Categoria: Testimonianze

  • 8 per mille

    8 per mille

    Cosa fa la Chiesa Cattolica con l’8‰

    Otto luoghi comuni

    Dicono che la chiesa sia ricca

    Sbagliano

    In realtà custodisce tesori che appartengono all’umanità

    E quando spende lo fa per essere fedele alla sua missione: annunciare il Vangelo e aiutare i poveri

    Dicono che la Chiesa non paghi le tasse

    Sbagliano

    In realtà le paga sugli immobili che danno reddito

    Non le paga sugli immobili utilizzati per finalità pastorali
    e sociali, come chiese, mense, centri parrocchiali e culturali

    Dicono che i sacerdoti guadagnano molto

    Sbagliano

    In realtà il loro compenso è inferiore agli stipendi medi in Italia

    Dicono che firmando per l’8xMille si paghi una tassa in più

    Sbagliano

    In realtà si tratta di destinare a ciò in cui si crede una piccola quota delle tasse già versate allo Stato

    Si dicono tante sciocchezze sul sostegno economico alla Chiesa Cattolica

    Per costruire insieme un mondo migliore firma e destina
    il tuo 8xmille alla Chiesa cattolica

    A te non costa nulla!

    Destina l’8×000 alla Chiesa Cattolica

    La tua è una firma importante

    Istruzioni per la scelta della destinazione dell’8 x mille e del 5 x mille

    Chi può firmare

    Tutti i destinatari e pensionati che ricevono il modello CU e sono esonerati dalla presentazione dei redditi, oltre a tutti coloro che presenteranno il modello 730 o l’Unico 2025.

    COME FIRMARE

    MODELLO 730

    Questo modello comprende la scheda “MODELLO 730-1 Scheda per la scelta della destinazione dell’8 per mille, del 5 per mille dell’IRPEF”.

    Si firma dentro la casella nell’area dedicata all’8xmille. Una volta compilato, il modello può essere consegnato in busta chiusa a: CAF o Commercialista o Datore di lavoro

    In alternativa, il contribuente può presentare all’Agenzia delle Entrate il modello 730 precompilato e il 730-1 con la scheda per l’8xmille direttamente via internet attraverso il sito dell’Agenzia delle Entrate.

    MODELLO REDDITI

    Questo modello comprende la “Scheda per la scelta della destinazione dell’8 per mille, del 5 per mille e del 2 per mille
    dell’IRPEF”. Si firma dentro la casella nell’area dedicata all’8xmille e si firma anche in fondo alla seconda pagina.

    Possono usare questa scheda sia le persone che sono obbligate a presentare la dichiarazione, sia quelle che non sono obbligate a farlo. Una volta compilato, il modello può essere: inviato tramite internet attraverso il sito dell’Agenzia
    delle Entrate, o CAF o Commercialista o Ufficio
    postale.

    La scadenza per la consegna coincide con
    quella per la dichiarazione dei redditi

    Chi può firmare il modello? Contribuenti che non scelgono di utilizzare il modello 730 per la dichiarazione dei redditi oppure i contribuenti che sono obbligati per legge a compilare
    il modello redditi

    MODELLO CU

    Chi ha solo questo modello e non ha l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi può comunque esprimere la sua preferenza e per farlo deve compilare la “Scheda per la scelta
    della destinazione dell’8 per mille, del 5 per mille e del 2 per mille dell’IRPEF”.

    Si firma dentro la casella nell’area dedicata all’8xmille. La firma va ripetuta anche in fondo alla scheda, nella casella “FIRMA”.

    Una volta compilata, la scheda può essere inviata tramite internet. Se invece si consegna tramite CAF, commercialista o ufficio postale, occorre mettere la scheda firmata in una busta chiusa scrivere sulla busta: nome, cognome, codice fiscale e “Scelta per la destinazione dell’8 per mille, del 5 per mille
    dell’IRPEF”.

    I social 8xmille

    https://www.8xmille.it/

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    Per ulteriori informazioni rivolgersi a:

    UFFICIO SOVVENIRE – Piazza Fontana 2 – Milano
    mail: sovvenire@diocesi.milano.it
    resp. don Paolo Boccaccia

  • Cos’è l’uomo perché te ne curi?

    Cos’è l’uomo perché te ne curi?

    Il desiderio naturale dell’uomo di vedere Dio

    All’interno del percorso di quaresima per gli adulti “L’altro è un bene?” venerdì15 marzo abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare don Alberto Frigerio, medico e docente di bioetica, in merito alla questione antropologica che può essereriassunta nella domanda “Cos’è l’uomo?”. Per chi non avesse avuto l’opportunitàdi partecipare, riportiamo qui un breve riassunto dell’intervento.

    La domanda che (quasi) tutti si pongono

    Una volta il filosofo greco Diogene di Sinope uscì di giorno con una lanterna accesa gridando: “Cerco l’uomo”.


    Ma cosa cercava il filosofo? Egli andava alla ricerca dell’uomo naturale, della vera essenza umana, riassumendo la risposta alla domanda “Cos’è l’uomo?”. Questa domanda è ineludibile per ciascuno uomo e donna e acquisisce sempre più importanza con il progresso della scienza e della tecnologia, che
    stanno sempre più consentendo all’uomo di modificare in maniera radicale le esperienze umane come la nascita, la morte, il modo di amare… L’uomo con la tecnologia avanza la pretesa, teorica e pratica, di superare e migliorare la condizione umana o di riconfigurarla in base alla volontà dei singoli individui.

