
Autore: Paolo Redaelli
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Fratellanza inquieta
Anche le intenzioni migliori possono essere fraintese.
Invitare a trattare per individuare vie di pace, viene ritenuta debolezza.
Suggerire vie di uscita non conflittuali a relazioni che si stanno deteriorando, è mancanza di coraggio. Essere invitati a ripensare il desiderio di possesso dell’uomo nei confronti della donna, genera, troppe volte, una reazione di violenza impensata.
Scorgere differenze di pensiero, invece di attivare confronto e arricchimento, può creare reazioni di rabbia.
Le esemplificazioni potrebbero continuare, dal momento che sembra prevalere nelle relazioni, ad ogni livello, un approccio pregiudiziale e difensivo.
Non è fuori luogo definire questa situazione “fratellanza inquieta”.
“Fratellanza”, perché ogni uomo e donna è partecipe di elementi di comunione, di attese condivise, di gioie e sofferenze comuni.
“Inquieta”, dal momento che il ‘sentire’ comune è sempre meno riconosciuto, con il prevalere dell’autoreferenzialità egocentrica.
Non ho la pretesa di dare giudizi e di arrivare ad affermazioni psicologicamente e sociologicamente documentate, ma è certamente possibile riconoscere in tutto ciò un affanno di umanità che grida il bisogno di ritrovare una paternità perduta da tempo, che ha lasciato il posto ad un’inquieta e illusoria decisione di fare a meno di un Padre che ha cura di ogni figlio, per evitare a Caino di sopprimere Abele.
Un autore afferma:“Mi sembra di essere un gabbiano,
che dall’alto guarda con supponenza,
noi piccoli esseri umani che ci crediamo semidei,
ma non siamo neppure capaci di volare”.E Gesù, il Crocifisso, annuncia “amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi”.
Riconoscere il Padre, è accorgersi di essere “fratelli e sorelle”.
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Il pensiero della settimana – V Domenica di Quaresima
Mancano solo dieci giorni al Triduo pasquale e la Liturgia ci parla della Pasqua, di passaggio. La prima Lettura ci riporta alla liberazione del popolo ebreo dall’Egitto.
Il Vangelo, con la risurrezione di Lazzaro, ci presenta la Pasqua come un passaggio dalla morte alla vita.
La Pasqua è sinonimo di liberazione in cui il protagonista è il Signore.Ma la nostra attenzione è, in particolare, per il Vangelo che ci riporta l’ultimo dei “segni“, cioè dei miracoli che rivelano il mistero di Gesù e, in lui, il volto del Padre. Gesù, in questo fatto, si rivela modello per ciascuno di noi, dei valori umani: è amico vero, solidale nel dolore; sente la ribellione alla morte, si commuove e piange di fronte alla tomba dell’amico.
Gesù però non si muove subito e parla di “sonno” di Lazzaro. Ha una logica diversa: “Deve manifestarsi la gloria di Dio”. Non accetta passivamente la morte, ma non incolpa Dio; sa che anche in questa vicenda si sta dispiegando l’amore di Dio.
Gesù, inoltre, non ha paura del rifiuto, della lotta: ha una missione da compiere e nulla può distoglierlo “andiamo di nuovo in Giudea” e sarà crocifisso sulla Croce.
Gesù, ed è il messaggio finale, è la vita che sconfigge la morte!
La morte per Gesù è un addormentarsi per risvegliarsi alla voce di Dio: vincerà la morte definitivamente con la sua Risurrezione.
Proviamo allora a chiederci se siamo coraggiosi nell’affrontare le difficoltà che ci si presentano con la certezza che Dio è con noi con la Provvidenza che sa trarre il bene anche dal male.
don Alberto
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S. Benedetto
Patrono d’Europa e padre del monachesimo occidentale
Il prossimo 21 marzo tutte le Chiese Cristiane festeggiano San Benedetto da Norcia, fondatore del monachesimo occidentale e patrono d’Europa.
