Libero per giovedì 23 gennaio 2025.
Il Museo ha allestito la mostra San Francesco e le stimmate: una visibile passione, per ricordare, dopo 800 anni, la stimmatizzazione di san Francesco d’Assisi, avvenuta il 17 settembre 1224. Le iscrizioni si ricevono presso la segreteria parrocchiale della basilica (tel.0362.621678) dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 17. La quota di partecipazione è di 22 euro. Partenza in pullman alle 13.45 da piazza Conciliazione.
PELLEGRINAGGIO ad ASSISI e cascia
● La Comunità Pastorale organizza un pellegrinaggio ad Assisi e Cascia nei giorni 1, 2, 3 maggio 2025, con la consegna della reliquia di San Carlo Acutis.
Sono terminati i posti per il pellegrinaggio dei giorni 1 e 2 maggio dedicato ai chierichetti.Per il programma e le iscrizioni rivolgersi alla segreteria parrocchiale della basilica dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 17, fino ad esaurimento posti.
LA BASILICA CHIESA PENITENZIALE
● Per tutto l’Anno Santo la nostra basilica è chiesa penitenziale, una delle chiese dove è possibile accostarsi ogni giorno al Sacramento della Confessione. Gli orari di presenza dei sacerdoti verranno comunicati dopo l’Epifania.