    L’uomo, bisogno e desiderio

    L’essere umano è l’unione di due elementi: corporeità, possiede un corpo misurabile, e libertà. La prima caratteristica accomuna l’uomo con tutti gli altri essere viventi, egli è dotato di istinti che guidano le azioni e processi biologici; la seconda è prerogativa esclusiva dell’uomo, egli è in grado di interrogarsi
    e superare la sola matrice istintiva e biologica. Esiste quindi una spinta naturale dell’uomo protesa a ricercare il senso che gli permetta di apprezzare l’esistenza umana stessa.

    Entra quindi in gioco la dimensione del desiderio, una dimensione dell’uomo che trascende la limitatezza e la finitudine. Accanto ai bisogni fisici, come ad esempio mangiare e dormire, che hanno una dimensione finita, l’uomo sperimenta l’inquietudine verso qualcosa di infinito.

    La rivelazione cristiana

    Sorge quindi la domanda, cosa desidera l’uomo di infinito? La risposta cristiana a questa domanda è il desiderio naturale dell’uomo di vedere Dio. L’uomo cristiano ha la possibilità di incontrare l’assoluto nella relazione che ha con Dio.

    La grande opzione che ci pone di fronte la Bibbia non è tra credere o non credere, ma piuttosto a chi voglio rivolgere lo sguardo: cerco Dio, qualcosa di infinito, o altri idoli, che però sono finiti? Denaro,
    piacere e potere sono elementi presenti nella vita dell’uomo, l’incontro con il Signore non li cancella ma aiuta a viverli in maniera positiva e non li rende idoli ai quali protendere il proprio desiderio.

    La difficoltà del nostro tempo

    Nella società odierna il desiderio di infinito fatica ad emergere perché viene mascherato da due elementi: il consumismo e la tecnologia. In una società consumistica si prova a colmare il desiderio
    di infinito con un grande numero di oggetti finiti, ma questa soluzione di certo non appaga definitivamente l’uomo.

    La società scientifica e tecnologica pone in risalto gli aspetti della misurabilità e della fattibilità nascondendo altri come moralità, metafisica… si riducono così le dimensioni dell’intelletto umano. Diventa quindi importante educare l’uomo a “camminare” all’interno di tutte le dimensioni intellegibili e non solo a quelle messe in risalto dalla società moderna.

    Alessio Malberti

  • Donare a tutti  la Carità e il Vangelo

    Donare a tutti la Carità e il Vangelo

    Questa la missione delle due realtà religiose presenti da molti anni
    nel nostra città: le Ancelle della Carità e i Missionari Saveriani.
    Suor Lucia e Padre Emmanuel ci raccontano la storia della loro presenza tra noi partecipando attivamente alla vita della nostra Comunità.

    Ancelle della Carità

    La Congregazione delle suore Ancelle della Carità nasce a Brescia nel 1840, fondata da Paola Di Rosa che, divenuta religiosa con il primo gruppo di compagne, prende il nome di suor Maria Crocifissa fino all’anno della sua morte nel 1855 e risponde con le sue Figlie all’appello di Cristo ovunque l’uomo le chiami: ospedali, assistenza parrocchiale e catechistica, assistenza educativa, assistenza morale.

    L’Istituto Paola Di Rosa, in Desio è al servizio dell’educazione dei giovani dal 1896. La scuola si configura come comunità educante in cui genitori, docenti, educatori e suore accompagnano l’alunno dall’inizio del percorso scolastico fino al suo inserimento nel mondo del lavoro.
    Via S. Pietro 16 – 20832 Desio (MB) +39-0362-621649 info@paoladirosa.itwww.paoladirosa.it

    La presenza delle Ancelle della Carità a Desio è una storia lunga di ben 125 anni. Dalla cronistoria del Collegio “Paola di Rosa” apprendiamo che le Ancelle della Carità furono chiamate all’Ospedale di Desio nel 1836. Poco dopo, accanto a quella assistenziale ebbe inizio anche l’opera educativa. La signora Luigia Brughera diede alle suore ospedaliere la gestione del Collegio femminile sito in Piazza Castello. Fedeli ad un carisma ricevuto per essere a sua volta donato, la nostra presenza si concretizza in una complessa opera educativa.

    Il Collegio “Paola di Rosa” è sede di una scuola Cattolica in cui vengono promossi i valori della cultura, della solidarietà, della legalità, della giustizia e della pace che sono alla base di ogni convivenza e trovano la loro origine nella dignità di figli di Dio propria di ogni uomo.

    L’intera comunità delle Ancelle dedica intelligenza e cuore nell’ambito educativo con stile di accoglienza e di servizio, tessendo così buoni rapporti interpersonali in una concreta collaborazione con tutta la cittadinanza desiana.

    Inserite nel contesto sociale a pieno titolo, facciamo nostre le gioie e i dolori, i problemi delle persone e viviamo in solidarietà con tutti un impegno quotidiano per compenetrare il tessuto sociale di principi cristiani e di valori civili.

    Nello Spirito del nostro carisma di carità siamo disponibili ad un cammino di condivisione con i sacerdoti e la Comunità parrocchiale in cui siamo inserite e a cui apparteniamo. Curiamo l’iniziazione cristiana, la Catechesi e l’accompagnamento nel cammino di crescita dei ragazzi e degli adolescenti in un concreto dialogo con le famiglie, i catechisti e gli animatori. Condividiamo con i giovani un percorso di riflessione e di ricerca delle verità.
    Partecipiamo ai vari “Consigli pastorali parrocchiali” e come ministri straordinari dell’Eucarestia. Viviamo accanto alle persone anziane, ammalate e ai loro familiari ricordando sempre che “l’Ancella è venduta alla Carità” e che è a disposizione completa di questa virtù.