Benedetto nasce nel 480 d.C. a Norcia da un’agiata famiglia. Viene mandato a studiare a Roma, ma se ne allontana presto sconvolto dagli stili di vita dissoluti della città. Dopo qualche tempo decide di ritirarsi a Subiaco per fare vita eremitica di silenzio e preghiera. Li vive per tre anni in solitudine dentro una grotta. Intorno al 500 comincia a vivere con altri monaci, facendo loro da guida per circa trent’anni.
Nel 529 matura la decisione di abbandonare Subiaco e insieme ad altri amici fonda la comunità ed il monastero di Montecassino, dove inizia a vivere una nuova forma di monachesimo, non più in solitudine ma con altri fratelli. È intorno al 540 che compone la “Regola”, con il nome latino di “Ora et Labora” che significa: “Prega e Lavora”, attraverso la quale si organizza nei minimi particolari la vita dei monaci. Tale “Regola” si diffuse presto nelle successive comunità monastiche e ancora oggi scandisce lo stile di vita quotidiano di chi segue le tracce di Benedetto…
Ma oggi ha ancora senso parlare di monachesimo in un mondo sempre più automatizzato tecnologicizzato e veloce? A cosa può servire oggi vivere chiusi tra le mura di un monastero con altre persone, vivendo e osservando regole che scandiscono i ritmi della propria giornata? I benedettini del monastero di Dumenza rispondono in questo modo a tale domanda: “Il monaco, come Maria, “serve” la Chiesa, il mondo, l’uomo d’oggi, non anzitutto perché fa o realizza qualcosa, ma perché c’è, perché è presente con tutta la sua vita e la sua presenza, nel deserto o al centro della città, si trasforma in una “esistenza che grida silenziosamente il primato di Dio”.
Cosi anche riporta un passaggio della lettera che la CEI aveva steso per commemorare il XV centenario della nascita di S. Benedetto: “Forse oggi le ‘teologie’, i ‘discorsi su Dio’, per quanto importanti, non bastano più. Ci vogliono esistenze che gridano silenziosamente il primato di Dio. Ci vogliono uomini che trattano il Signore da Signore, che si spendono nella sua adorazione, che affondano nel suo mistero, sotto il segno della gratuità e senza umano compenso, per attestare che egli è l’Assoluto. Tale è stata l’esistenza di S. Benedetto; e tale è chiamata ad esser quella dei monaci. Ma tale deve esser la vita del cristiano. È questa la testimonianza più urgente da dare, in un mondo il cui il senso di Dio si oscura e c’è bisogno come non mai di riscoprire il suo volto…”.
Forse per questo molte persone in cerca di sé stessi si avvicinano a luoghi come i monasteri, dove nel silenzio, lontano dal rumore del mondo Dio risponde ai nostri interrogativi più profondi e dona quella Pace che cerca ogni uomo.
Buon cammino.
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Promozione umana
Gli adolescenti che frequentano il percorso di catechesi stanno affrontando il tema delle dipendenze; lunedì 11 marzo don Massimo Bellotti ha offerto la sua testimonianza in merito alle attività che svolge in aiuto ai tossicodipendenti nella comunità Promozione Umana. L’incontro, ricco di spunti, è stato in preparazione alla visita che verrà fatta in occasione del ritiro di quaresima del 17 marzo alla comunità nella sede di Siziano.
Cos’è Promozione Umana?
Promozione Umana è una comunità terapeutica che offre alle persone che soffrono di dipendenze la possibilità di riconoscere il proprio problema e trovare una soluzione.
La Comunità è stata fondata negli anni ottanta da don Chino Pezzoli, sacerdote della Diocesi di Milano, Oggi la fondazione ha 13 centri operativi di cui 12 nella regione Lombardia e 1 in Sardegna; dal lunedì al sabato i centri fanno colloqui con persone di tutte le età, dai più giovani di 17 anni, fino ai più anziani con oltre 67 anni, e aiuta circa 300 persone tra uomini e donne.
Cosa vuol dire usare sostanze?
Nella vita quotidiana, ci racconta don Massimo, alcune volte il male sembra essere troppo grande per essere superato e così come il male anche il bene e ci si avvicina alle sostanze stupefacenti perché si crede di non riuscire a farcela.
L’assunzione di sostanze in maniera frequente porta alla dipendenza, cioè alla necessità di assumerne e di non rimanere senza. Le sostanze di contro hanno un’azione debilitante per il corpo delle persone che ne fanno uso o ne abusano.
Questo fenomeno è in crescita negli ultimi anni l’utilizzo di sostanze stupefacenti è infatti triplicato rispetto al periodo pre-pandemico.
Chi sono gli utenti della comunità?
Don Massimo racconta alcune esperienze di tossicodipendenti che ha incontrato in comunità e dei luoghi che ha visitato in cui “vivono”.
La sostanza fa perdere a chi la utilizza la capacità di prendersi cura di chi sta attorno.
M. e C. sono due giovani che hanno incominciato ad assumere sostanze stupefacenti quando si sono conosciuti. Ad un certo punto la ragazza rimane incinta e questa cosa, invece che migliorare la loro situazione la peggiora, il loro consumo di sostanze aumenta. Nasce così il loro figlio, in uno stato di astinenza; i due giovani entrano nella comunità per disintossicarsi, ma ormai il loro figlio è perduto, infatti è stato dato in adozione ad un’altra famiglia, in quanto i genitori ritenuti non in grado di poter badare a lui.
La necessità della sostanza fa perdere ogni rispetto per sé stesso e per gli altri. Il bisogno spesso porta alla vendita del proprio corpo che diventa uno strumento di scambio per ottenere l’oggetto della dipendenza o quello di cui necessitano. Stupisce la storia di J., un tossicodipendente che viveva in strada, che riusciva a farsi la doccia vendendo sé stesso per accedere abusivamente ad uno spogliatoio. La dipendenza porta quindi non solo ad una sofferenza del corpo, ma anche del proprio spirito.Riacquistare la consapevolezza di sè
Non sempre la comunità riesce ad offrire una soluzione per tutti, alcuni riescono a fare solo qualche giorno o qualche settimana.
Chi riesce a superare la dipendenza riesce a riacquistare la consapevolezza che la propria vita è importante. Alcuni riescono a riallaciare rapporti che aveva perso, come L., che è riuscita a riavvicinarsi a suo figlio, che gli era stato tolto per l’uso di sostanze. Altri riescono dare una svolta alla propria vita, come S. e A. che si sono conosciuti e usciti dalla comunità hanno comprato casa e iniziato una nuova vita. Tanti ancora sono rimasti per aiutare la comunità e altre persone con gli stessi problemi.
Alessio Malberti
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Nuova luce sulla Sindone
UTL Università del Tempo libero presenta 26 marzo alle ore 17.30 un incontro con il dott. Stefano Orfei – geriatra dal titolo
Nuova luce sulla Sindone
Storia – Scienza – SpiritualitàPresso Sala Castelli di Via Conciliazione 15.
Accesso libero e gratuito CON PRENOTAZIONE al nr. 331-1201953 lunedì al venerdì dalle 14.30 alle 17.30. -

Notiziario settimanale SS. Siro e Materno 17 marzo 2024
L’Eucaristia al centro della comunità
DOMENICA 17 MARZO
V domenica di Quaresima Di Lazzaro
Dt 6,4a.20-25; Ef 5,15-20; Gv 11,1-53
Il Signore fece uscire il suo popolo fra canti di gioia
Liturgia delle ore: I settimana✙ 8.30 Basilica
✙ 9.30 San Francesco
✙ 10.00 Basilica
✙ 10.30 Sacro Cuore
✙ 11.30 Basilica
✙ 18.30 BasilicaLUNEDÌ 18 MARZO
Feria
Gn 37,2a-b; 39,1-6b; Prv 27,23-27b; Mc 8,27-33
Beato chi cammina nella legge del Signore✙ 7.30 Fam. Barlassina e Invernizzi
✙ 9.00 Carmela, Angelo e Filippo