    Se ci chiedete quali progetti abbiamo qui a Desio, vi rispondiamo che il futuro è nelle mani di Dio, il presente è un dono, un talento da far fruttare al meglio. Il passato è riconoscenza alle tante sorelle che in Desio hanno dato il meglio di sé donando gioventù, forze e vita. Non vorremmo che si interrompesse questa catena di amore, custodi di una tradizione e di una consegna ricevuta ricordando che “a nessuna opera di carità l’Ancella si reputerà straniera”, essendo consacrata a tutti con il solo nome Ancelle della Carità.

    Vorremmo che il Signore facesse prosperare per la Sua infinita bontà il nostro servizio, pur nella precarietà del numero, delle forze e dell’età.

    Missionari saveriani e desiani: una storia piena di gratitudine

    Quella di Desio è una storia d’amore tra i missionari saveriani ed i cittadini desiani che inizia a scriversi subito dopo la seconda guerra mondiale. I missionari saveriani hanno grande stima di papa Pio XI, considerato grande papa missionario moderno. In 74 anni a Desio tante storie si sono incrociate. Accogliendo i missionari, avete accolto nel vostro cuore il mondo intero. Pregando per i missionari, avete pregato per l’umanità intera. Accompagnando i missionari, avete aperto il vostro cuore a tante persone. Aiutando i missionari avete aiutato il popolo cui siamo inviati in 21 nazioni, sparsi in 4 continenti. L’unico progetto che possiamo, insieme, avere per il futuro, è quello dell’Amore che va oltre le frontiere geografiche, linguistiche, culturali, morali, religiose, ecc. Il grande sogno rimane, perciò, “fare del mondo una sola famiglia”.
    I saveriani arrivano a Desio il 15 febbraio 1947 e il giorno dopo, mons. Giovanni Bandera annuncia alla popolazione che i Missionari di Parma aprono a Desio. La gente è contenta e ha parole di simpatia. I missionari prestano servizio in Parrocchia confessando tutti i giorni, si impegnano nelle celebrazioni eucaristiche, nella formazione delle comunità cristiane. Quello che caratterizza i missionari, fin dall’inizio, è una ventata di internazionalità, di universalità della Chiesa: dal film (“Alveare”) ai presepi internazionali, dalle mostre ai teatri.
    L’11 maggio 1977 i Missionari si spostano dalla villa Tittoni all’attuale sede. Nella nuova casa vengono formati i giovani che desiderano consacrare la loro vita per l’annuncio del Vangelo. E quando i missionari saveriani compiono 50 anni a Desio, il Cardinale Martini, arcivescovo di Milano, scrive: “Gli Istituti Missionari, infatti, sono espressione e strumento della missionarietà della Chiesa universale […] Voi Missionari di Desio, vi siete dedicati da tanto tempo e con passione per la formazione alla sensibilità missionaria e nell’animazione della comunità […] e vi auguro quindi di proseguire nella strada intrapresa affinché tutte le nostre parrocchie crescano e assimilino quello stile missionario che caratterizza le autentiche comunità cristiane”.
    Oggi cosa fanno i missionari saveriani? Prima di parlare del fare, mi sembra opportuno spendere due parole sull’essere missionari. Dio ha posto, gratuitamente, il suo sguardo sul missionario, il quale si sente amato, benedetto, scelto e chiamato. Rispondendo sì alla chiamata del Signore il missionario avrà come compito principale/primordiale la preghiera da cui scaturirà, di conseguenza, lo zelo per condividere con fratelli e sorelle quanto lui stesso si sente amato e desidera che ogni persona faccia la medesima esperienza. Tutto il resto viene in conseguenza della Comunione con Dio e, quindi, con ogni persona soltanto perché è immagine e somiglianza di Dio. Il missionario annuncia quindi il frutto della sua esperienza quotidiana: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt28,20). Anche se vengono meno le forze fisiche ed economiche, la salute, i progetti, l’unica cosa che rimane è l’amore verso Dio e l’amore verso il prossimo inteso come uno straniero/sconosciuto, un carcerato, un malato…
    Negli ultimi anni ci dedichiamo all’accompagnamento dei gruppi missionari in alcuni decanati della V zona pastorale, nei ministeri vari (celebrazioni eucaristiche e confessioni) a Desio e nei paesi limitrofi, in alcune attività diocesane, nella formazione alla mondialità nelle scuole, nel dialogo interreligioso e interculturale perché gli itinerari che oggi la Chiesa ci propone sono il cammino del dialogo, dello scambio culturale, della promozione delle comunità cristiane di base, del servizio qualificato, all’interno del nostro carisma, alla Chiesa.

    Missionari saveriani e desiani: una storia piena di gratitudine

    Quella di Desio è una storia d’amore tra i missionari saveriani ed i cittadini desiani che inizia a scriversi subito dopo la seconda guerra mondiale. I missionari saveriani hanno grande stima di papa Pio XI, considerato grande papa missionario moderno. In 74 anni a Desio tante storie si sono incrociate. Accogliendo i missionari, avete accolto nel vostro cuore il mondo intero. Pregando per i missionari, avete pregato per l’umanità intera. Accompagnando i missionari, avete aperto il vostro cuore a tante persone. Aiutando i missionari avete aiutato il popolo cui siamo inviati in 21 nazioni, sparsi in 4 continenti. L’unico progetto che possiamo, insieme, avere per il futuro, è quello dell’Amore che va oltre le frontiere geografiche, linguistiche, culturali, morali, religiose, ecc. Il grande sogno rimane, perciò, “fare del mondo una sola famiglia”.

    I saveriani arrivano a Desio il 15 febbraio 1947 e il giorno dopo, mons. Giovanni Bandera annuncia alla popolazione che i Missionari di Parma aprono a Desio. La gente è contenta e ha parole di simpatia. I missionari prestano servizio in Parrocchia confessando tutti i giorni, si impegnano nelle celebrazioni eucaristiche, nella formazione delle comunità cristiane. Quello che caratterizza i missionari, fin dall’inizio, è una ventata di internazionalità, di universalità della Chiesa: dal film (“Alveare”) ai presepi internazionali, dalle mostre ai teatri.

    L’11 maggio 1977 i Missionari si spostano dalla villa Tittoni all’attuale sede. Nella nuova casa vengono formati i giovani che desiderano consacrare la loro vita per l’annuncio del Vangelo. E quando i missionari saveriani compiono 50 anni a Desio, il Cardinale Martini, arcivescovo di Milano, scrive: “Gli Istituti Missionari, infatti, sono espressione e strumento della missionarietà della Chiesa universale […] Voi Missionari di Desio, vi siete dedicati da tanto tempo e con passione per la formazione alla sensibilità missionaria e nell’animazione della comunità […] e vi auguro quindi di proseguire nella strada intrapresa affinché tutte le nostre parrocchie crescano e assimilino quello stile missionario che caratterizza le autentiche comunità cristiane”.
    Oggi cosa fanno i missionari saveriani? Prima di parlare del fare, mi sembra opportuno spendere due parole sull’essere missionari. Dio ha posto, gratuitamente, il suo sguardo sul missionario, il quale si sente amato, benedetto, scelto e chiamato. Rispondendo sì alla chiamata del Signore il missionario avrà come compito principale/primordiale la preghiera da cui scaturirà, di conseguenza, lo zelo per condividere con fratelli e sorelle quanto lui stesso si sente amato e desidera che ogni persona faccia la medesima esperienza. Tutto il resto viene in conseguenza della Comunione con Dio e, quindi, con ogni persona soltanto perché è immagine e somiglianza di Dio. Il missionario annuncia quindi il frutto della sua esperienza quotidiana: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt28,20). Anche se vengono meno le forze fisiche ed economiche, la salute, i progetti, l’unica cosa che rimane è l’amore verso Dio e l’amore verso il prossimo inteso come uno straniero/sconosciuto, un carcerato, un malato…
    Negli ultimi anni ci dedichiamo all’accompagnamento dei gruppi missionari in alcuni decanati della V zona pastorale, nei ministeri vari (celebrazioni eucaristiche e confessioni) a Desio e nei paesi limitrofi, in alcune attività diocesane, nella formazione alla mondialità nelle scuole, nel dialogo interreligioso e interculturale perché gli itinerari che oggi la Chiesa ci propone sono il cammino del dialogo, dello scambio culturale, della promozione delle comunità cristiane di base, del servizio qualificato, all’interno del nostro carisma, alla Chiesa.

    Missionari Saveriani
    Via don Milani, 2 – 20832 Desio (MB)
    Tel.: 0362-625.035 Email: desio@saveriani.it https://saveriani.it

  • Card. C.M. Martini – Parole e Vita

    La sera del 6 settembre 2017 abbiamo vissuto in Basilica una serata di preghiera e riflessione nel V anniversario della morte del card. Carlo Maria Martini, organizzata dall’Azione Cattolica, dal significativo titolo “Parole e Vita”. Mons. Giovanni Giudici, già suo Vicario generale e successivamente Vescovo di Pavia, ha portato la preziosa testimonianza che qui riportiamo.

     

    PAROLE E VITA

    Nel quinto anniversario della morte del Card. Martini

    Un famoso storico della Chiesa narra che quando morì Carlo Borromeo, molti ecclesiastici commentarono il fatto usando questa immagine: “Si è spenta una luce in Israele”. Siamo qui radunati, nella persuasione che la luce che si è accesa per noi, negli anni del ministero di Martini a Milano, ci è stata consegnata, e va conservata viva.

    Abbiamo ascoltato le parole del Cardinale, ci sono state ricordate le sue scelte, abbiamo potuto sentire di nuovo brani che fanno presenti a noi lo suo stile di vita. Tutto questo è stato ed è ricchezza per noi. Desideriamo che continui ad esserlo per noi, e per quanti non hanno avuto il dono e la responsabilità di conoscerlo, di ascoltarlo, di accogliere il suo magistero.

    Intendo richiamare alcune caratteristiche del magistero del Cardinale, proprio a partire dalla preghiera che abbiamo insieme vissuto ascoltando le parole sue e di altri testimoni.

    Il primo aspetto che desidero richiamare, si collega con la scelta di offrire alla Diocesi, nella prima lettera pastorale che ci ha scritto, un invito inatteso. Nella metropoli  di Milano, e in buona parte della terra lombarda, per tradizione attiva e impegnata nella produzione di beni e servizi, egli ha scritto: “La dimensione contemplativa della vita”.

    Si è trattato dell’inizio di un magistero, ma anche di un ministero, volto a riaffermare il senso, il valore, la fecondità della trascendenza. Pensiamo alla scelta di proporre Ritiri Spirituali a tutto il clero: almeno tre volte ha attuato  questa iniziativa.