✙ 18.30 defunti mese di febbraioMARTEDÌ 19 MARZO
S. Giuseppe, sposo della B. Vergine Maria
Sir 44,23g-45,2a.3d-5d; Eb 11,1-2.7-9.13a-c.39-12,2b; Mt 2,19-23
Tu sei fedele, Signore alle tue promesse✙ 7.30 don Primo, don Mario, don Antonio
✙ 9.00 Giuseppina e Giuseppe Aliprandi
✙ 18.30 Fam. GarbinMERCOLEDÌ 20 MARZO Feria
Gn 49,1-28; Prv 30,1a.2-9; Lc 18,31-34
La tua parola, Signore, è verità e vita✙ 7.30 secondo le intenzioni dell’offerente
✙ 9.00 Severino Concordia, Maria Saturni e famiglia
✙ 18.30 Sandro CarpanelliGIOVEDÌ 21 MARZO
Feria
Gn 50,16-26; Prv 31,1.10-15.26-31; Gv 7,43-53
Risplenda su noi, Signore, la luce del tuo volto✙ 7.30
✙ 9.00 Antonietta Figini
✙ 18.30 Nunzio DegniVENERDÌ 22 MARZO
Feria Aliturgica✙ 7.30 Lodi mattutine
✙ 9.00 Via Crucis
✙ 15.00 Via Crucis
✙ 18.30 Vespero e lettura della PassioneSABATO23 MARZO
Feria
Dt 6,4-9; Ef 6,10-19; Mt 11,25-30
Benedetto sei tu, Signore, Dio dei nostri padri✙ 9.00 Amelia Bazzoli e Domenico Tosi
✙ 16.15 R.S.A
✙ 18.00 Rosario
✙ 18.30 Tarcisio Fabris e Giuseppina Perin
Letture della domenica: Is 52,13-53,12; Eb 12,1b-3; Gv 11,55-12,11SACRAMENTO DELLA RICONCILIAZIONE IN BASILICA:
Giorni feriali: 8.30-9.00 e 17.00-18.15; sabato ore 16.00-18.15
VITA DELLA COMUNITÀ
DOMENICA 17 MARZO
- 10.00 In Basilica S. Messa Preadolescenti della Comunità Pastorale
- 10.00 Chiesa di S. Giuseppe – S. Messa celebrata da Mons. Mauro Barlassina
- 16.00 Processione con partenza da via Buttafava a Seregno e arrivo alla chiesetta di S. Giuseppe per la benedizione Eucaristica
- 17.00 In Basilica Vespero con breve catechesi sulla preghiera
- 18.00 Catechesi giovani
LUNEDI 18 MARZO
- 17.00 BVI – confessioni 5° elementare
- 21.00 S. Giovanni Battista – confessioni Adolescenti, 18/19enni e giovani
MARTEDI 19 MARZO
- 16.30 a Giuseppe – S. Messa e benedizione del pane
MERCOLEDI 20 MARZO
- 16.00 a S. Giuseppe – S. Messa celebrata da Mons. Bruno Molinari
VENERDI 22 MARZO
- In Basilica
- 7.30 Lodi mattutine
- 9.00 e 15.00 Via Crucis
- 18.30 Vespero e lettura della Passione
- 21.00 Presso la Sala Congressi del Banco Desio nel contesto degli incontri quaresimali per tutti “L’altro, parte di me”, con Serena Sala e Marco Rea, sposi e genitori
SABATO 23 MARZO
- In mattinata equipe pastorale giovanile
- 16.30 in Basilica Adorazione Eucaristica personale
- 20.45 in Duomo – Traditio Symboli
DOMENICA 24 MARZO
- 9.30 Chiesa del Crocifisso benedizione degli ulivi e processione verso la Basilica per la Messa nel ricordo dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme
Il prossimo 7 aprile alle ore 11.30 in Basilica ricorderemo gli Anniversari di Matrimonio. Invitiamo ad iscriversi in segreteria
sabato 9 e domenica 10 marzo
UN DONO DA CONDIVIDERE:
Per la raccolta di questo mese, i generi più urgenti, che siamo invitati a consegnare sono: – latte – passata di pomodoro – tonno – shampoo – merendine – a in scatola – bagnoschiuma – detersivi piatti – detersivi pavimento – detersivi lavatrice
Grazie a chi vorrà farsene carico. I generi alimentari saranno messi a disposizione delle famiglie indicate dai Centri di Ascolto Caritas e Posteria Sociale
GRAZIE PER LA GENEROSITÀ
- Offerte raccolte in parrocchia nell’ ultima settimana: € 2.298,00
- Grazie a chi sostiene la vita della comunità tramite altre offerte o bonifici, o in occasione di SS. Messe, battesimi, matrimoni, funerali.