    Ravvivare il senso di Dio, richiamare la possibilità di dialogare con Lui, di avvertirlo come presente e sovranamente attivo nella propria vita, significa insegnare a stare in piedi nel turbine quotidiano di fatti, notizie, mode. Il confrontarsi con Dio consente di comprendere meglio il proprio cammino ed abituarsi a pensare e a credere che il Signore ha un progetto su ciascuno di noi. Chi accetta di aprire il discorso sulla volontà di Dio, che ci attira e che noi scegliamo, privilegia la voce interiore dello Spirito, e la privilegia rispetto alle proprie voglie, e ai propri desideri; chi si propone come fine l’incontrare Dio, diviene una persona capace di voler bene. E la scelta di farsi accompagnare e sostenere dall’amore di Dio rende ricco di significato il lavoro, la propria appartenenza familiare, la propria presenza nella società.

    Ecco perché non rinunciò mai a predicare gli Esercizi Spirituali, a raccogliere in ritiro i preti e ogni ordine di credenti, a insistere tanto sulla scelta di sostenere la propria giornata con la Lectio divina serale o mattutina.

    Un secondo aspetto che è opportuno richiamare, riguarda lo stile di vita e di rapporti istituzionali e personali che il Cardinale Martini ha vissuto, e per i quali è importante per noi guardarlo come modello.

    Come sappiamo, secondo il Vaticano II, la rivelazione di Dio agli uomini non è un contenuto –verità da credere- ma un evento di incontro, di relazione, di comunicazione, di scambio. Dio “nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi, per invitarli e ammetterli alla comunione con sé” (Dei Verbum n.2).

    Carlo Maria Martini possiamo dire che ha una concezione “relazionale” dell’annuncio. Mostra sempre una grande sensibilità nei confronti delle persone a cui parla: ha il dono di ‘interpretare’ i suoi ascoltatori, le loro attese. Quando presentava la dottrina della Chiesa sembrava proporla comprendendo le ragioni della gente, e la loro difficoltà a credere. Esponeva il pensiero cattolico, il messaggio evangelico, non entrando mai in polemica con nessuno. Non usava mai l’espediente, tanto comune tra noi predicatori, di descrivere il male, gli errori, i limiti della situazione, oppure di prefigurarsi un avversario con cui fare polemica. Allievo della Parola, sapeva bene che non significa nulla l’elencare tutti i lati negativi di una situazione, perchè il seme della Parola è così fecondo da fruttificare in ogni situazione umana.

    La Parola di Dio infatti salva per se stessa, tocca i cuori, ne demolisce le chiusure, indebolisce e supera ciò che fa da ostacolo all’incontro con Dio.

    Un simile atteggiamento consentiva al Card. Martini di collocarsi in maniera positiva nel difficile e continua discussione, presente nella Chiesa, a riguardo della ‘differenza cristiana’, tema difficile e ragione di continuo travaglio. Per alcuni la novità del cristianesimo è negata tutte le volte che non si afferma in pieno e con ogni mezzo la verità. Per altri occorre ricordare che non c’è una verità cristiana ‘fatta e finita’ da esporre e applicare. Occorre sempre da capo domandarsi quali sono le situazioni e le condizioni di vita nelle quali la Parola evangelica risuona. E dunque ritengono che occorre impegnarsi, con l’aiuto dello Spirito Santo, a rendere accessibile e attraente la verità cristiana nel contesto storico e culturale che va mutando. Si vede il fatto cristiano dal modo con cui una persona esercita la sua professione, vive la vita familiare, sviluppa un impegno sociale. Il Cardinale ha saputo insegnarci che il confronto tra Parola di Dio e cultura del nostro tempo è il modo corretto di rispettare la verità proposta dal Vangelo.

    Da ultimo ritengo che il Cardinale Martini insista con noi perché abbiamo ad amare la Chiesa. Questo suo voler bene alla comunità cristiana si è visto nello svolgersi della sua missione tra noi, a cominciare dalle piccole cose, fino alle più grandi. Le piccole: non si porta con sé da Roma, o dalla Compagnia di Gesù, dei collaboratori, ma li sceglie tra i sacerdoti e i laici della nostra Chiesa. Accetta con semplicità il rito ambrosiano, in tutte le sue particolarità. L’ampio giro del turibolo… Accoglie lo stile pastorale milanese, di cui siamo umilmente orgogliosi: una Chiesa di popolo, un laicato intraprendente e attivo, un clero che sta vicino alla gente.

    Ci insegna ad amare la Chiesa perché l’ha voluta più obbediente al Signore e al Suo vangelo, ma a partire da quella comunità concretamente esistente, con gli uomini che la governano, i suoi confratelli cardinali e vescovi e preti. Egli, quando ne parlava, sottolineava che la Chiesa non mai stata tanto cattolica come ora, diffusa nei diversi continenti, mai unita come in questi anni, straordinariamente ricca di teologi competenti, e di membri generosi, fino al martirio.

    Egli ha amato la Chiesa anche a costo di incomprensioni. Pensiamo alle illazioni e alle critiche  per aver proposto un cammino più ‘sinodale’ per la comunità cattolica. Egli parlava di un procedimento di conquista della verità condivisa, in un clima di creatività, di collegialità, di speranza. Dalla stampa laica gli venne attribuito di volere un nuovo Concilio Vaticano III.

    Su questa e su altre affermazioni laici e cattolici lo vollero mostrare in dialettica con il Papa. Mai ci fu ombra di critica espressa, sulle sue labbra, per i Pontefici con i quali collaborò. Ma certo ha mostrato un impegno vigoroso per correggere i lati non evangelici della via della nostra comunità, e per introdurre modalità nuove di vita di Chiesa: la lettura della Scrittura perché divenga più familiare ad ogni credente, la formazione dei laici e il rispetto per le loro competenze in campo civico, politico, culturale; l’Azione Cattolica, la collocazione dei movimenti nella vita della comunità, la valorizzazione dei consigli presbiterali e pastorali, la formazione e la vita del clero.

    Nell’ultima intervista da lui rilasciata (2012 “L’ultima intervista” a cura di G. Sporschill e F. Radice Confalonieri) all’intervistatore egli rivolge una domanda conclusiva: «Cosa puoi fare tu per la Chiesa?»”. E’ la domanda che questa sera egli rivolge a ciascuno di noi.

  • Giornata in difesa della vita

    Segnaliamo questa importante iniziativa che si svolgerà presso il PalaDesio domenica 18 maggio.

    18maggio

  • Suor Chiara Elisabetta ringrazia

    Cari amici della parrocchia SS. Siro e Materno e… dintorni,

    non essendo sicura di riuscire a farlo individualmente, vorrei, attraverso queste righe, raggiungervi tutti…
    …con un grazie ancora pieno di voci, volti, abbracci per tutti voi che avete potuto essere presenti qui in Assisi il giorno della mia professione solenne, condividendo più da vicino la grazia di questo momento: la vostra presenza festosa mi ha fatto sentire ancora benvoluta e custodita dalla mia comunità d’origine !

    …con un grazie colmo di riconoscenza per tutti voi – anche per chi, magari pur volendolo, non ha potuto esserci – che, in diversi modi, con discrezione e generosità, vi siete fatti ugualmente vicini attraverso i messaggi, i doni, le offerte: siete stati segno della bontà di Dio e della sua Provvidenza!

    …con un grazie leggero e delicato per tutti voi che, in silenzio, soprattutto con la preghiera, il ricordo, l’affetto,- forse anche con l’offerta di una sofferenza o di una malattia – avete accompagnato il mio “sì”: anche se in alcuni casi i vostri nomi e i vostri volti sono sconosciuti agli uomini, sono luminosi davanti a Dio !

    Il mio cuore è ancora pieno di festa, di gioia e di stupore per il grande dono che ho ricevuto e desidero che tutto questo non sia solo per me, ma, attraverso le vie note a Dio solo, un riflesso di questa bellezza possa raggiungere ciascuno di voi e rallegrare la vostra vita, darvi serenità, pace consolazione e ogni bene necessario.

    Vorrei che proprio nessuno di voi si considerasse estraneo a questo ringraziamento: sentitevi tutti ricordati e custoditi da un preghiera piena di gratitudine, non solo per il  7 giugno, ma anche per tutta la storia che ci lega. Dopo la mia famiglia, infatti, è stata la fede di questa comunità, la vostra fede e testimonianza che – nell’oratorio, come in tante esperienze condivise – mi ha generato a questa vocazione, in cui, il Signore, pieno di gioia, ha preso me sulle sue spalle (cfr Lc 15,3-7, il vangelo della professione) per mostrare a tutti il suo amore e la sua misericordia.

    Con questi sentimenti, faccio mie le parole di S. Chiara come dono e benedizione per ciascuno di voi:

    Il Signore vi benedica e custodisca,
    mostri a voi la sua faccia e vi usi misericordia,
    rivolga a voi il suo volto e vi doni la pace.
    ed Egli faccia che voi siate sempre con Lui.
    Il Signore sia sempre con voi

    Sr Chiara Elisabetta

    Monastero di S. Quirico
    Assisi, 19 giugno 2013

  • Presentazione “Orme di un cammino”

    Giovedì 27 giugno 2013 ore 21.00 presso la chiesa dei Ss. Pietro e Paolo, Via S.Caterina 9 – Desio si terrà la presentazione del libro di don Giuseppe Corbari

    Ti consegno queste pagine
    chiedendoti di accoglierle
    con delicatezza,
    invitandoti a scendere
    nel pozzo dell’umano,
    per raccogliere
    l’abisso del cuore di un prete,
    di ogni prete,
    che come me,
    sotto il peso delle proprie
    fragilità,
    cerca la strada
    per andare incontro
    all’abbraccio di amore di Dio,
    spesso rassicurante e,
    talvolta,
    indecifrabile.
    [dalla prefazione]

     

  • Difendere l’embrione: una battaglia di civiltà

    Difendere l’embrione: una battaglia di civiltà

    La campagna dei cittadini europei Uno di noi

    (di Franceso Rossi, dal mensile dell’Azione Cattolica Segno nel mondo)

    Fin dal primo momento è “uno di noi”. Una nuova vita, un embrione che, se potrà vedere la luce, diventerà bambino o bambina, poi uomo o donna. Ma il suo “diritto alla vita” oggi è messo in discussione, in tanti casi negato, e per questo ha preso il via l’iniziativa dei cittadini europei “Uno di noi”, che si propone di portare nelle sedi istituzionali dell’Unione europea (Ue) il tema della difesa e della promozione della vita. L’obiettivo dichiarato è la “prote-zione giuridica della dignità, del diritto alla vita e dell’integrità di ogni essere umano fin dal concepimento”, e a tal fine si chiede all’Ue di “intro-durre un divieto e porre fine al finanziamento di attività che presup-pongono la distruzione di embrioni umani”.

    No, dunque, al sostegno di ricerche “finalizzate alla clonazione umana” o “che distruggano embrioni umani, incluse quelle volte all’otte-nimento di cellule staminali, e atti-vità di ricerca comportanti l’utilizzo di cellule staminali embrionali umane in passaggi successivi al loro ottenimento. Inoltre, niente soldi pubblici neppure a “organizzazioni che praticano o promuovono l’abor-to”.