LA COMUNITÀ PREGA PER
- I defunti della settimana: Romualdo Montrasio
Alle 20.32 l’Arcivescovo entra nelle caseambrosiane con il “Credo”. Ogni sera, una breve riflessione a partire da una parola o una frase del “Credo”, nella formulazione del “Simbolo degli apostoli”. Si potranno seguire su Chiesadimilano.it, i social diocesani, Telenova e Radio Marconi
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Cos’è l’uomo perché te ne ricordi?
A fine anno, nel Natale 2024, entreremo nell’Anno Santo.
Dopo l’atteso Anno Santo del 2000, torna un tempo in cui guardare con più attenzione ai segni della presenza di Dio nella storia e a considerare gli altri come fratelli.

Si può obiettare che non sono molti i segni della presenza di Dio nella storia e, ancor meno, lo è la considerazione del prossimo come fratello e amico.
Da più parti, come un ritornello ininterrotto, si parla di necessità di “prepararsi a scenari peggiori”.
Ormai, da un po’ di tempo a questa parte, c’è chi fa il tifo per la guerra e indica chi cerca vie di pace come un illuso sognatore, incapace di prendere coscienza della situazione in cui si trova il mondo.
Con tutta probabilità, i profeti di sventura sono molto più cercati dei seminatori di speranza. Eppure, i “seminatore di speranza” hanno qualcosa di costruttivo da offrire, mentre i “profeti di sventura” hanno solo azioni distruttive da alimentare.
Anni fa, un seminatore di speranza, il cardinale Carlo Maria Martini, affermava:
“Se ciascun popolo guarderà solo al proprio dolore, allora prevarrà sempre la ragione del risentimento, della rappresaglia, della vendetta. Ma se la memoria del dolore sarà anche memoria della sofferenza dell’altro, dell’estraneo e persino del nemico, allora essa può rappresentare l’inizio di un processo di comprensione”.
Chi è l’uomo perché te ne ricordi?
Dentro domanda c’è l’urgenza di una risposta che sa offrire le ragioni del perdono, che sa offrire percorsi di pace, che ragionevolmente fanno il tifo per la riconciliazione.
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Il pensiero della settimana – IV Domenica di Quaresima
Il tema di questa domenica è la luce. Nel salmo diciamo “Alla tua luce, vediamo la luce”. La luce è il dono della vista e della fede che Gesù fa al cieco dalla nascita.
Di fronte alla luce, che è Gesù, nel brano di Vangelo, c’è chi apre gli occhi, c’è chi li chiude e chi fa finta di non vedere.
C’è chi non vuole guardare: è l’atteggiamento dei farisei che rifiutano Gesù perché rivela un Dio troppo diverso dai loro schemi: un Dio che ama tutti senza distinzione, anzi ha una preferenza per i peccatori. Quindi non possono accettare il miracolo, segno di questo amore.
Anche oggi si ripete questa situazione: c’è chi rifiuta a priori il mistero di Dio; non si accetta un Dio che non interviene per distruggere i cattivi e i disonesti e che impegna i credenti al perdono; in particolare, poi, si rifiuta che il Signore possa servirsi di persone umili, semplici, per richiamarci al senso vero delle cose e della vita.
C’è chi non ha fatto e non vuole fare una scelta definitiva, per non sentirsi compromesso.
E l’atteggiamento della gente che assiste al miracolo e, in particolare, dei genitori che temono rappresaglie dai farisei, come quando diciamo: “credo, ma ho una mia morale”.
E poi c’è chi accoglie questa luce: è l’atteggiamento del cieco. Una persona semplice che è alla ricerca di uno che lo salvi, che è disposto a tutto pur di riavere la vista, e viene premiato con la guarigione e il dono della fede.
Chiediamo al Signore di farci sentire bisognosi della sua luce; di essere capaci di accoglierla e di testimoniarla agli altri!
don Alberto