    Per dare seguito alla campagna, portandola all’attenzione delle sedi Ue, l’obiettivo iniziale è la raccolta di almeno un milione di firme: un traguardo al quale ha contribuito la giornata di mobilitazione indetta dalla Chiesa italiana e che ha visto in prima fila parrocchie, associazioni e mass media (anche da noi a Desio lo scorso 2 giugno nelle chiese della città sono state raccolte 1087 firme – si può vedere più sotto il dettaglio della raccolta) Anche l’Azione Cattolica è scesa in campo per “far crescere – ha dichiarato il presidente nazionale Franco Miano – la sensibilità attorno al tema della difesa dell’embrione umano e innescare un’ampia riflessione intorno al riconoscimento dell’u-guale dignità dell’uomo, dal conce-pimento alla morte naturale, dignità che fonda i valori di libertà, giustizia e pace, che sono poi alla base del vivere insieme”.

    “Firmare vuol dire – ha sotto-lineato il Presidente – dare voce a chi non ce l’ha: è la più semplice delle risposte, perché si dà dignità a chi non può rivendicarla da solo”, e al tempo stesso è “una specie d’invocazione perché la società si occupi di tutte le sue dimensioni e componenti, anche per più deboli e invisibili, invece che solo di quelle forti e rumorose”.

    L’adesione è ancora aperta: si può firmare (una sola volta e in una sola forma) o su un modulo cartaceo, da chiedere e poi restituire al comitato promotore italiano (presso il Movimento per la vita, lungotevere Vallati, 2, Roma, tel. 06.68301121), oppure on line dal sito www.oneofus.eu.

  • Omelie Triduo Pasquale

    S. Messa In Cœna Domini

    OMELIA

    Giovedì santo

    Desio, 28 Marzo 2013

    don Giuseppe Corbari

     «Andate in città, da un tale, e ditegli:

    “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”» (Mt 26,18)

    Attorno a questa mensa, in questa chiesa, durante questa notte, dopo duemila anni di storia ancora una volta un sacerdote celebra lo tua stessa cena, con l’esito di salvezza: la tua presenza reale! Reale è il tuo Corpo, reale è il tuo Sangue, reale è la tua Anima lì contenuta, reale è la tua Divinità presente in quei doni, frutti della terra, della vite e del lavoro umano.

    Perché tu sia presente in questo momento, perché tu ci possa salvare con il tuo Corpo e il tuo Sangue hai scelto di servirti degli uomini, nulla fai senza il consenso umano. Questo mi sorprende! Persino la creazione della vita, il concepimento di un bambino, squisita liturgia dell’amore, non può avvenire senza il consenso umano.

    Allora ecco: da una parte il sacerdote che rende presente la tua vita, dall’altra gli sposi che rendono presente la vita nei bambini che tu concedi loro di “creare”.

    Tu Dio hai scelto di non fare nulla senza il placet umano. Permettimi che, di questo, rimanga sconcertato! Questo mi fa tremare i polsi.

    “Andate in città da un tale e ditegli…”

    Ecco che hai deciso di avere bisogno anche di quel “tale” affinché ti concedesse la sala del ricevimento per la Pasqua. Perché Gesù hai bisogno di noi? Perché hai scelto di avere bisogno di me prete?

    Io mi sento un po’ come quel “tale”, mi hai chiesto di concederti la mia stanza interiore: l’anima! Desidero donarti l’anima! Questa è la mia stanza, qui puoi trovare dimora…

    Mi hai chiesto quest’anima, questa vita, mi hai chiesto l’intelletto, il cuore, i sentimenti, l’affetto, il corpo, la fertilità, la vita intera perché tu hai deciso di fare la Pasqua da me, e, perché io possa come prete, offrire la Pasqua domenicale alla tua Chiesa! Come non commuovermi? Come non rimanere meravigliati? Hai proprio bisogno di me? A questo proposito come non ricordare lo stupore del Curato di campagna al cospetto della contessa pacificata: «O meraviglia, che si possa così donare ciò che per se stessi non si possiede, o dolce miracolo delle nostre mani vuote»1. Esattamente con gli stessi sentimenti del “curato di campagna”: meravigliato perché posso donare (per grazia) ciò che in realtà non possiedo. Questo è il miracolo! Nulla puoi attribuire alla mia umanità ma tutto è dono della tua grazia! Se l’Eucaristia dipendesse dalle qualità del prete, per conto mio saresti già spacciato! Avverto tutto lo “scarto” tra ciò che si compie sul palmo della mia mano quando tengo il pane e pronuncio la preghiera di consacrazione e il mio cuore, ancora troppo lontano dalla fede di chi dice “solo Dio basta!”.

    Questo scarto è anche la fonte della mia consolazione: nessuna cosa potrà mai separarci da te, neppure un cuore che balbetta poche parole di fede.

    Mi consola che Tu abbia scelto Pietro non perché fosse perfetto ma perché lui stesso riconobbe la necessità della tua salvezza, proprio nella sua carne! Pietro è il primo perché è il primo a riconosce la necessità di essere guarito.

    Hai deciso di aver bisogno di noi!

    Hai deciso di aver bisogno della stanza per la Pasqua, hai deciso di essere sottomesso all’assenso di quel tale, hai deciso di aver avuto bisogno dei nostri piedi da lavare per darci l’esempio! Tu Dio che lavi i miei piedi!!!

    Lavi i miei piedi di prete perché senta sempre la necessità di essere purificato dal tuo perdono, dalla tua misericordia. Lavi i piedi di ogni cristiano perché avverta la bellezza e la leggerezza della danza della fede, capace di muovere i passi sul ritmo della tua sequela.

    In tutto ciò vi confesso un forte coinvolgimento e anche l’imbarazzo che nasce dal contrasto tra ciò che dirò e farò in questa liturgia e ciò che la mia vita è capace di fare e mostrare nella quotidianità come prete. Vi chiedo di avere pietà ogni volta che noterete questo evidente contrasto!

    Ma lui, il Signore, ha deciso di aver bisogno anche di me!

    Proprio questa indegnità crea la condizione affinché il “miracolo delle nostre mani vuote” possa compiersi, perché emerga la sua grazia. La “sua” grazia… la SUA grazia!!!

    Tutti abbiamo piedi e mani e cuori sporchi! All’inizio di questo Triduo Pasquale, ognuno di noi si renda capace di nuovo del coraggio avuto da Gesù. Il coraggio dell’umiltà. E non era lui a doversi umiliare: tra quei Dodici nessuno si salvava… tutti di lì a poco lo avrebbero abbandonato, rinnegato, tradito.

    Ricordate quando Giacomo e Giovanni avevano chiesto al Signore di prendere i primi posti nella gloria? Ebbene, Gesù si toglie le vesti e prende un asciugamano. Giuda ha preso i denari e Gesù si cinge l’asciugamano attorno alla vita. Pietro dirà tre “no”, e Gesù versa l’acqua nel catino e comincia a lavare i piedi. Noi ci riempiamo la bocca di tante parole… Gesù non parla, agisce!!!

    Ecco, davanti alla nostra indegnità di partecipare alla sua mensa Gesù ci si fa vicino, perché ci ama, mi ama così come sono. Perché l’amore vero non guarda in faccia; non cerca sorrisi di approvazione, sguardi di compiacimento; non teme occhi pieni di rabbia o lacrime da dovere asciugare; l’amore vero si china ai piedi anche quando sei calunniato, disprezzato e deriso. E quando si lavano i piedi non puoi guardare in faccia la persona che hai davanti. I piedi, anche a differenza delle mani che possono aprirsi e chiudersi, non hanno espressione. Sì, puoi distinguere il piede di un adulto da quello di un bambino, il piede di un uomo o di una donna, il colore della pelle… ma alla fine tutti sono ugualmente bisognosi di essere lavati.

    Ne fa esperienza chi accudisce un malato!

    Anche Gesù aveva sperimentato cosa significasse avere i piedi lavati… da una peccatrice. Un giorno una donna nella casa di Simone il fariseo era corsa ai suoi piedi, li aveva bagnati con le lacrime, asciugati con i capelli… Una donna, immagine dell’umanità, che esprimeva così tutto l’amore per Gesù.

    Ora è Gesù a ricambiare il gesto, non per cercare il perdono, ma per darlo. Ha voluto lavare le impurità, non solo dei piedi degli apostoli, ma di tutta l’umanità … anche le nostre. Ma perché tutto questo? Un gesto così radicale e concreto? Per amore e solo per amore! Un amore sino alla fine! Ma in questo modo amare significa fallire, essere perdenti, essere incompresi! Sì, agli occhi del mondo… Ma agli occhi di Dio no… L’amore vero non è mai un fallimento!

    Se l’amore fosse un fallimento, la stessa Eucarestia, sacramento dell’amore, sarebbe un controsenso.

    Il problema è che noi non ci crediamo veramente, o almeno che non ci crediamo abbastanza! Perché se credessimo in questo Dio fatto così, subito la vita, noi stessi, le cose, gli avvenimenti, il dolore stesso, la nostra comunità, tutto si trasfigurerebbe davanti ai nostri occhi.

    Il mondo ha reso sempre più difficile credere in Dio, nell’amore. Pensate che sono arrivato a credere che persino le parrocchie, per certi versi, non aiutano a credere in Dio! Si mettono davanti le proprie idee, i bisogni, i disaccordi, antiche nostalgie… si è diventati schiavi delle strutture e così si trascura la “grazia” di Dio, che è anzitutto credere in lui, nel Dio di Gesù Cristo!

    Ma noi crediamo in Dio? Siamo capaci di pregare?

    Gli uomini hanno bisogno di sapere che Dio li ama e nessuno meglio dei discepoli di Cristo è in grado di recare loro questa buona notizia. O noi diventiamo suoi discepoli oppure Gesù non può essere fatto conoscere… Quando Gesù riprende posto a tavola lascia la consegna ai suoi apostoli, ancora stupiti: Vi ho dato un esempio, perché anche voi facciate come ho fatto io (Gv 13,15).

    Vi dono me stesso nell’Eucaristia, perché anche voi possiate diventare eucaristia per l’altro, anche voi siete chiamati a spezzarvi per il prossimo. Ho bisogno che voi siate eucaristia!!!

    «Andate in città, da un tale, e ditegli:

    “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”»

    Allora Signore Gesù ti accogliamo nel nostro cuore per esaudire il tuo desiderio di fare la Pasqua da noi! Ma non sarai solo poiché ci saranno anche i tuoi discepoli… chi sarà discepolo farà la Pasqua, quella autentica!

    Mi piace concludere con una famosa preghiera al Crocifisso2 di un anonimo fiammingo del XV secolo:

    Cristo non ha più mani,
    ha soltanto le nostre mani
    per fare le sue opere.

    Cristo non ha più piedi,
    ha soltanto i nostri piedi
    per andare oggi agli uomini.

    Cristo non ha più voce,
    ha soltanto la nostra voce
    per parlare oggi di sé.

    Cristo non ha più forze,
    ha soltanto le nostre forze
    per guidare gli uomini a sé.

    Cristo non ha più Vangeli
    che essi leggano ancora.

    Ma ciò che facciamo in parole e opere
    è l’evangelio che si sta scrivendo.

      (altro…)

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